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Salvate la sinistra da Fazio e Saviano

– La tv non inventa, la tv negozia i mood, i temi e gli argomenti sociali, e poi li rielabora a modo suo – autocelebrandosi.
Li rifonda in forma di epifania testuale televisiva. E li sfonda. La tv non racconta nulla, racconta solo se stessa.

Questa roba ci serve per introdurre il breve pezzo che segue.
Non volevo scrivere un articoletto sul programma di Saviano e Fazio, di come mi sia apparso nei termini di una prolungatissima infinita veglia funebre su temi che il Paese ha perso da un pezzo, o che, per meglio dire, non è più in grado di rendere vitali. Temi che ormai sono schiantati dalle rigide regole del perbenismo sintattico, del politicamente corretto, del buonismo, del design post industriale della bella parola in nome del quale tutto è bene ciò che ad ascoltarlo sembra tanto tanto suggestivo.

Siamo schiantati dalle suggestioni. I contenuti si sono dispersi nelle cortine fumogene del “saper dire bene le cose”. Il lezioso e il trombonesco squagliano i pensieri potenziali. Tutta forma, in poche parole. Volevo scrivere un articolo sulla sofferenza nel vedere una fiera delle vanità che in molti scambiano per palestra etica e morale del paese.

Ovvietà scambiate per morale, fighettaggine scambiata per gusto, velleità scambiata per competenza. Viviamo in un paese che ha nominato portabandiera etico, araldo morale, neo Bobbio o neo Vittorio Foa, un ragazzo per bene, di trent’anni, in giacca Calvin Klein, che a parer suo e del suo editore sa tutto di tutto e di tutti, conosce tutte le verità, e che se manda un twit gli viene pubblicato in prima pagina su La Repubblica con il titolo: “appello alla nazione di Saviano”. Saviano è un bravo ragazzo. Non sta a me capire se abbia sapientemente sfruttato la sovraesposizione mediatica o se ne sia stato una vittima. Vittima felice e narcisa, certamente.

Non volevo scrivere un articoletto banale su queste banalità (anche perché lo ha già scritto Giuliano Ferrara, ed io rispetto a lui non conto nulla, e non ho parrocchie, né nien’altro) ma poi ho letto una cosa che mi ha fatto profondamente incazzare.

Non avevo dubbio alcuno sul fatto che La Repubblica avrebbe osannato il programma di Fazio e Saviano. Fa bene a farlo. Saviano è il pezzo più gonfiato e anabolizzato della sua scuderia e giustamente va spinto, va reso sempre più simulacro editoriale. Ma il giorno dopo la prima puntata del programma di Fazio e Saviano nella pagina di critica televisiva de La Repubblica ho trovato questa frase: “attaccare Saviano è tecnicamente l’esercizio più banale a cui ci si può dedicare da avanguardisti del bastiancontrarismo”.

Ecco, queste sono le cose che non meritano perdono. Queste sono le frasi di regime che ti fanno venire il sangue agli occhi. Un regime culturale fatto da chi si arroga il diritto di sentirsi detentore del vero, del reale e del possibile, e che in nome degli interessi economici del proprio editore tira fuori il più stronzo dei concetti: il divieto di critica.

Avete presente quelli, ne conoscerete certo, che se avete una idea diversa dalla loro vi dicono che siete polemici? Ecco, quelli sono reazionari, sono quelli che non accettano dialogo che non sia il proprio. Chi critica Saviano, a dire de La Repubblica, è un bastian contrario. Bastian contrario di cosa? Della verità? Degli interessi economico editoriali? O di una strategia ideologica?

E quindi, perché affermare che chi critica Saviano è un bastian contrario? Il Saviano-pensiero in questo precipuo momento storico politico è al centro di una complessa operazione ideologica. Saviano è usato come concarnazione di certi valori della sinistra, non per magnificarli, ma per uccidere la sinistra.

Saviano è un uomo pulito, di buon senso, con un pensiero qualunque. Questo pensiero pulito, qualunque, e di buon senso viene spacciato del suo principale gruppo editoriale (nelle sue varie testate) come simbolo dell’Italia dell’alternativa morale “di sinistra”. Tutto ciò si inserisce nel piano, generale, di schiantare la “vera” sinistra e di spacciare quel banale e moderatissimo buon senso come valore alternativo alla destra.

Ma attenzione… Saviano è di destra. Chiaramente. Almeno in termini di genetica culturale. E quindi? E quindi Saviano è perfetto per convincere gli elettori di sinistra a spostarsi su di un pensiero indefinito. A rimuovere tracce genetiche di quella idea di sinistra che, viva Iddio, non aveva nulla che vedere con il benpensantismo dei salotti pariolini e alto borghesi di certa sinistra degli ultimi 10 anni (e pure di più). Il progetto è quello di spostare tutta la sinistra da un’altra parte,  verso una specie di centro che centro non è ma che sa di centro ma che deve sembrare sinistra. Saviano funziona così. Come se uno prendesse un interista, lo rendesse icona, e convincesse i tifosi del Milan che lui, proprio lui, è il modello ideale di milanismo. Ma sì, signori milanisti, in fondo in fondo i veri e più attuali colori del Milan sono il nero e l’azzurro.

La sinistra raccontata dal programma televisivo di Fazio e Saviano è una roba bolsa, che fa pipponi contro il capitale sulla rete tv di Telecom (!), e poi triste, malinconica, vecchia, rallentata, prevedibile, sempre uguale, statica, narcolettica. Una sinistra con appeal zero, se non per chi si nutre di mainstream, e che di mainstream deve morire. La sinistra dai due è raccontata così, volutamente. O forse inconsapevolmente, il che renderebbe la cosa ancor più grave, visto che questi due si sentono intellettuali.

La cosa tragica è che i primi a non accorgersene sono quelli di sinistra. Ma non è colpa loro. Li stanno narcotizzando… li stanno facendo inconsciamente identificare in questo regime ideologico “normalizzante”, li stanno impagliando. Li stanno uccidendo con armi biologiche tassidermiche quali sono Saviano e Fazio.

Mandiamo una spedizione, salviamoli! Prima che sia troppo tardi.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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