Il Porcellum è un salvagente di piombo per un sistema politico a fine corsa

di CARMELO PALMA – Sulla riforma elettorale, la soluzione ideale – un maggioritario “classico” a uno o due turni – non appartiene purtroppo all’ordine delle cose reali. Una soluzione più realistica e comunque efficiente – tipo quella di Ceccanti – che funzionasse a misura di partiti di medio-grandi dimensioni e ambizioni, comporterebbe però che il Pd rinunciasse alla foto di Vasto e il PdL all’illusione di fare fronte con la Lega.

Il paradosso è che un sistema elettorale “maggioritario” – nel senso di favorire i partiti maggiori, non di premiare la coalizione vincente – sarebbe, in teoria, il più favorevole al PdL e al Pd, ma questi vi rinunciano perché il loro baricentro politico è esterno al loro baricentro sistemico e la loro identità profonda al loro ruolo “funzionale”. Il Pd senza la sinistra populista  e antagonista si sente solo – non libero – e minacciato dagli smottamenti a sinistra. Il PdL – che non è più niente per forma e poco più di niente per quantità – pensa di dovere rimescolare il mazzo dell’offerta politica (a questo servirà il “formidabile” annuncio atteso nei prossimi giorni) non a tirare fuori la carta di una destra “normale” (che non ha mai giocato, neppure quando Fini gliene aveva data la ragione e l’occasione).

In realtà un sistema ispano-tedesco servirebbe anche al Terzo Polo (o come lo si voglia chiamare), se solo esistesse e ancor più se volesse “esserci”, fuori dalla forma residuale e perdente della coalizione “terza”, a caccia di una rendita di posizione nello schema mobile del bipolarismo all’italiana. Ma le elezioni amministrative sembrano avere depresso anche lo spirito riformatore di un’area che, smentendo le previsioni ingenue, non incassa affatto i voti in uscita dal centro-destra berlusconiano ma è costretta faticosamente a rincorrerli e a contenderli – con pochi argomenti, poca autorevolezza, e poca “voglia” e pochi risultati – alla riserva della frustrazione e del non voto.

Se non si cambiano la legge elettorale e le regole del gioco politico, si aggiungerà peso alla valanga che sotterrerà il vecchio sistema. Nulla sarà più come e dove prima. Che partiti piccoli e insufficienti – tutti, tranne il Pd – pensino di far passare la nottata nascondendosi nelle pieghe del Porcellum e pensando di sopravvivere, è quel che si dice un errore fatale. E saranno loro a pagarne le conseguenze. Non si tratterebbe neppure di fare una legge elettorale contraria agli interessi dei principali players, ma di congegnare una regola che ne secondi l’interesse buono e non quello cattivo, l’ambizione e non l’alienazione, l’iniziativa e non la “resistenza”.

Il problema è che il Porcellum va bene a tutti. Tutti gli insider ci si sono accomodati e hanno costruito sulle sue geometrie le proprie strategie di sopravvivenza. Che non sia servito ad assicurare alcuna stabilità, ma a consolidare una dinamica politica anarchica e trafficona, sembra niente ai teorici del “primum vivere, deinde philosofari”. Ma sembra tutto ad un elettorato che – se non cambierà la legge elettorale – andrà al voto solo con l’obiettivo di farli crepare e voterà qualunque cosa pur buttarli fuori dal Palazzo in cui si vogliono asserragliare.

Il Porcellum è un salvagente di piombo. Non sarà aggrappandosi ad esso che scamperà al naufragio un sistema politico a fine corsa.

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Il Porcellum è un salvagente di piombo per un sistema politico a fine corsa”

  1. marcello scrive:

    In questo modo i radicali e i finiani non entrano in Parlamento.

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