Pronta la riforma dell’editoria. Raisi, “defiscalizzare pubblicità”

Stop a finanziamenti a pioggia, via agli incentivi per le start-up e un tetto alle convenzioni con le agenzie di stampa. Sarebbero queste alcune delle misure contenute nel decreto legge di riforma dell’editoria che il governo intenderebbe varare in uno dei prossimi Consigli dei Ministri.

Tra le altre cose, i contributi continuerebbero ad essere erogati ma sotto forma di rimborsi correlati ai “costi effettivamente sostenuti”. Previste, inoltre, “specifiche forme di sostegno per la lettura, l’innovazione, la nascita di nuove imprese, la multimedialità”. Il governo, inoltre, per garantire il pluralismo e la libertà di informazione definirà le categorie di soggetti destinatarie dei contributi, “con particolare riguardo ai quotidiani e periodici di consolidata tradizione e valore politico-culturale, alle testate espressione di comunità locali”. Novità anche per le testate on-line, per le quali è previsto un rimborso sino al 70% dei costi. Per quanto riguarda le agenzie di stampa, l’importo delle convenzioni non può eccedere il 60% del fatturato complessivo dell’agenzia”.

Sul tema è intervenuto anche il deputato di Fli, Enzo Raisi, che ha esortato il Governo a prendere in considerazione, tra le varie misure, “la defiscalizzazione e la detassazione per chi investe in pubblicità nel campo dell’editoria. Personalmente – ha detto Raisi – ritengo necessario sia rivitalizzare un settore importante come quello della pubblicità e del marketing, sia ridare respiro al settore dell’editoria, che sta uscendo dalla fase dei contributi pubblici, in quanto tagliati in modo consistente dalle ultime Finanziarie”.

 


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

One Response to “Pronta la riforma dell’editoria. Raisi, “defiscalizzare pubblicità””

  1. Crocetta De Marco scrive:

    Vorrei un’informazione su questo argomento. Da tre anni scrivo per un giornale online e so che non pagano non solo me, ma neanche tutti gli articolisti come me che inviamo articoli con una certa regolarità. Vorrei sapere se la nuova e imminente riforma sull’editoria che, si dice, legifererà anche sui giornali online, prevede una retribuzione a noi che, per adesso, abbiamo scritto solo per “la gloria”.Grazie e a risentirci, Crocetta De Marco

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