Perché il Nordreno non fermerà Angela Merkel

– Per la CDU quella di ieri è stata una vera e propria batosta.

Negli ultimi giorni di campagna elettorale si percepiva che il candidato capolista e attuale Ministro dell’Ambiente del gabinetto Merkel non sarebbe stato in grado di ridurre la forbice di consenso che lo separava dalla governatrice socialdemocratica Hannelore Kraft. Nessuno però si sarebbe aspettato che tra i due principali partiti popolari vi potesse essere una distanza tanto siderale. Fatto sta che l’SPD ha toccato il 39% dei suffragi, mentre la CDU si è fermata ad appena il 26%, il peggior risultato da quando nel Land si svolgono consultazioni elettorali.

Per i democristiani si tratta dell’ennesima sconfitta, ma questa, più delle altre, ha un sapore amaro, in primo luogo per i vertici locali. Il Nordreno-Westfalia è il Land più popoloso della Repubblica federale, con il numero maggiore di imprese quotate alla borsa di Francoforte e, storicamente, con il peso politico maggiore per le sorti della politica nazionale.

I giornali italiani si sono affrettati a giudicare il tracollo della CDU come una sconfitta personale della Cancelliera. In realtà, come al solito, le sconfitte nei Länder sono innanzitutto sconfitte locali, cartina di tornasole di candidati poco convincenti e di campagne elettorali fiacche. Nel caso di specie, sin dall’inizio, Norbert Röttgen, che è anche vicepresidente della CDU federale, non aveva alcuna chance di successo contro la popolarità della governatrice uscente. Se a ciò si aggiungono le gaffe delle ultime ore di campagna elettorale e il fatto che la CDU era accusata di aver stampellato l’esecutivo di minoranza tra socialdemocratici e verdi negli ultimi due anni, si comprende facilmente la débacle di ieri.

Débacle che senz’ombra di dubbio mette in difficoltà anche la signora Merkel, che d’ora in poi sarà ancora più sotto pressione al Bundesrat, la Camera degli esecutivi regionali, che ha voce in capitolo su un buon numero di leggi federali.

Da qui a dire però che il trionfo rosso-verde sia un cartellino giallo degli elettori per la Cancelliera e la sua politica europea, come molti osservatori si sono affrettati a scrivere, ne passa. In primo luogo, il Nordreno-Westfalia è tradizionalmente un Land rosso, come se si trattasse della Toscana o dell’Emilia-Romagna. In secondo luogo, la signora Merkel rimane salda in sella della sua CDU ed è, con il Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, tra i politici più amati e popolari della Bundesrepublik. Senza contare che i democristiani, a livello federale, rimangono pur sempre il primo partito, avanti cinque o sei lunghezze rispetto ai socialdemocratici.

A ciò si aggiunge il fatto che la necessità di ulteriori compromessi con gli avversari non è certo motivo sufficiente per scoraggiare o indebolire la signora Merkel, che, come noto, nel compromesso sguazza almeno sin da quando è diventata Cancelliera nell’autunno del 2005, per non dire dall’inizio della sua carriera politica. Nemmeno l’exploit dei liberali, sorprendentemente balzati all’8,5%, è in grado di impensierirla più di tanto. L’FDP non risulta infatti determinante per la formazione di un governo con socialdemocratici e verdi e rimane un partito profondamente diviso al suo interno, impegnato anima e corpo in una discussione sul rinnovo dei vertici federali ed incapace di imporsi sull’alleato democristiano in sede di consiglio dei ministri. Almeno finché Philipp Rösler rimarrà alla guida del partito, la signora Merkel potrà dormire sonni tranquilli.

In ultimo l’SPD. Il grande balzo in avanti dei socialdemocratici si deve soprattutto al carisma di Hannelore Kraft più che ad una rinnovata forza del partito, che a livello federale è fermo su percentuali poco più alte di quelle del 2009. Ciò che invece dovrebbe preoccupare di più è il modello di politica economica che l’SPD si accinge ad esportare da Düsseldorf a Berlino, nel caso in cui dovesse battere la CDU alle prossime elezioni del 2013. Una politica fatta di più spesa pubblica, ritorno alla regolamentazione per gli orari di apertura dei negozi, abolizione delle tasse universitarie e limiti di velocità sulle autostrade.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

One Response to “Perché il Nordreno non fermerà Angela Merkel”

  1. donato scrive:

    Sergio Romano ha scritto lo scorso Settembre “La Merkel si smuoverà
    qusndo sarà ormai troppo tardi” IMHO è pronostico attuale.

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