– Finora il governo Monti, oltre a non mostrare una vera discontinuità coi governi tecnici del passato in quanto ad inclinazione nell’aumentare le tasse e non tagliare la spesa pubblica, ha mostrato pessime capacità tattiche per il modo con cui ha gestito il timing delle riforme.

I vantaggi nel presentare le riforme “shock” in unico pacchetto ad inizio mandato sarebbero stati molteplici: avrebbe subito le contestazioni delle categorie danneggiate in un unico momento, avrebbe dato l’idea di avere una visione complessiva delle riforme necessarie per il Paese e, soprattutto, non avrebbe dato modo ai partiti di rialzare la testa una volta calmata la tempesta sui mercati, come invece sta succedendo ora.

La riforma del lavoro, in modo particolare, rischia di diventare l’ennesimo papocchio all’italiana, essendo sotto il fuoco incrociato dei sindacati, Cgil in particolare, sulla flessibilità in uscita e di Confindustria e Pdl, su quella in entrata.

Gasparri ha addirittura minacciato di far cadere il governo Monti se non verranno accettate modifiche, un’aggressività davvero fuori luogo visto che la difesa della cosiddetta “flessibilità in entrata” vuol dire voler perpetuare una condizione in cui si fanno ricadere i costi e le inefficienze del sistema su quei tanti giovani che, pur svolgendo un lavoro da dipendente vengono costretti ad aprire finte partite Iva o a lavorare con contratti a progetti che tali non sono.

Ciò è una palese ingiustizia ed Elsa Fornero, che l’argomento lo conosce piuttosto bene (senz’altro meglio di Gasparri) è ben consapevole della necessità d’un cambiamento avendo ben chiaro che il patto sociale su cui si regge il convivere civile della nostra società è a rischio se si continua a relegare al ruolo di agnello sacrificale un’intera generazione.

Ingiustizia, ma anche scelta miope dal punto di vista economico dato che i giovani con contratti precari hanno, obtorto collo, una scarsissima propensione a spendere e contribuire così a ridar vigore al motore, ora inceppato, dei consumi.

Dal punto di vista politico poi è quasi un suicidio perché questi giovani, spesso frustrati e arrabbiati, diventeranno sempre più il bacino elettorale per quei movimenti estremisti che vogliono ribaltare lo status quo, in questo senso l’esito delle recenti tornate elettorali in Grecia ed in altri Paesi europei sono sintomo d’un malessere che non può essere sottovalutato.

Pertanto il Terzo Polo ed i pochi riformisti presenti in Parlamento non dovrebbero aver dubbi da che parte stare nella battaglia, anche culturale, che vede contrapposti la coraggiosa Elsa Fornero ed i miopi alfieri delle corporazioni come Gasparri.