Nemmeno l’Europa politica ci salverà dalla crisi

– Le crisi sono opportunità per accrescere il potere politico: Robert Higgs, in “Crisis and Leviathan”, mostra come negli USA ogni crisi abbia provocato l’espansione del potere di Washington. L’effetto ‘ratchet’ (‘arpionismo’) consiste nel fatto che finita la crisi il potere non torna allo stato precedente, ma retrocede solo parzialmente, per poi espandersi ulteriormente con la crisi successiva.

Non c’è dunque di che stupirsi se l’attuale crisi fiscale e finanziaria finirà con un potenziamento politico dell’Unione Europea. E questo non dipende dal fatto che l’unione ‘politica’ serva a qualcosa: il fenomeno dipende dai meccanismi della politica, che sono gli stessi sia quando si fa qualcosa di utile, sia quando si fa qualcosa di inutile o dannoso. E gran parte della politica appartiene alle ultime due categorie.

Si parla di fiscal compact. L’esigenza (comprensibile) di frenare l’espansione del Leviatano non giustifica misure così drastiche, soprattutto se ottenute tramite aumenti fiscali che hanno maggiori effetti recessivi nel breve termine e riducono la crescita nel lungo. Si sarebbero dovuti imporre tagli alla spesa, per permettere poi tagli alle tasse, e quindi recuperare competitività ed efficienza. Quello che è interessante notare è che il fiscal compact non è poi dissimile dal Trattato di Maastricht, che avrebbe potuto evitare la crisi fiscale italiana e greca, se fosse stato rispettato. Che credibilità avrà mai il nuovo patto?

Eppure non è l’idea più assurda che c’è in giro. Si parla di fondi sovrani europei, ora ‘Meccanismo Europeo di Stabilità’ o ESM. La domanda, ancora una volta, è a cosa servirà mai. A salvare gli stati membri dalle conseguenze della propria irresponsabilità? Che idea geniale. Si curano le malattie agendo sui sintomi, come tipicamente fanno i politici e i burocrati miopi, cioè praticamente tutti. C’è qualche motivo serio per creare un ‘fondo salvastati’? No. E i pericoli di manipolazione politica del costo del debito sono evidenti.

Altre volte si propongono gli ‘Eurobond’: l’Unione Europea creerebbe un titolo di debito pubblico uniforme a cui i paesi membri attingerebbero per finanziare i propri deficit. L’idea è annullare gli spread creando un BOT europeo che avrebbe lo stesso costo per Atene e Berlino. L’eurobond è la versione estrema dell’ESM: annullare gli spread anziché manipolarli al ribasso. Considerando che dal 2001 al 2009 gli spread tra paesi europei si sono annullati per via dell’euro, e che questo ha portato agli squilibri commerciali e finanziari esplosi nel 2010, vi lascio immaginare quanto possa essere disastrosa una tale idea.

Infine c’è la Banca Centrale Europea. Se nel 2012 abbiamo gli stessi problemi del 2007, ma perlomeno abbiamo evitato un collasso disordinato, è colpa e merito della BCE. Infatti nel 2007, dopo circa sei anni di squilibri finanziari, i mercati cominciarono a rendersi conto che il debito estero dei paesi periferici non era sostenibile. Invece di lasciare che lo squilibrio si correggesse da sé, la BCE, tramite il sistema Target di pagamenti interbancari, intervenne per finanziare il deficit commerciale dei paesi periferici, dato che le fonti private si stavano seccando. Così dopo cinque anni il problema è rimasto, e la BCE ha accumulato crediti per centinaia di miliardi di euro, in aumento. Solo con l’Italia le cifre in gioco sono superiori a duecento miliardi. La BCE ha poi dirottato fondi verso le finanze pubbliche dei paesi più a rischio.

Il risultato è che le banche continuano ad avere incentivi a comportarsi in maniera irresponsabile, gli stati membri pure, l’economia reale soffre per il dirottamento di fondi verso il debito pubblico, e gli squilibri macroeconomici europei sono diventati ineliminabili. Ci sono voluti meno di dieci anni all’euro per provocare squilibri legati all’insufficiente spread tra i vari paesi, e in cinque anni non è ancora stato fatto nulla per eliminarli.

Ecco l’Europa: un sistema finanziario zoppo, satollo di crediti inesigibili, a carico del contribuente, con interi paesi indebitati per produrre beni e servizi senza valore e dunque impossibilitati a ripagare i debiti. Il tutto per la paura di dire ai risparmiatori e alle banche dei paesi centrali che i loro crediti verso i paesi periferici non valevano nulla. Ad oggi, siamo all’assurdo che la BCE paga i consumatori greci, spagnoli e italiani affinché comprino merci tedesche, e dunque impone un costo ai contribuenti europei per tenere in piedi le aziende tedesche con il tramite dei consumatori dei paesi periferici.

Non esistono problemi europei, e dunque non serve un’Unione politica. Se non fosse stato per il decennio di spread nulli, non sarebbero sorti squilibri commerciali. Ad oggi, l’Unione Europea agisce per preservare gli squilibri, nella paura, comprensibile e giustificata, che esplodano. Ma, invece di pensare ad una exit strategy per prevenire crisi repentine ma eliminare gli squilibri, ha finora solo evitato di eliminare gli ultimi.

Volete veramente mettere il vostro futuro nelle mani dei politici e dei burocrati europei? Non hanno già dimostrato ampiamente di non essere all’altezza? Vi fa dormire sonni tranquilli sapere che la vostra vita e il vostro benessere dipendono da loro? E cos’altro pensate sarà mai l’Europa ‘politica’?


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

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