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Europei 2012, il boicottaggio fa il gioco di Yanukovic. Meglio farne la vetrina dell’Ucraina democratica

– A qualche settimana dalla partenza dei campionati europei di calcio, si parla molto di boicottaggio totale, parziale o politico dell’Ucraina. Nessuna di queste tre opzioni mi sembra convincente, per quattro ragioni.

Boicottare l’Ucraina significherebbe boicottare anche la Polonia: impensabile
Boicottare l’Ucraina, in qualunque forma, chiama in causa la Polonia, co-organizzatrice di questi Europei. Un Paese che, più di ogni altro Paese membro dell’Unione europea, lotta da anni per il rafforzamento della democrazia in Ucraina e la sua indispensabile integrazione nell’Unione. Un Paese, inoltre, per il quale questo grande appuntamento sportivo costituisce la prima occasione di mostrare al resto dell’Europa e del mondo le gigantesche trasformazioni politiche e economiche compiute da quando è uscito dalla sfera sovietica.

Un boicottaggio è inconciliabile con un’iniziativa comune dell’UE e di tutti i suoi stati membri
E’ evidente, vista la posizione della Polonia. Ma non solo. Oltre alla Polonia, dodici stati membri dell’Unione partecipano a questo campionato: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna e Svezia. Come dimostrano le prime dichiarazioni di boicottaggio politico, molte delle personalità che si sono pronunciate a favore appartengono a Paesi che non si sono qualificati: l’Austria, il Belgio, il Lussemburgo… E’ di tutta evidenza più difficile per un governo di un Paese qualificato decidere di non assistere ad una partita – magari la finale – alla quale il suo Paese potrebbe partecipare, tra l’altro perché non sarebbe un bel segnale nei confronti dei giocatori del proprio Paese.

Boicottare l’Ucraina significa fare il gioco dei partigiani dello status-quo
In caso di boicottaggio, il presidente Yanukovic e il suo governo avranno buon gioco – già lo stanno dimostrando – di ricominciare a ripetere, all’indirizzo dell’opinione pubblica ucraina, il loro ritornello favorito: l’Unione europea non ci rispetta e, in realtà, non ci vuole”.
D’altra parte, nella stessa Ucraina la situazione evolve. Yulia Tymoshenko ha condotto un lungo sciopero della fame e cinque o sei partiti di opposizione, risolutamente pro-europei, hanno deciso di presentarsi insieme alle elezioni parlamentari del 28 ottobre prossimo: l’Unione pan-ucraina Batkivschyna della stessa Tymoshenko, il Fronte per il Cambiamento di Arseniy Yatsenyuk, il Partito popolare d’Ucraina Rukh, il Partito popolare di Autodifesa, il Partito per l’Ucraina, il Partito per le Riforme e l’Ordine e, molto probabilmente, il Partito europeo d’Ucraina di Mykola Katerynchuk.

Boicottare l’Ucraina significa rimanere chiusi su una posizione difensiva
L’Unione europea, la cui fermezza sulla questione delle persecuzioni politiche nei confronti di Yulia Tymoshenko e dei suoi amici va comunque riconosciuta, manca però drammaticamente di una politica “offensiva” nei confronti dell’Ucraina. A causa delle divergenze al suo interno, l’UE è incapace di inviare un segnale chiaro, forte e univoco che riconosca la vocazione dell’Ucraina a diventarne parte.

Andiamo quindi in Ucraina con l’immaginazione…
Tutti i rappresentanti dell’Unione europea e dei suoi Stati membri potrebbero impegnarsi a sfoggiare durante la loro presenza in Ucraina un bel distintivo visibile, con i colori dell’Unione e dell’Ucraina, sul quale si potrebbe leggere: “Libertà per Iulia Timoshenko, l’Ucraina nell’UE”.

Sollecitate dall’Alta Rappresentante europea per la politica estera Catherine Ashton, le televisioni pubbliche dei Paesi membri dell’Unione potrebbero impegnarsi a diffondere a più riprese, durante tutte le partite, dei banner con lo stesso slogan. Le televisioni private potrebbero essere invitate a fare lo stesso. Le radio pubbliche potrebbero inserire nelle loro programmazioni degli spot dello stesso genere.

I giocatori potrebbero sfoggiare questo slogan sulle magliette e moltiplicare le dichiarazioni in questo senso in tutte le interviste che rilasceranno prima o durante il campionato. E, perché no, i tifosi dei Paesi membri dell’Unione, con la complicità delle agenzie di viaggio, potrebbero fare lo stesso o, meglio ancora, arrivare allo stadio e spiegare degli enormi striscioni con scritto: “Libertà per Yulia Tymoshenko, Ucraina nell’UE”.


Autore: Olivier Dupuis

Nato a Ath (Belgio) nel 1958. Laureato in scienze politiche e sociali all’Università di Lovanio, è esperto di politica internazionale e europea. E’ stato prima dirigente e poi segretario del Partito Radicale Transnazionale dal 1995 al 2003 e deputato europeo, eletto in Italia, per due legislature (1996-2004). Gestisce il blog leuropeen.eu .

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