La strada è sempre più tortuosa, dicono i mercati

di PIERCAMILLO FALASCA – Un film di fantapolitica e fantafinanza non avrebbe avuto una trama tanto ingarbugliata quanto la realtà. L’Eurozona vive una tragedia greca, impantanata nella palude dei deboli equilibri politici interni dei paesi membri e degli equilibri instabili delle relazioni internazionali.

La Grecia vive ore drammatiche: se dovesse fallire l’ennesimo tentativo di dare vita ad un governo, probabilmente di natura tecnica, si dovrà tornare alle urne, con il rischio che le forze estreme siano ulteriormente favorite dall’empasse. Con l’indebolimento politico della cancelliera tedesca Merkel, il cui partito è uscito con le ossa rotte dalle elezioni nel Nord Reno Westfalia a vantaggio di SPD e liberali, il quadro si fa più instabile, salvo per l’ormai acquisita consapevolezza del neopresidente francese Hollande che i problemi si risolvono a Berlino, non a Parigi. Lo spread dei titoli spagnoli sui bund tedeschi raggiunge il suo massimo storico, avvicinandosi pericolosamente alla soglia dei 500 punti, mentre il governo italiano non riesce a conquistare quell’autonomia decisionale ed operativa che i partiti della composita maggioranza gli hanno concesso solo per le prime settimane, al tempo della maxiriforma delle pensioni. Elezione dopo elezione, in giro per il continente, avanzano le forze nazionaliste e demagogiche: come non temere ad esempio l’imminente rinnovo del parlamento francese, con l’inevitabile “sfondamento” del Fronte nazionale di Le Pen, e le elezioni olandesi di settembre? A proposito: quando il mondo conoscerà legge elettorale, forze in campo, candidati premier e proposte per le sempre più vicine elezioni politiche italiane del 2013?

Se questa è lo scenario, non c’è da stupirsi per le turbolenze dei mercati finanziari europei, nervosi per le incertezze nazionali e per le debolezze comunitarie, preoccupati per la sempre maggiore distanza tra le performance dell’economia tedesca (produzione industriale cresciuta a marzo dell’1,3 per cento) e del resto dell’area (meno 0,3 per cento). Appena ieri la Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo ha bocciato un emendamento del Pse che prevedeva di modificare il calcolo del deficit strutturale scorporando i due quinti della spesa per investimenti pubblici: eppure proprio da questa “Golden rule”, che oggi sarà oggetto di discussione tra Monti e Barroso, passerebbe probabilmente un pezzo importante della “via comunitaria” alla risoluzione della crisi: che sia stato proprio l’europarlamento a bocciare per ora l’iniziativa è sintomatico della confusione che regna a Bruxelles.

Per circa due anni, le autorità europee hanno escluso aprioristicamente l’ipotesi di un’uscita dalla zona euro della Grecia. Più recentemente, nelle ultime settimane e giorni, i tono iniziano a cambiare e la possibilità di un ritorno alla dracma inizia a circolare, tanto che Citigroup stima l’uscita di Atene dall’euro nei prossimi 12-18 mesi in una percentuale compresa tra il 50 e il 75 per cento. Se ciò accadesse, i cittadini greci sperimenterebbero una crisi non dissimile a quella argentina del 2001-2002, caratterizzata da alta inflazione e fuga dei capitali: come ha asserito Mario Seminerio nel corso de I seminari di Libertiamo, uscito dalla porta principale l’euro tornerebbe probabilmente dalla finestra, continuando ad essere la moneta di scambio per le grandi transazioni. La cura sarebbe forse peggiore del male che s’intende curare. La soluzione della crisi europea è ancora molto, molto lontana…


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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