Oltre Grillo e la sinistra, #occupyterzarepubblica

di LUCIO SCUDIERO – A Parma è stato un voto sano, di quelli che tutto sommato riconciliano gli scettici con la democrazia, perchè i parmensi hanno punito, negandogli il suffragio, la pessima nomenklatura bipartisan che ha quasi distrutto la città, preferendogli un volto nuovo ma solidamente borghese, come da tradizione locale.  A Genova, invece, abbiamo assistito a un “non voto”, nel senso che i tre quinti degli elettori  hanno preferito che a decidere fosse l’inerzia. E l’inerzia, che sotto la Lanterna è rossa, ha sputacchiato nelle urne un risultato che punisce più il vincitore, Marco Doria, che lo sfidante, Enrico Musso, il quale anzi ha raddoppiato i consensi del primo turno accreditandosi, col suo esperimento autenticamente “oltrista”, come l’esegeta migliore di quello che definirei “polo terzorepubblicano”, più che Terzo Polo, nel senso di offerta politica che si candida al governo di qualcosa con l’ambizione di farcela, mettendo un leader credibile al servizio di una visione piuttosto che di uno schema tattico di alleanze. La Palermo plebiscitaria con Orlando ha scritto il secondo tomo del “ciclo degli indifferenti”. Come già avvenuto nella Napoli di De Magistris, un voto tipicamente “lazzarone”, tanto disinteressato alla qualità dell’offerta politica quanto fedele all’idea del potere demiurgico, tributa all’icona pop dell’antimafia militante la stessa quantità e qualità di consenso che, in altre fasi e circostanze, avrebbe riconosciuto a un “uomo d’onore”.

Complessivamente, i ballottaggi di ieri confermano il quadro emerso due settimane fa.

Non vincono, quando non perdono malamente, quelli che sull’opposizione al governo Monti avevano scommesso le proprie fiches di rinverginimento politico, cioè dipietristi e Lega Nord. Scompare letteralmente il PdL,  ma non quello che fino a ieri era il suo blocco sociale di riferimento, che sta semplicemente attendendo qualcuno o qualcosa che sappia tornare a parlargli, credibilmente, di innovazione ed efficienza, di riforme e libertà, di opportunità e giustizia. Il centro sinistra raccoglie i detriti di questo sfascio, mentre Grillo, più che per i contenuti di una proposta politica ridotta al codice binario dell’invettiva antipartitica, vince e vale per la formula di partecipazione che ha inventatoVeloce come il web, inclusiva attraverso il web, reale e ubiqua proprio perchè usa il web. Giovane, come il web. Non è un caso nè che i sindaci eletti dal Movimento 5 Stelle abbiano, in media, 31,5 anni, nè che ieri Beppe Grillo affidasse a  Facebook e Twitter l’esclusiva dei suoi commenti elettorali, che sono rimbalzati attraverso migliaia di utenti  sulla stampa.

Da qui si riparte, dunque, in vista delle politiche del 2013. Da un paese che ha iniziato ad elaborare il lutto della Seconda Repubblica dissolvendo il berlusconismo e la sua propaggine leghista, pretendendo l’opportunità di guidare, anche con l’impegno diretto, quel rinnovo di classe dirigente a cui i partiti tradizionali, con le loro alchimie di autoconservazione, resistono rovinosamente.

Tra Grillo e i socialisti di varia estrazione, che il prossimo anno verosimilmente consolideranno i risultati preconizzati da queste amministrative, l’opportunità maggiore sarà per l’offerta politica più squisitamente repubblicana, riformatrice e liberale.

Alfano si metta però il cuore in pace. Non è partita che nè lui, nè il PDL malarico del post Berlusconi, potranno giocare.

Chi dunque? Non è ancora chiaro,ma se si potesse prevedere, non sarebbe così interessante giocarla.

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Twitter @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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