Un autogol del Governo sulle pensioni d’oro, ma nessuno vince la partita

di LUCIO SCUDIERO – Farsi fare la morale da Lega e Pdl sulle pensioni d’oro non è proprio il massimo della vita, ammettiamolo. Ma è il meritato contrappasso di un governo che nelle ultime settimane sembra diventato afasico, eccettuato lo sfogo indignato che il presidente del Consiglio ha regalato ieri l’altro agli onori della stampa, per la gioia di Alfano.

Per una volta, d’altro canto, il Pdl fa la cosa giusta nel perseguire l’obiettivo, sbagliato, di dare una lezione all’esecutivo che lo aveva messo in mora su fedeltà fiscale e governance Rai. E se è vero che il voto di ieri ripristina un situazione di buon senso, visto che continua a sfuggirci la logica per cui le retribuzioni dei top manager pubblici dovessero calmierarsi e le pensioni invece no, il segnale politico pare preludere ad un’inversione dei rapporti di forza tra Parlamento ed esecutivo, con il partito dei reduci berlusconiani innervosito dalle sconfitte che lo attendono di qui al prossimo anno, pronto a scaricare su Monti e i suoi ministri le proprie frustrazioni.

Questa volta il Governo se l’è cercata, comunque. E non vorremmo che mentre almeno mezza Italia continua a riporre in Monti la fiducia per riforme di merito, trasparenza e rilancio del Paese, qualche suo ministro o sottosegretario cedesse alle pressioni interessate di qualche consigliere di Stato preoccupato per il proprio privilegio.

L’abbiamo sempre sostenuto, anche quando a tendere la corda erano altri, come i tassisti oppure i sindacalisti della Cgil, che il tirare a campare non è una prospettiva né interessante, né praticabile per un esecutivo nato sull’onda dell’emergenza e chiamato a comporre, tecnicamente, i guasti prodotti da anni di politica assente.

Proprio ai partiti che la supportano in Parlamento senza doppi fini, spetta il compito di ammonire la squadra di Monti a prudenza e attenzione, ché la credibilità si acquista con fatica e in un attimo si perde. Nel giorno in cui si erano appena insediati i tre commissari (e tra questi Giuliano Amato con i suoi mille euro e passa di pensione al giorno) chiamati a tagliare le punte di una spesa corrente incomprimibile, il tentativo goffo di salvarne un pezzetto per i grand commis di Stato è apparso un’offesa a chi soffre i veri morsi della crisi.

D’altro canto, i censori di ieri li vedremo all’opera presto, quando la discussione toccherà il finanziamento pubblico ai partiti, e a dare le carte sarà il dottor Sottile. C’è un risvolto comico in ogni tragedia.

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Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

4 Responses to “Un autogol del Governo sulle pensioni d’oro, ma nessuno vince la partita”

  1. Piccolapatria scrive:

    Come cittadini ( sudditi) abbiamo un rovello che non ha niente di comico: salvarci dai farisei salvatori di nomina regia che si dilettano in anglismi ad effetto per meglio turlupinarci!

  2. Gionata Pacor scrive:

    Un autogol del Governo e delle forze che non hanno votato con Lega, IDV e PDL perché evidentemente volevano mantenere i privilegi dei manager di Stato.

  3. Bruno scrive:

    Nessuno vuole fare sacrifici, meglio se li fanno gli altri, nessuno ha il coraggio di imporli. Questo e’ un andazzo che dura da 40 anni.

    Prima o dopo si arriva alla resa dei conti.

  4. lodovico scrive:

    Diffidare sempre dei salvatori della Patria o di quelli che si convincono di esserlo: si MONT ano la testa.

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