di SIMONA BONFANTE – La Grecia implode, l’Europa si annulla. La leadership politica tedesca, che dell’implosione dell’una, dell’annullamento dell’altra ha una responsabilità sostanziale, fa default. Che significa il voto tedesco di ieri? È possibile che i tedeschi accusino Merkel di aver dato loro una sicurezza effimera; che abbiano cominciato a sospettare che la Grecia è anche causa loro. Che Merkel non è ir-responsabile per l’ingresso di Atene nell’Euro, né per i CDS su un paese fallibile di cui le banche deutsche hanno fatto man bassa. E che quindi Atene è Germania tanto quanto è Italia, tanto quanto è Spagna: che Atene, sostanzialmente, è Europa, qualunque sorte, a questa, riserverà il destino. E il destino di Atene, cioè di Europa, è nero.

Ne abbiamo parlato proprio ieri, ultimo giorno del seminario di Saronno (che vi abbiamo raccontato qui, e delle cui ragioni Carmelo Palma ci ha parlato qui), nel panel condotto da Piercamillo Falasca con Mario Seminerio, Linda Lanzillotta e, in collegamento telefonico, Maarten Van Aalderen (corrispondente in Italia di De Telegraaf). L’olandese ci ha detto: ‘tranquilli, noi europei civili non pensiamo che voi, cialtroni italiani, lo siate tanto da rischiare di essere annoverati alla Grecia’. Mario Seminerio invece ci ha mostrato come le cose, è molto probabile, possano essere, per noi, assai meno auto-assolutorie di così. E cioè che noi siamo stati – e continuiamo a mostrare di essere – cialtroni a livelli da farsa, e che questo ci costi un prezzo che si approssima ormai alla non-più-sostenibilità.

La Grecia ri-andrà ad elezioni, cioè tracollerà in poche settimane. Dopo di che sarà l’imponderabile. E non è, quella del Phastidioso Seminerio, una constatazione umorale. Lanzillotta ha prefigurato scenari, se possibile, persino peggiori: ci ha detto che la politica, che dovrebbe essere la soluzione, si conferma invece essere ‘il problema’. Non solo in Italia, ma nel ‘cuore’ del centro di comando di quella che dovrebbe essere, appunto, la soluzione. E invece non c’è leadership né governo né visione, in Europa. Ci sono solo diversamente declinati egoismi e politicamente insostenibili miopie: errori irreversibili, sebbene prevedibili (e, da alcuni, previsti), che ci hanno spinto ad accelerazione crescente verso il punto di non ritorno, al raggiungimento del quale, boh.

Non deprimetevi. Al day after ci troveremo sempre noi: gli 80 e passa amici di Libertiamo con cui abbiamo condiviso la politicamente disillusa, intellettualmente impegnativa tre-giorni seminariale. Noi è Gianfranco Librandi e la sua Tci, di cui siamo stati ospiti a Saronno, e che ci ha un po’ a tutti fatto ‘sentire’ come si fa a ‘lungimirare’. E i panelist – alcuni di più, alcuni di meno: abbiamo sentito noi pure quelli. Questo ‘noi’ ci sarà comunque, comunque vadano le cose. Noi vorremmo che  andassero così: che i partiti non smettessero di ricordare che il governo Monti c’è perché loro hanno fallito. Vorremmo che ciascuno di noi – in senso lato – si rendesse conto di esserne stato complice. Vorremmo che se ne rendessero conto le imprese, quelle che invitavano alle loro assemblee il Ministro Tremonti applaudendone la creatività predittiva. Vorremmo che si fosse tutti più liberi di testa, liberi di non più dover per forza inseguire ‘lune di formaggio’, qualunque ne sia il colore.

La nostra luna è la libertà. Ed è quella – la libertà civile, politica, di pensiero – che ci illuminerà la strada per il ritorno in vita. Grazie a tutti, amici di Libertiamo, perché in questi tre giorni mi avete ri-confermato come non possa che essere così..

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