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Internet e la tecnologia fanno bene al diritto d’autore

Spesso internet e le nuove ICT sono stati portati sul banco degli imputati per la loro idoneità a favorire la violazione dei diritti d’autore. Gli accordi stretti tra i maggiori contenitori di musica e video e le collecting society hanno smentito questa vocazione piratesca.

Dopo tutto, le nuove tecnologie danno strumenti evoluti non solo ai trasgressori del copyright, ma anche a chi è chiamato a tutelare il diritto d’autore. Si tratta di volerli e saperli usare.

A dirla tutta, le IT danno non solo i mezzi per tutelare gli autori, ma anche strumenti per rendere migliori i servizi di intermediazione dei conseguenti diritti economici. Due qualità misurabili dell’attività delle collecting society di somma importanza per i titolari dei diritti sono la trasparenza nella ripartizione dei compensi e la proporzionalità di questi rispetto alla diffusione delle opere protette.

Su questo, i più noti siti internet che offrono contenuti in webstreaming sono dotati di contatori delle visualizzazioni precisi che permettono di determinare con certezza quante volte una singola opera è stata fruita e dunque in che misura il compenso deve essere ripartito tra gli autori.

Il dato della trasparenza e della corretta ripartizione dei compensi è un tema sentito in Italia, dove spesso si lamenta l’opacità dei criteri adottati. In realtà la Siae pubblica ogni anno le ordinanze di ripartizione delle singole sezioni. Nel settore della musica, in alcune circostanze la ripartizione è analitica e diretta; in tal caso sono registrati e comunicati gli elenchi delle opere interpretate o diffuse (è il caso dei concerti e delle cover, in occasione dei quali si trasmette alla Siae il borderò). I titolari dei diritti sui pezzi ascoltati hanno quindi una remunerazione proporzionata al loro impiego. Ma in molti altri casi è indiretta o a campione. Si effettuano quindi stime sull’utilizzo concreto delle opere tutelate.

Nonostante la relativa facilità con cui è possibile tener traccia delle visualizzazioni su internet, nell’ordinanza  di ripartizione della sezione musica, anno 2012, approvata con delibera 16 marzo 2012, n. 65, si legge che, per le opere in formato digitale “il Consiglio di Amministrazione, sentita la Commissione della Sezione Musica dispone con apposita delibera le modalità di ripartizione delle somme incassate a fronte di utilizzazioni…per le quali la ripartizione analitica sulla base dei singoli report non sia compatibile con i criteri di economicità gestionale tenuto conto del volume degli incassi, del numero delle singole utilizzazioni e della necessità di ulteriori lavorazioni che i report richiedono”. Non è dato sapere in quali casi la ripartizione analitica non sia compatibile con i criteri di economicità.

Ma la discrezionalità aumenta nel caso dei media più classici. Nel caso delle radio e televisioni, l’ordinanza di ripartizione della sezione musica per il 2012 prevede che sia il Consiglio di Amministrazione a individuare, su proposta della Commissione di Sezione, annualmente, le emittenti da monitorare per la ripartizione analitica. Per le altre, si procede a stime e campioni. In questa discrezionalità si possono annidare dubbi sulla correttezza e sull’esaustività dei metodi usati e delle verifiche svolte.

In entrambi i casi, ci sono già le tecnologie, figlie di una rivoluzione digitale troppo spesso accusata di massacrare la cultura a suon di download, capaci di riconoscere e determinare con certezza, senza stime né campionamenti, le tracce impiegate e il numero di volte in cui sono trasmesse. L’affidabilità è di sicuro più alta della fiducia che si può riporre nei borderò scritti a mano velocemente alla fine di un concerto.

La loro conoscenza da parte degli autori potrebbe stimolare la domanda, più che legittima, di una maggior trasparenza nei meccanismi di ripartizione dei compensi per diritto d’autore da parte delle collecting society che fanno scarso ricorso ad esse. E anziché maledire le nuove ICT per il peer-to-peer, troverebbero nel mondo digitale, dove ogni clic conta ed è contato, dove la musica on air è letta e riconosciuta dai database di un computer, un utile alleato contro l’inerzia delle più burocratiche collecting society.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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