Uno spettro s’aggira sul junk food: il protezionismo

– La recente proposta del Ministro Balduzzi di istituire una tassa sul cosiddetto “cibo spazzatura” ha sollevato molte polemiche, e ottimi argomenti contro di essa sono stati portati da Lucia Quaglino e da Diego D’Andria, entrambi su Chicago Blog.

Una tassa del genere sarebbe inutile, dato che l’obesità non è conseguenza esclusiva di un eccessivo consumo di bevande gassate (sarebbero queste le prime ad essere colpite dalla nuova imposta), regressiva, poiché colpirebbe soprattutto gli strati più poveri della popolazione, e discriminatoria, dato che si fonda sul presupposto che alcune persone gravano più di altre sul Sistema Sanitario Nazionale, e che debbano essere in qualche modo punite.

In realtà sappiamo bene che l’idea nasconde solo un tentativo di fare cassa in un momento difficile: il governo sa benissimo quanto anelastica sia la domanda di cibo, anche di quello considerato “spazzatura”, e come nel caso delle accise sulla benzina e sui tabacchi provvede a tassare proprio quello a cui i consumatori, con ogni probabilità, rinunceranno con maggiore riluttanza. Praticare sport estremi non è certo abitudine meno irresponsabile e potenzialmente dannosa per la salute del consumo di Coca Cola, ma se venissero tassati gli sport estremi non si potrebbero fare previsioni di gettito altrettanto ottimistiche.

Ma che l’idea della tassa sul junk food abbia poco a che vedere con il benessere dei consumatori lo dimostrano le stesse parole del ministro Balduzzi, riportate dal Corriere della Sera: “Ci potrebbero essere anche dei profili problematici, nell’ipotesi in cui un responsabile pubblico si mettesse in testa di attaccare alcune delle qualità del nostro Paese”.

Già: chi dice che solo le bevande gassate prodotte da multinazionali straniere fanno male alla salute? Sappiamo benissimo che consumare troppa carne rossa è una delle strade che conduce all’obesità, e i grassi saturi non sono racchiusi solo negli hamburger di McDonalds. Vogliamo con una mano istituire una tassa che penalizzi gli allevatori italiani, o la filiera lattiero-casearia, che magari sussidiamo con l’altra mano? E gli insaccati dei quali tanto ci vantiamo? E i viticoltori? Fa bene consumare troppo vino? Mettiamo una tassa sulle distillerie?

Il ministro sembra escludere, e non potrebbe essere altrimenti – pena la rivoluzione – di voler colpire l’agroalimentare italiano, sottolineando invece l’importanza di un accordo con i produttori. Saranno quindi i rappresentanti dei produttori ad indicare al governo quali prodotti colpire? In questo modo la tassa sul junk food diventerebbe né più né meno che una misura protezionistica.

E, in fin dei conti, la cosa non dovrebbe stupire più di tanto, dato che i primi a chiederne l’istituzione, pochi mesi or sono, erano stati gli esponenti del movimento dei “forconi” siciliani, con l’intento esplicito di salvaguardare i prodotti isolani dalla concorrenza.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

10 Responses to “Uno spettro s’aggira sul junk food: il protezionismo”

  1. fabrizio60 scrive:

    signore e signori, vi abbiamo appena presentato l’ennesima str….ata dei mitici tecnici!!! Una sola domanda, ma questi la laurea l’hanno presa per corrispondenza o l’hanno trovata in un fustino di detersivo al posto delle figurine dei puffi?

  2. creonte scrive:

    l’Europa sovvenzioan pesantemente l’agrisoltura del continenete

    francamnete non trovo sbagliato disincetivare il junk food, inteso come cibi prodotti di qualità scadente: cioccolato senza grassi di cacao, vini adulterati, formaggi fatti con lo stampino ecc…

    che pioi i siciliani vogliano difendere la spremuta d’aracie contro la coca cola, non mi pare poi chissà quale delitto protezionista: anche le multinazionali possono prore cibi con buone materie prime, no?

  3. Lorenzo scrive:

    Giordano, di solito sono d’accordo con te, ma questa volta non completamente, sopratutto nello specifico: “l’obesità non è conseguenza esclusiva di un eccessivo consumo di bevande gassate (sarebbero queste le prime ad essere colpite dalla nuova imposta)” e “quanto anelastica sia la domanda di cibo, anche di quello considerato “spazzatura”, e come nel caso delle accise sulla benzina e sui tabacchi provvede a tassare proprio quello a cui i consumatori, con ogni probabilità, rinunceranno con maggiore riluttanza”.
    Quindi consideri le costose bevande dolci (non necessariamente gassate, e universalmente considerate uno degli alimenti più inutili e nocivi) come insostituibili dalla (quasi) gratuita e salutare acqua? Non commento sui tabacchi che non ce n’è bisogno…

  4. Giordano Masini scrive:

    @Lorenzo: tutto è sostituibile, per carità. Solo che i consumatori non sembrano essere disposti a farlo. Tutto qui. Per questo dico che il governo (i governi) sono più propensi a tassare i beni a domanda anelastica, cioè quelli per i quali sono necessari forti aumenti di prezzo per provocare lievi cali dei consumi. Le sigarette, delle quali faremmo meglio tutti (io per primo) a fare a meno, sono tra questi.

    In ogni caso andrebbe ricordato che, come diceva Paracelso, “è la dose che fa il veleno”. Questo significa che individuare a priori prodotti nocivi e prodotti salutari non è cosa semplice. Consumare troppo vino, benché di ottima qualità e non adulterato, non è esattamente una sana abitudinie alimentare, sicuramente non migliore di bere qualche bicchiere di aranciata gassata.

  5. Piccolapatria scrive:

    Qualche centesimo da qui, qualche centesimo da lì,moltiplicati per “n” teste nonchè carpiti a una miriade di poveri sudditi impotenti e ingannati con le più strumentali e false argomentazioni, fanno le milionate che questo specialissimo regime incamera per continuare spendere e spandere in libertà ignominiosa senza nulla dare di quel che veramente sarebbe necessario a questo sempre più infelice paese. Cosa non farebbero (fanno) questi farisei nominati salvatori della patria per salvaguardare alla lunga la ghiotta fonte delle loro inusitate prebende attuali e future!

  6. creonte scrive:

    @piccolapatria:

    chi mangi male è un costo per lo stato, se lo stato ha un serivizio sanitario pubblico. i produttori di junk fund guadagnano sulla pelle dello stato, se mi eprmetti una frase pesante

  7. Umberto scrive:

    Creonte il discorso rimane lo stesso, si alzino piuttosto i ticket sanitari per patologie dovute all’obesità.
    In secondo luogo è chiaro che l’intento non è quello di disincentivare il consumo di junk food effettivo dato che per fare ciò sarebbe bastato porre dei criteri comuni a tutte le vivande che se superati avrebbero fatto scattare la tassazione. Ma come già esposto dall’articolo ciò non si è fatto per ovvi motivi, morale? È solo l’ennesimo sopruso dello stato e solo l’ennesima tassa mascherata da “buoni intenti”, sempre che l’imposizione di un corretto (per chi?) stile di vita sia considerabile buon intento o anche solo prerogativa dello stato.
    Sul venato protezionismo del post più sopra non commento neanche invece.
    Il mercantilismo è morto tre secoli fa.

  8. marcello scrive:

    Può essere che si avvicini al protezionismo ma non prevede i dazi. Non capisco che ci sia da allarmarsi. Il manzo non fa ingrassare più della pasta, avendo 1/3 delle calorie, e non si può confrontare ai cibi pieni di zuccheri e grassi vegetali idrogenati.

  9. marcello scrive:

    Apposta.

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