Grecia, la fantasia (malata) è andata al potere

– Non ci rendiamo ancora ben conto di quanto la Grecia sia diventata una fucina di idee totalitarie.

Per un decennio abbiamo dato del “fascista” a chi non lo è mai stato. Abbiamo sentito i media definire il Partito della Libertà di Geert Wilders (emanazione del Partito Liberale olandese) come un “movimento di estrema destra xenofoba”, “razzista”. Abbiamo sentito definire “neofascisti” i conservatori Nuovi Finlandesi. Abbiamo sentito lanciare, da media e politici, accuse di “xenofobia” e “neofascismo” persino contro un ex dissidente, democratico, filo-occidentale quale Viktor Orban.

E, a furia di falsi allarmi, non ci siamo accorti che in Grecia, Unione Europea, si stava affermando un partito che nazista, xenofobo e di estrema destra lo è veramente.
Allo stesso tempo, siamo talmente assuefatti all’idea che il comunismo sia crollato assieme alle macerie del Muro di Berlino nel 1989, che non ci siamo accorti che in Grecia, Unione Europea, i comunisti stavano conquistando la maggioranza relativa e ora dettano le regole per formare il nuovo governo.

Il caso del partito Alba Dorata è sicuramente il più interessante e inquietante. Perché stiamo parlando di uno dei microbi politici della galassia dell’estremismo, un partito che non aveva mai preso più dello zero virgola qualcosa per cento improvvisamente balzato all’onore della cronaca conquistando quasi il 7% dei voti in tutta la nazione. Inebriato dal successo, il loro leader Nikolaos Michaloliakos ha costretto i giornalisti in conferenza stampa ad alzarsi in piedi in segno di rispetto e ha detto loro che, nonostante la loro diffamazione, lui ha vinto lo stesso.

Michaloliakos iniziò la sua carriera quando fu arrestato e congedato “con disonore” dalle forze speciali greche, per detenzione illegale di armi ed esplosivi nel 1979. Liberato un anno dopo fondò la rivista politica “Alba Dorata”, un esplicito riferimento alla società occultista di fine ‘800 che, fra i suoi vari rivoli, diede la nascita anche al pensiero di estrema destra tedesca. La stessa che poi divenne nazismo.

Dopo aver aderito al Unione Politica Nazionale, nel 1985 Michaloliakos fondò il movimento politico Alba Dorata. Negli anni ’80, il suo gruppo (che divenne un partito riconosciuto solo nel 1993) professava apertamente un credo neo-pagano ellenico e condannava sia il liberalismo che il marxismo, visti entrambi come “veicoli del giudeo-cristianesimo”.

Nel 1991, quando scoppiò la guerra civile in Jugoslavia, Alba Dorata compì le sue prime gesta militanti. Si distinse per la violenza (fisica) mostrata nelle manifestazioni contro la Repubblica di Macedonia, rea di avere adottato il nome della regione greca che diede i natali ad Alessandro Magno. Poi, militanti di Alba Dorata andarono volontari a combattere dalla parte dei nazionalisti serbi durante la guerra in Bosnia. Alcuni di essi erano presenti, sotto la bandiera greca, anche nella presa (e nel successivo massacro) di Srebrenica, nel 1995.

Negli anni ’90, Michaloliakos iniziò a intessere anche una prima rete di alleanze internazionali. Con i nazionalisti serbi, appunto, ma anche con gli ultra-nazionalisti russi di Vladimir Zhirinovskij e con gruppi della galassia neonazista in Germania. Nel 2005, dopo violenti scontri con i comunisti, Alba Dorata si prese un “periodo sabbatico” e i suoi membri si fusero con Alleanza Patriottica, un altro movimento di estrema destra. Ma il connubio durò poco e nel 2007 Alba Dorata ritornò sulle proprie gambe.

Fino al momento del successo, dovuto alla crisi economica e al collasso della politica tradizionale greca. Nel 2010 i neonazisti entrarono nel consiglio comunale di Atene. Oggi hanno 21 seggi in Parlamento. Promettono di minare i confini, per impedire l’accesso degli immigrati. Di deportare gli extracomunitari. Non nei “campi di concentramento”, ma “con metodi più moderni”, anche “con la collaborazione delle Nazioni Unite”. Un po’ come quando Hitler proponeva di trasferire pacificamente tutti gli ebrei nei Madagascar, insomma.

Quanto all’economia, i nazisti greci vogliono nazionalizzare tutte le banche e istituire delle “commissioni” (o squadre?) speciali per “punire i corrotti”. Il programma sembra la caricatura di un partito di destra, quasi non ci si crede. Il segreto del loro successo? Da un lato un attivismo comparabile a quello dei Fratelli Musulmani in Egitto: vestiti per i poveri, scorta armata per gli anziani, vigilantismo per proteggere le attività commerciali. In una Grecia devastata dalla crisi queste azioni hanno pagato.

Gli aspetti più prettamente nazisti del movimento, come l’antisemitismo e il neopaganesimo, sono stati celati e dissimulati nel corso dei decenni. Il partito professa la difesa dei valori della Chiesa ortodossa e si presenta al pubblico come il discendente di Metaxas, il dittatore greco che combatté Mussolini nel 1940. Il simbolo del partito non è una svastica, ma un meandro. Tuttavia basta dare una piccola occhiata all’archeologia greca per trovare che, in molte delle monete di Cnosso, il meandro e la svastica erano entrambe raffigurazioni del labirinto. Adottare come simbolo il meandro invece della svastica è dunque una dissimulazione molto facilmente smascherabile: come scrivere 88 invece di SS. Mezzucci da nazisti. Ci sono ben pochi dubbi sulla natura ideologica di questo movimento. I greci non hanno dubbi. E proprio per questo il 7% lo vota. Mentre il restante arco costituzionale lo emargina.

L’allarme suscitato dalla rinascita del totalitarismo nero, però, rischia di celare l’ascesa vertiginosa dell’altro totalitarismo, quello rosso. Che attualmente detta le regole del gioco in Grecia. Il Kke è un partito sempre rimasto stalinista, fedele all’ortodossia e all’Unione Sovietica, sempre ben lontano dall’“eurocomunismo” e da ogni forma di “migliorismo” in stile Napolitano.

Il Kke ha sempre giocato duro e sempre dalla parte di Mosca. Si è costituito nel novembre del 1918, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, a un anno esatto dalla Rivoluzione d’Ottobre. Quando Mosca ordinò di appoggiare i nazionalisti turchi di Kemal Ataturk, i comunisti furono in prima linea contro l’intervento militare greco. Metaxas prese il potere con un golpe militare, il partito entrò nella clandestinità. Si divise in più di una fazione, ma almeno una parte di esso, il cosiddetto “vecchio Comitato Centrale”, nella Seconda Guerra Mondiale, fu dalla parte degli invasori fascisti e nazisti, perché Hitler e Stalin erano ancora legati dal Patto Ribbentrop-Molotov.
Solo con la successiva invasione tedesca dell’Urss, iniziata due mesi dopo quella della Grecia, i comunisti iniziarono l’attività di resistenza.

Contrariamente ai partigiani rossi italiani che dopo la guerra (più o meno a malincuore) accettarono il disarmo, i partigiani comunisti greci del Kke presero di nuovo le armi per imporre un regime comunista. Furono necessari tre anni di guerra civile per sconfiggere il loro “Esercito Democratico”. Da allora dovettero darsi di nuovo alla macchia. Ma anche qui, pur nella clandestinità, i vertici del Kke si distinsero per il loro credo totalitario, sostenendo sia l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956) che quella della Cecoslovacchia (1968).

Paradossalmente si avvantaggiarono della dittatura dei colonnelli (1967-1974): tornata la democrazia, nel 1974 anche il Kke divenne nuovamente legale. Gli anni ’70 furono anni di dubbio per i partiti comunisti europei, che aderirono all’eurocomunismo, attirandosi i sospetti di Mosca. Il Kke rimase fedele alla linea del Cremlino, pur subendo la scissione di una parte del partito (Kke-Interno). Jurij Andropov, presidente del Kgb e poi dell’Urss, era talmente sicuro di avere un alleato solido in Grecia da onorare Atene della presenza di suo figlio, in veste di ambasciatore. Ancora dopo la morte di Andropov, nel 1984, al massimo della tensione fra Nato e Patto di Varsavia, la Grecia si chiamò fuori dalle manovre dell’Alleanza Atlantica: a causa delle pressioni comuniste sul governo socialista. Nemmeno il collasso dell’Urss ha scalfito o deviato questa linea ideologica. Oggi il Kke resta il più duraturo e inossidabile esempio di partito comunista occidentale. Oggi ha ben 26 deputati in Parlamento.

I comunisti che si sono staccati dal Kke, dai primi anni ’90 in poi, hanno costituito il partito Synaspimos, l’Akoa (Sinistra Innovatrice Ecologista Comunista) e il Keda (Movimento per l’Unità d’Azione delle Sinistre), confluiti nell’alleanza delle sinistre massimaliste, assieme ai comunisti trotzkisti (che ispirano i partiti Dea e Kokkino), ai socialisti massimalisti (due partiti: Dikki e Cittadini Attivi, questi ultimi rappresentati dall’ex partigiano Manolis Glezos, l’uomo che sfidò i nazisti strappando la loro bandiera sull’Acropoli, per sostituirla con quella greca) ed ecologisti (Ecosocialisti Greci).

Tutte queste formazioni post-comuniste o socialiste massimaliste, un coacervo di tutte le utopie del secolo scorso, sono confluite, dopo alterne vicende, nella coalizione attualmente chiamata Syriza, la seconda forza politica greca con 52 seggi in parlamento.

Il suo leader, Alexis Tsipras, è pronto a formare il governo, sia con la destra che con la sinistra. Purché il suo alleato accetti di “stracciare” il patto di austerità concordato con l’Europa e l’Fmi. E il debito? Non si paga. E se finiscono i soldi? Se ne stamperanno altri. Sono gli utopisti a dettare le regole del gioco.

In Grecia la fantasia è al potere, come speravano i nostri sessantottini. Presto o tardi sarà la realtà a vendicarsi.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

3 Responses to “Grecia, la fantasia (malata) è andata al potere”

  1. Partito della Libertà di Geert Wilders (emanazione del Partito Liberale olandese)…..
    [….]
    E il debito? Non si paga.

    In Grecia la fantasia è al potere, come speravano i nostri sessantottini. Presto o tardi sarà la realtà a vendicarsi.

  2. Giovanni Pocci scrive:

    Ahhaha che buffone che sei pennivendolo del piffero …

  3. creonte scrive:

    le splendide dichiarazione tedesche hanno il livello di capacità relazionali di un babino di 3 anni (“l’euro va avanti anche senza la Grecia”)

    in tale situazione di malat c’è solo la Germania, incacpace di gestire da 1000 anni una qualsiasi istituzione europea

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