Quo vadis, Europa?

di SIMONA BONFANTE – Dove vai (adesso), Europa? Forse avremmo dovuto chiedercelo prima. O meglio, avremmo dovuto costringerci a non ignorare la domanda, assumere l’onere della risposta, e fare tutto questo in tempo per impedire che si arrivasse alla sentenza disperata emessa ieri dai greci, ed all’illusione di un rinvio a giudizio a cui i francesi hanno voluto lasciarsi andare, sempre ieri, mandando a casa Sarkozy.

Hollande non potrà mai dare quello che ha promesso ai concitoyens, semplicemente perché i soldi che gli servirebbero glieli deve prestare il mercato finanziario, quello stesso che il neo-presidente socialista ha invece promesso di punire. Ma in fondo, questo, lo sanno anche i francesi che lo hanno votato. La vera responsabilità che Hollande si è assunto è quella di rendere possibile una via di uscita alla stagnazione europea diversa dalla strada lose-lose imboccata dal Merkozy – il Fiscal Compact come espiazione. Hollande non ha un’alternativa concreta, innovativa, possibile. Ha una ricetta teorica, liberamente ispirata alle tesi di Paul Krugman: far circolare denaro pubblico per riattivare l’economia privata. Ma è proprio la circolazione – smodata, irrazionale, miope – di denaro pubblico ad averci portato faccia-a-faccia all’opzione fallimento.

In Grecia, è entropia sistemica allo stato puro. Lo era anche prima, con i partiti di governo, al governo. Sono stati quei partiti, prima a determinare, poi a disperarsi per scongiurare, il default. L’irrealismo delle estreme, di sinistra e di destra, ha fondamento nella realtà. Come d’altronde reality-based è anche l’antipolitica italiana, via di sfogo naturale alla improduttività omni-politica italiana.

Un po’ di Grecia c’è anche in noi. Ma in noi c’è anche un po’ di Francia. C’è caos sistemico (della Grecia condividiamo il ricorso emergenziale ad un governo non elettoralmente politico), e c’è l’illusione di poter risolvere il problema ripercorrendo le stesse rotte che l’hanno provocato (e questo lo condividiamo con i francesi: volere facce nuove, ma per inseguire storie vecchie).

In noi italiani però c’è anche altro: l’Europa, ad esempio. Abbiamo contribuito a farne la pluto-burocrazia inefficiente e sorda che è; abbiamo l’opportunità adesso di contribuire a farne l’entità politica che avrebbe dovuto imporsi di essere, perché è la politica che, sola può togliere o dare libertà.

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Twitter @kuliscioff 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Quo vadis, Europa?”

  1. lodovico scrive:

    Condivido molte delle sue parole: quello che mi preoccupa sono gli articoli di molti altri estensori che hanno fatto dell’Europa, e sono ancora oggi vicini alle idee di Ciampi,Prodi, Dini o chi era ai vertici del PDS eo PD, un feticcio da correggere solo per quanto riguarda la finanza (per questi causa dei dissesti ma non di quelli politici che non si vogliono ascrivere a politiche dissennate statali). Il FLI deve ricominciare a fare politica partendo dal federalismo e dalla costituzione tedesca.

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