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Perchè la riforma del falso in bilancio non piace al PdL

– Pdl e centristi (i primi per convinzione, i secondi per errore) ieri hanno votato l’emendamento di Manlio Contento, deputato del Pdl, svuotando l’impianto normativo della proposta di legge dell’Idv, sostenuto dal Pd e con il bene placito del Ministro Paola Severino.

Allo stato attuale nulla cambierebbe nella configurazione del reato tranne un innalzamento della pena dell’arresto da due a tre anni. Il passaggio dell’emendamento sembra essere frutto di un errore nella votazione di alcuni deputati dovuto ad un parere negativo sul provvedimento del sottosegretario Salvatore Mazzamuto che non avrebbe letto tutte le bozze elaborate dall’ufficio legislativo ministeriale. A tranquillizzare i deputati ci ha pensato il Ministro della Giustizia sostenendo che se di errore si è trattato sarà possibile rimediare in aula.

Con questa impostazione il falso in bilancio resterebbe con la formulazione odierna configurandosi come un reato di danno, cioè il fatto sarebbe punito solo dopo la lesione del bene giuridico protetto dalla norma, piuttosto che come reato di pericolo, cioè il fatto sarebbe punito anche con la sola messa in pericolo del bene giuridicamente protetto. Questa seconda impostazione era quella seguita nel progetto di riforma, prima che l’emendamento Contento la modificasse.

Numerose le novità previste con la reintroduzione del reato, che era stato ridotto da delitto a semplice contravvenzione dai governi Berlusconi. La bozza prevede l’eliminazione della procedibilità a querela con la possibilità che la procura proceda d’ufficio con il chiaro intento di facilitare la persecuzione del reato. Prevista inoltre la creazione di due fattispecie distinte di falso in bilancio: una per società ordinarie (art. 2621 c.c) e una per società quotate in borsa (art. 2622 c.c.); attualmente, invece, non vi è alcuna distinzione in relazione al tipo di società interessata dalle false comunicazioni. Con il ripristino della configurazione delittuosa ritorna la pena di reclusione fino a cinque anni per le società ordinarie e fino a sei per le società quotate. La stessa distinzione sarà replicata anche per i falsi nelle società di revisione. Il nuovo testo propone l’eliminazione delle soglie di punibilità, che cercano di quantificare la gravità del falso in bilancio (attualmente ne sono presenti ben tre ed è sufficiente il mancato superamento di una sola delle predette soglie perché la condotta non raggiunga rilevanza penale). L’aggravante per “grave nocumento ai risparmiatori e alla società”, oggi prevista solo per le società quotate, sarà estesa anche alle società ordinarie.

Infine una delle modifiche chiave della norma ovvero l’eliminazione del dolo intenzionale. La legge vigente prevede che il fatto sia punibile solo se commesso “con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico”, elemento che viene eliminato dalla condotta dei falsi in bilancio e dei falsi nelle società di revisione, rendendo più facile la prova del fatto criminoso.

Si nota come le modifiche sulla fattispecie di reato siano profonde ed incisive. La loro approvazione determinerebbe la fine di una di quelle norme “ad personas cioè pensate per tutelare gli interessi di Silvio Berlusconi e di conseguenza quelli di amministratori societari truffaldini che popolano la nostra economia e finanza. Sarebbe così rafforzata la tutela stessa dei risparmiatori e la trasparenza delle società verso il mercato. Un segnale importante per far ripartire l’economia nell’alveo della legalità e del corretto funzionamento del sistema economico.

Le leggi e l’informazione sono i due pilastri che reggono il libero mercato, una disciplina seria del falso in bilancio aiuterebbe a prevenire gli abusi e favorirebbe una più corretta valutazione delle società da parte degli investitori. Se venisse riportato il falso in bilancio sotto la categoria dei delitti e magari passasse senza depotenziamenti il ddl anticorruzione, il Parlamento farebbe uno scatto in avanti minimo che però gli consentirebbe di colmare quell’enorme vuoto di credibilità che lo ha colpito.

Il 28 maggio è calendarizzata la votazione in aula e solo allora sapremo se la strategia dilatoria del pidielle sarà riuscita ad ammazzare, in culla, un tentativo di riforma della legge penale improntato al buon senso piuttosto che agli interessi dell’ex premier.


Autore: Lorenzo Castellani

Studia Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Appassionato di diritto, politica e giornalismo. Ha diretto un giornale universitario e fondato il network studentesco LUISS APP, è promotore dell'associazione ZeroPositivo. Liberale e liberista, sogna un’Italia dinamica, aperta e competitiva. Tw:@LorenzoCast89

6 Responses to “Perchè la riforma del falso in bilancio non piace al PdL”

  1. antibeppegrillo scrive:

    Bravo Lorenzo!

    Secondo te:
    * non si deve dimostrare che qualcuno sia stato danneggiato da un errore su un bilancio,
    * non si deve dimostrare che l’errore sia stato fatto per ingannare qualcuno.

    In pratica uno dei 2000 Pm italiani non ha che da trovare un numero con cui non è d’accordo nelle 200 pagine di un bilancio di una grande azienda per:

    * finire su tutte le pagine dei giornali come novello eroe delle resistenza
    * arrestare qualche top manager o imprenditore
    * far crollare un titolo in borsa
    * procurare un cambio di guida nell’azienda target.

    Non capisco perché ti fidi più di ciascuna di quelle migliaia di persone che hanno l’unico merito di aver vinto un concorso a 25 anni e da allora hanno proceduto con una carriera automatica, piuttosto che fidarti di manager che hanno dimostrato le proprie capacità e che gli azionisti hanno scelto per gestire le loro aziende.

  2. lodovico scrive:

    La pubblica amministrazione non procede nei confronti dei contribuenti per cifre inferiori ad 1€, errori di questo genere sono falsi in bilancio?

  3. Francesco scrive:

    Berlusconi e il “PDL” sono sempre steti il partito dei mafiosi, dei truffatori, dei ladri, di tutto il peggio che c’è in questo paese. Vogliono l’impunità di poter truffare lo stato e gli altri, sono dei maledetti fascisti collusi con la criminalità organizzata. Il fatto che metà paese li abbia votati e li voti fa vedere quanto schifo facciamo. Il nostro popolo di meschini qualunquisti merita di essere travolto da nazioni più civili della nostra, quali ad esempio Brasile ed India, dove un Berlusconi verrebe preso a calci nel c…

  4. Piccolapatria scrive:

    L’autore si definisce liberale e liberista e si augura un’Italia dinamica, aperta e competitiva… subito smentito quando avvalora che sia affidata la valutazione della congruità di un bilancio aziendale alla “competenza”(sic!) e all’opera della magistratura nella veste di pubblica accusa a salvaguardia dell’interesse dei soci che si vogliono danneggiati in forza di una interpretazione di “parte” del concetto di falso esercitato con dolo e volontà negativa da parte di un amministratore di società anche non quotata e magari formata da soci personalmente legati da interessi comuni nell’azienda e quando non anche addirittura famigliari. Ma va là! C’è tanta voglia di manettare e, in primis, il famigerato Berlusconi…

  5. Paolo scrive:

    @antibeppegrillo:
    non diciamo assurdità; il Pm deve avere elementi che presuppongono il dolo o la colpa grave. Come per tutti i reati.

  6. antibeppegrillo scrive:

    Paolo,

    ti ringrazio per aver letto attentamente il mio commento.

    Ti inviterei però a dare una letta anche all’articolo.

    L’autore vorrebbe facilitare ai PM il compito di sbattere la gente in galera proprio eliminando la necessità di provare il dolo intenzionale:

    Cito:

    “Infine una delle modifiche chiave della norma ovvero l’eliminazione del dolo intenzionale. La legge vigente prevede che il fatto sia punibile solo se commesso “con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico”, elemento che viene eliminato dalla condotta dei falsi in bilancio e dei falsi nelle società di revisione, rendendo più facile la prova del fatto criminoso.”

    Ti faccio un’altra domanda:

    Secondo te è più grave commettere un errore involontario che non provoca danni a nessuno in in bilancio di un’azienda, o commettere un errore in un atto giudiziario che manda in prigione un cittadino?

    Perché volete punire un manager che commette il primo e non un PM che commette il secondo?

    Voi demagoghi combattete da sempre contro chi sa produrre ricchezza, ma la ricchezza si sposta, va ad investire dove trova condizioni più favorevole e lascia solo macerie nei posti che essa abbandona.

    Gli imprenditori spostano le produzioni in Germania, Svizzera, Polonia, Slovacchia.

    Voi sanguisughe rimarrete ad imperare sulle macerie e sui poveracci che non si sono potuti spostare, finché questi si rivolgeranno a qualche demagogo più demagogo di voi e vi faranno le scarpe.

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