– E’ incredibile come la storia a volte non insegni proprio.
L’ostinazione della Merkel a volere imporre il rigore di bilancio alla Grecia sta portando il paese ellenico al collasso. Eppure fu proprio un atteggiamento non dissimile a schiacciare la Germania dopo la Grande Guerra fino a condurre un intero popolo alla fame, dove per comperare il pane, quando si trovava, occorreva una carretta di marchi.

Sappiamo tutti quale reazione generò tale profonda crisi, al punto che, terminata la Seconda Guerra Mondiale (non a caso qualcuno la definì la prosecuzione della Prima) l’errore non fu ripetuto e, per aiutare i paesi sconfitti – e con loro i vincitori – partirono i piani di aiuto Marshall. Certo, contesti del tutto diversi, ma è quella mano tesa, quello spirito di solidarietà e di aiuto alla ripresa che oggi manca del tutto verso la Grecia, nei confronti della quale l’atteggiamento è solo di gelido rigore finanziario.
Avrà pure le sue responsabilità, ma costringere un popolo a sacrifici insopportabili significa commissariarlo in una morsa che spingerà i cittadini a votare sempre più per posizioni estreme e radicali, almeno fino a quando la democrazia sopravviverà.

Il crollo della Grecia spaventa più per le conseguenze che per l’evento in sé, il rischio è un effetto domino incontrollato, il precedente che non deve accadere. Se è possibile che un membro della UE fallisca ed esca dall’Euro significherà che l’Euro non è in grado di proteggere chi è in crisi e quello che è successo una volta potrà ripetersi ancora per altri paesi. Si aprirà una falla pericolosa.

Come uscirne? Ho un sogno, purtroppo fuori moda. Un sogno dove la risposta alla crisi è l’accelerazione del processo di integrazione Europea, un sogno dove, alla fine, appaiono in tutto il loro splendore gli Stati Uniti d’Europa. L’idea non è nuova e annovera anche un lontano Pannella tra i suoi sostenitori.
Un sogno, che Wikipedia bolla addirittura come fantascientifico, però in momenti di crisi occorre osare, anche rischiare e, se l’obiettivo è creare qualcosa di più forte e integrato dell’attuale ibridismo, perché no?

Sogniamo allora. E’ un’alba tersa, mite, brilla sulle colline l’Unione europea, più in là spunta anche il modello federale per eccellenza, gli Stati Uniti d’America.
L’Unione europea appare per com’è: non una semplice organizzazione intergovernativa (come l’ONU), né una federazione di Stati (come gli USA), ma un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Ha competenza esclusiva su alcune materie (ambiente, agricoltura), debole – se non assente – su altre (difesa, politica estera), inesistente su altre ancora (politica fiscale, non esiste un potere impositivo fiscale europeo). L’UE è sostanzialmente una zona di libero mercato con una moneta unica, regolamentata dalla BCE, attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri.

Altra cosa gli Stati Uniti… con un potente esercito unico, una politica estera unica, moneta e politica monetaria unica, una politica fiscale federale (concorrente con quella dei singoli stati) e, soprattutto, una costituzione unica a fondamento di una repubblica federale di tipo presidenziale.
Il sogno si fa interessante: l’UE vuole assomigliare agli USA… come d’incanto i singoli stati iniziano a cedere sovranità, spariscono i parlamenti nazionali e regionali – così si risolvono anche i problemi dei costi e dei privilegi della casta politica – nasce un parlamento unico europeo che poi eleggerà il presidente che incaricherà qualcuno di formare il governo. Costituzione europea, leggi uguali per tutti, fisco più equo, orgoglio di sentirsi cittadini europei prima ancora che italiani.

Accidenti, suona la sveglia. Fa freddo, si riprende con la dura realtà e la realtà è che l’Unione Europea si è fermata a metà strada, ma indietro non si torna, bisogna andare avanti, osare e chissà che, a volte, i sogni non diventino realtà.