di CARMELO PALMA – La polverizzazione del centro-destra non è la fine di un ciclo politico. E’ l’esito prevedibile di una strategia a suo modo razionale, che ha fatto di un partito un regime, destinato a finire come un regime. Con i rinnegati, i nostalgici e gli “antifascisti” del giorno dopo. Con le rimozioni e le giustificazioni relative degli errori assoluti. Con l’attenuante dell’obbedienza e l’esimente della “paura”.

Perché Berlusconi fosse tutto, il partito doveva farsi niente. E niente, dopo Berlusconi, è rimasto. E’ però “avanzato” un elettorato vasto, refrattario alla protesta anti-politica e riluttante all’impegno politico, che si è disamorato di Berlusconi senza innamorarsi di quanti hanno inutilmente tentato – prima dall’interno e poi dall’esterno – di contrastarne l’irresolutezza.

Perché la sua leadership risultasse incontrastata, non per misura di consenso, ma per assenza di dissenso, si è sposata la scientificità leninista e l’intentio nichilista, la disciplina di partito e l’indisciplina personale. L’intransigenza e la condiscendenza. Il culto della personalità e la politica à la carte. I valori non negoziabili e gli interessi negoziati sul “mercato secondario” di Palazzo Grazioli.

La dissipazione intellettuale e morale dei contenuti “oggettivi” – cioè della ragione politica – dell’impresa per lasciare spazio al carattere sempre più “soggettivo” e incoerente dell’impresario e all’esercizio sempre più capriccioso del suo potere, ha trasformato il centro-destra berlusconiano in un non-luogo politico. C’è politica dove c’è ordine e differenza. Non dove c’è disordine e “disciplina”.

Perché quello spazio occupato dalle macerie del berlusconismo possa tornare ad essere frequentato, andrebbe prima bonificato, cioè “ripoliticizzato”. Non possono provvedervi né quanti vi sono rimasti imprigionati, né quanti se ne sono o ne sono stati allontanati, per non disturbare il manovratore.

Una delle ragioni, quella fondamentale, per cui è impossibile ragionare su di un’ipotesi tutto sommato ragionevole – non lasciare nel freezer del non-voto un elettorato protagonista, per oltre quindici anni, della vita politica nazionale – è che manca chi lo possa “scongelare”. Non possono essere – ormai è chiaro – né Fini, né Casini né gli altri “traditori” del berlusconismo. Non possono essere i berlusconiani che sono rimasti, un po’ per scelta, un po’ per necessità, a guardia del bidone e ne raschiano il fondo per trarne un residuo vantaggio.

Anche il corpo a corpo stupido e cattivo che la guardia berlusconiana ha ingaggiato ieri contro Monti, usando a pretesto i morti-ammazzati dalla crisi economica e dalla depressione sociale, dimostra quanto nel berlusconismo triste, solitario e finale lo spirito di vendetta e il cupio dissolvi siano due facce della stessa medaglia.

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