di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Ho sempre pensato –  lo dissi al Congresso fondativo di Milano –  che FLI dovesse essere un “movimento in movimento”, un’aggregazione di persone, di culture e di storie dinamica e consapevole che la fine della stagione berlusconiana avrebbe cambiato tutto, e non solo per il PdL. E avrebbe cambiato la mappa della politica, in cui noi e il nostro “leader in cammino” saremmo stati costretti a muoverci.

Fini aveva allora un doppio merito: aver scommesso sulla nascita di un centrodestra europeo che prendesse le mosse dal “sincretismo ideologico” berlusconiano e aver poi preso atto che quella scommessa era perduta a causa dell’incapacità del PdL di uscire dalla logica del “partito proprietario”. I fatti, in seguito, gliene hanno riconosciuto un terzo: avere aperto la strada ad un governo vero, dentro una rivoluzione della politica italiana che si sovrappone ad una fase drammatica per l’Europa e l’Italia, attraversate da una crisi economica e finanziaria che ne mina la solidità – e la solvibilità – e incupisce le prospettive di vita di centinaia di milioni di persone nel vecchio continente.
Per quello che abbiamo fatto fino ad oggi abbiamo una doppia responsabilità.

Dobbiamo sostenere gli sforzi del Governo Monti per ridare una prospettiva all’Italia e alla sua economia, sapendo che alcune scelte sono ineludibili. Quella di un Governo “schiavo” dei poteri e dei mercati finanziari è una caricatura buona per chi vorrebbe scaricare le proprie colpe su quanti sono chiamati a rimediarvi. Il Governo, casomai, è “schiavo” dei troppi errori del passato e dai calcoli di bottega dei partiti. E l’Italia è “schiava” dell’irresponsabilità di chi ha tirato per qualche decennio a campare, scaricando il conto su chi sarebbe venuto dopo. Finché il conto, salatissimo, non ci è stato presentato. La delusione per non vedere la rinascita all’orizzonte è legittima e inevitabile, ma noi sappiamo che i risultati arriveranno solo grazie all’impegno comune, a Roma e Bruxelles, di quanti pensano alle nuove generazioni più che alle nuove elezioni, per dirla con De Gasperi. Si può criticare il Governo Monti perché, in astratto e magari per ragioni diverse tra loro, non rappresenta il “meglio”; non si può non riconoscere però che rappresenta il “meglio possibile” che oggi la politica italiana può offrire, per il Paese e per l’Europa.

In secondo luogo, dobbiamo cavalcare l’onda del cambiamento. Non per il gusto della “novità”. Ma per l’esigenza di innovare una politica incartata e screditata, di cui la società italiana vuole disfarsi. E, in un modo o nell’altro, lo farà. Il nostro compito è consentirle di farlo in modo non nichilistico e autodistruttivo, con speranza e non per disperazione, costruendo il nuovo e non solo spazzando via il vecchio. Dunque, in primo luogo dobbiamo spingere per una riforma elettorale non basata sui calcoli di bottega e allargare lo spiraglio per alcune correzioni dell’assetto istituzionale. Ma soprattutto dobbiamo continuare a lavorare per una novità politico-elettorale che sappia trasferire in un progetto a “vocazione maggioritaria” le istanze di rinnovamento, riforma, serietà, legalità, lungimiranza che hanno caratterizzato la nascita di Fli.

Vaste programme…..si dirà. Vero. Ma altrimenti, che futuristi saremmo?