Perché queste elezioni amministrative non sono importanti per il futuro dell’Italia

– Le elezioni amministrative italiane di domenica e lunedì avranno un significato importante per i cittadini dei Comuni interessati, forniranno qualche utile spunto sulla (scarsa) tenuta del sistema partitico, sanciranno clamorosi fallimenti e qualche sorpresa. Ma non saranno un passaggio cruciale per il futuro del Paese, anzi.

Lunedì mattina, ad urne italiche ancora aperte, i mercati si sveglieranno conoscendo il nome del prossimo presidente della Repubblica francese. Se sarà Francois Hollande, come pare probabile, un certo nervosismo si diffonderà tra gli investitori, preoccupati che le ricette social-demagogiche dell’esponente socialista possano compromettere le già flebili condizioni di salute dell’economia continentale. “Come possiamo allora, nel XXI secolo, dopo decenni e secoli di riflessioni e di esperienze, credere a ricette economiche emerse più da magie incantatrici che dalla scienza?” si chiedono ventuno economisti in un appello pubblicato ieri dal Wall Street Journal in vista del voto francese, indirizzato a Hollande a ai “suoi amici socialisti”.

Si vota anche in Grecia, dove verrà sancita la fine del bipartitismo fondato sui socialisti del Pasok e sui conservatori di Nuova Democrazia, che subiranno una straordinaria emorragia di voti a vantaggio di formazioni estreme. Si aprirà con ogni probabilità una stagione da Grosse Koalition tra i due partiti, e questa non sarà l’unica espressione in tedesco che i greci dovranno imparare. Sì, perché il futuro della Grecia – più che ad Atene – continuerà a giocarsi tra Francoforte, Berlino e Bruxelles.

In questo scenario, ciò che accadrà a Palermo, Verona, Genova o nei centri minori in cui si vota per i sindaci e i consigli comunali vale quel che vale. Passate le elezioni amministrative, la politica italiana dovrà affrontare alcuni dossier cruciali: mercato del lavoro, riduzione della spesa pubblica, liberalizzazioni, riordino del sistema fiscale, meccanismi di funzionamento e trasparenza dei partiti, legge elettorale, riassetto costituzionale. E’ tanto, probabilmente troppo per la sgangherata maggioranza che sostiene il governo tecnico. D’altronde, queste elezioni amministrative appariranno fin dalle prossime settimane come un’ultima coda di un assetto politico e partitico che non c’è più, che stiamo già superando (pur tra mille resistenze “corporative” e burocratiche).

Riponete in gran fretta le trombette e le bandierine da comizio, dopo il voto il gioco inizia davvero.

 


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Perché queste elezioni amministrative non sono importanti per il futuro dell’Italia”

  1. Andre scrive:

    Non interessa vedere questo Terzo Polo cosa conta davvero nel Paese? Non interessa sapere quali sono le direttrici di voto dei delusi da questo governo e quali saranno le forze ago della bilancia nel 2013? Questo richiamo al lavoro è ammirevole, ma scommettiamo che quando in qualche palazzo si vedranno cifre da prefisso (e qui mi riferisco al Terzo Polo) si comincerà a guardare di sbieco Monti? Ma chi se ne frega di tutto questo, e intanto in Grecia fascisti e comunisti la fanno da padrona e torniamo agli anni ’20, ’50 etc.. perchè quelli responsabili lavoravano. Buon lavoro.
    P.S. personalmente, tra l’altro, trovo il governo Monti più che sufficiente finora.

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