Dopo i creditori italiani, l’Argentina espropria Repsol. E fa scuola

“Non sarà come con l’Argentina, questa volta è diverso”, dicono fonti della Moncloa dopo la decisione del presidente boliviano Evo Morales di nazionalizzare Transportadora de Electricidad (Tde), filiale della spagnola Red Eléctrica Española (Ree).

Gli elementi per giudicare se questa volta sia diverso o meno ancora non ci sono, ma è un dato di fatto che la Spagna e il suo governo subiscono un altro grave smacco a solo qualche settimana di distanza dall’espropriazione da parte di Buenos Aires di Ypf, azienda di idrocarburi di proprietà dell’iberica Repsol che la rilevò a peso d’oro solo qualche anno fa.

Non è un bel periodo per la Spagna: la disoccupazione cresce (24,4%, 5,6 milioni in totale, un giovane su due è senza lavoro), la recessione è ufficiale (tasso di crescita negativo, -0,3%, per il secondo trimestre di seguito), Standard & Poor’s taglia il rating di titoli di Stato e 11 banche (tra cui le “punte di diamante” Santander e Bbva). Nell’ultimo mese ci si è messo anche il Re (tra le altre cose anche presidente onorario del Wwf spagnolo…), con il suo criticatissimo viaggio in Botswana a cacciare elefanti, di cui si è avuta notizia solo perché il sovrano si è rotto l’anca, a gettare sale sulle ferite di una Spagna che nell’anno Quinto della Grande Crisi non riesce a risollevarsi e vede il baratro sempre più vicino.

A questa difficile situazione interna, che Rajoy gestisce al governo così come ha fatto con i lunghi anni all’opposizione, aspettando quasi silente che passi la nottata, si è ora aggiunta una difficile situazione internazionale: la Spagna è sotto attacco, proprio da parte dei Paesi che tradizionalmente hanno rappresentato e rappresentano ancora il suo mercato “imperiale” di riferimento. Quella Latinoamerica in cui il capofila dei populisti antististema della regione, Hugo Chávez, è ora costretto da un tumore che si è ripresentato negli ultimi mesi a lottare per la vita, proprio nella stagione in cui si gioca anche una complicata rielezione. Quella Latinoamerica dove cresce sempre più il ruolo di un Brasile in frenetica crescita. Quella Latinoamerica su cui anche la Cina ha messo gli occhi.

Quella Latinoamerica su cui la Spagna vorrebbe riaffermare il suo ruolo storico e strategico, ma che le sta rapidamente sfuggendo dalle mani. A sfidare Madrid ci ha pensato per prima Cristina Fernández de Kirchner, la Presidente argentina, peronista di ultima generazione che lo scorso 16 Aprile davanti al ritratto di Evita ha dichiarato di avere proceduto con l’espropriazione di Ypf, impresa leader nel Paese sudamericano nel campo degli idrocarburi, di proprietà per il 51% della spagnola Repsol.

Lo ha fatto inviando le forze dell’ordine negli uffici della compagnia perché “il popolo” prendesse possesso delle installazioni, cacciando i responsabili dell’impresa. Il motivo ufficiale: Repsol non investirebbe a dovere in Argentina i proventi dati da Ypf. Si sussurra, però, che il vero motivo sia un altro: si sarebbe trovato proprio in Argentina un giacimento di gas naturale dalle grosse potenzialità economiche, su cui anche Pechino vorrebbe dire la sua. Giacimento che il governo di Buenos Aires vorrebbe sfruttare, e su cui vorrebbe negoziare, in prima persona e senza intermediari.

Se la Fernández ci ha messo l’immaginetta di Evita, il viceministro dell’Economia Axel Kicilof ci ha messo le physique du role. Considerato uno dei cervelli dell’operazione, nominato dalla Fernández uno dei due amministratori della Ypf neo-nazionalizzata, quarantun anni, economista, piacione quanto basta, munito di lunghe basette e di una camicia bianca aperta fino al secondo bottone, affermava con retorica dardeggiante e accento porteño, anch’egli lo scorso 16 Aprile, la necessità per gli argentini di riappropriarsi di ciò che è loro.

L’Argentina e le sue risorse agli argentini, dunque: peccato che la Repsol versò al governo di Buenos Aires circa 15 miliardi di euro, in seguito a un’Opa grazie alla quale divenne proprietaria della maggioranza delle quote di Ypf.

Il governo spagnolo si è mostrato sorpreso di fronte a questa sfida della Fernández, il cui neopopulismo autarchico si era già palesato nelle scorse settimane nell’anniversario della guerra per le Malvinas-Falkland, durante il quale attaccò duramente il governo britannico. La Moncloa ha cercato di coinvolgere da subito Stati Uniti e Unione Europea nella difesa degli interessi delle proprie imprese e lo stesso Rajoy è volato fino in Colombia, dove si svolgeva il VI vertice delle Americhe, per incontrare gli altri capi di Stato e di governo sudamericani e non solo (c’era anche una folta delegazione Usa capeggiata dal Presidente Obama e dal Segretario di Stato Clinton) e per farsi rassicurare da loro sul fatto che l’espropriazione argentina sia stata un unicum.

Madrid minaccia ora di bloccare i propri aiuti all’Argentina, che attualmente eroga tramite la Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo (Iabd), e ha già annunciato che limiterà le importazioni di biodiesel da Buenos Aires. Sanzioni economiche che potrebbero portare il governo argentino a più miti consigli, oltre che frenare un possibile effetto contagio. Sanzioni che potrebbe far sue anche il governo italiano, considerato che molti risparmiatori italiani ancora ricordano la truffa dei bond argentini sottoscritti e mai rimborsati.

Tuttavia, le cose non sono così semplici se poco più di due settimane dopo, il Primo Maggio, il presidente boliviano Morales ha annunciato la nazionalizzazione di Tde, di proprietà spagnola. Certo, qui le cifre sono molto diverse (Tde è costata 92 milioni di euro) e il ministro dell’Economia spagnola, Luis de Guindos, ha detto che La Paz, a differenza di Buenos Aires che ha già affermato che non restituirà a Repsol il denaro impiegato nell’acquisto di Ypf, corrisponderà all’impresa iberica coinvolta quanto le spetta. E la situazione si complica ancora di più, dal momento che lo stesso giorno lo stesso Morales ha inaugurato insieme al presidente di Repsol, Antoni Brufau, un giacimento di gas che sfrutterà l’impresa spagnola, gas che proprio la Bolivia esporterà in Argentina.

La faccenda è intricata, anche perché vi si mescolano rancori mai sopiti, umori anticoloniali, frustrazioni assortite. Tuttavia, ci sembra alquanto azzardato vedere nelle manovre della Fernández e di Morales il giusto riscatto dei loro popoli dopo secoli di dominazione. Anche perché quelle imprese che ora vengono espropriate a suo tempo non furono regalate o confiscate dall’occupante straniero, ma comprate, e non per poco, a un governo democraticamente eletto di un Paese sovrano. E anche perché in un mondo interconnesso come quello attuale vivere in autarchia è praticamente impossibile, oltre che autolesionista.

Non tutto ciò che fanno le multinazionali è legittimo e giusto, intendiamoci, ci sono anche molte storture che è necessario combattere. E sarebbe bene che i popoli prendessero in mano il loro destino, laddove possono farlo. Ma non è bene e non è giusto che al possibile arbitrio privato si sostituisca un arbitrio pubblico certo. Non vorremmo avere ragione, ma crediamo che neanche un euro dei proventi di questa nazionalizzazione andrà a migliorare veramente le condizioni del popolo argentino o verrà corrisposto, ad esempio, ai cittadini italiani truffati dai “tango bond”.

Perché sarebbe bello vivere in un mondo dove i governi tolgono ai cattivi (sempre che sia chiaro chi questi siano) per dare ai buoni (sempre che sia chiaro etc.); quello in cui viviamo ora, tuttavia, è un mondo fatto di governi come quello argentino che, con il pretesto di dare a chi ha di meno, bastonano l’iniziativa privata straniera per dare a chi ha già, e non ha mai abbastanza: lo Stato e i suoi famigli.


Autore: Simone Callisto Manca

Nato a Sassari nel 1982, è giornalista professionista. Ha avuto esperienze professionali all'Ansa (tra Madrid e Roma) e al Public Affairs dell'Ambasciata Usa in Italia. Attualmente vive a Barcellona, dove è Responsabile Comunicazione e Relazioni Pubbliche di un'importante associazione benefico-culturale di italiani all'estero.

7 Responses to “Dopo i creditori italiani, l’Argentina espropria Repsol. E fa scuola”

  1. Killy77 scrive:

    Fanno bene quelli del sudamerica a riprendersi quello che gli appartiene e che l’Europa gli sottrae da secoli. Il sudamerica da sempre vive accordi commerciali sempre sfavorevoli frutto di minacce di sterminio.

  2. Simone Callisto Manca scrive:

    Non sapevo che Repsol avesse comprato Ypf minacciando gli argentini con la bbbbomba.

    Chiedo venia.

  3. Guido scrive:

    Gli argentini non sono stati minacciati con la bbbbomba, ma governati da Governanti truffatori-leggi Menem- posti in azione dai Chicago boys che li hanno convinti ad adottare la “moneta forte” Dollaro per evitare la svalutazione. Tutti felici, con il ministro dell’economia Carvalo, che aveva 1Peso=1Dollaro. Quando il debito pubblico argentino è finito al 52% in mano straniera, gli “investitori” hanno tirato la rete e sottratto i loro Dollari, facendo crollare il paese. Default. Volevano il FMI per sostituire i vecchi malfattori con nuovi malfattori, ma è arrivato il “fascista” Kirchner e tutto è cambiato. I debiti sono stati “bruciati”. E’ quello che dovrebbe fare l’Italia, col suo 52% di debito in mano estera.

  4. Alessandro scrive:

    Complimenti, Guido, non si poteva spiegare la situazione sinteticamente meglio di cosi. Autore poco informato o in mala fede.

  5. Alberto scrive:

    Argentini = Truffatori

  6. Andrea B. scrive:

    @ Simone
    è una partita persa, lasciamo perdere: ragionare con chi si ammanta di retorica terzomondista, anticoloniale (però quello che fanno i neo colonialisti cinesi va bene) ed anticapitalista è una inutile perdita di tempo.
    Questi qua, se e quando gli argentini riusciranno a buttare a mare gli abitanti britannici delle Falkand per “depurare” etnicamente le Malvinas, gli applaudiranno pure…

    Forse, se si cita la scuola di Chicago, dovremmo avrel’onestà di parlare un po’ anche della situazione economica del Cile, che non mi sembra proprio malaccio in confronto ai suoi vicini e poi , sopratutto, ragionare sull’ ultima frase dell’ articolo per capire qual’è il punto focale della discussione … ma no ma no…tenetevi pure stretta la fascio-comunista convinzione della superiorità dello “stato” ed il suo diritto di fare e disfare a suo piacimento.

  7. Simone Callisto Manca scrive:

    Quoto Andrea B.: chiunque conosca un poco la situazione di quei governi sa che a questi ultimi tutto sta a cuore tranne che le condizioni dei propri popoli. Sono oligarchie di potere che puntano all’autoconservazione. Tra l’altro, se non fosse tempo perso, si potrebbe dire, a questi poco attenti osservatori, di studiare il comportamento nell’area di Brasile e Cina che molti dicono pronti, attraverso loro aziende di idrocarburi, a rilevare a prezzo d’oro Ypf.
    Nazionalizzare, sì, ma per poi vendere al miglior offerente. Sarebbe interessante sapere a chi andranno i ricavi.

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