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Se i commissari si commissariano

– In Italia i commissari sono come le matrioske, ne salta fuori sempre uno nuovo. Impossibile ricordarli tutti ma sono ormai leggenda quelli ai rifiuti in Campania, quelli alla ricostruzione post terremoto, le commissioni parlamentari sulla giustizia, quelle alle riforme costituzionali. Menzione speciale poi per le bicamerali che delle matrioske hanno proprio tutto, compreso il fatto di essere vuote dentro.

Tuttavia l’apoteosi, il capolavoro della gestione delle emergenze lo compie questo governo. Già esso stesso per definizione un governo di commissari, si autocommissaria ingaggiando tre super esperti che affrontino i nodi dell’attuale momento: tagli alla spesa, finanziamento dei partiti e contributi alle imprese. L’arte del commissariato che diventa barocco: abbiamo un governo roccocò.

Nulla da dire su Bondi che ha dimostrato di essere un eccellente manager in piu’ occasioni. Vien pero’ da domandarsi perche’ per raccattare la miseria di 4.2 miliardi di tagli alla spesa in un labirinto in cui la spesa inutile e improduttiva ne vale almeno 100, si ritiene insufficiente avere un ministro (Giarda) pagato ad hoc.

La nomina di Giavazzi puo’ avere il senso della messa alla prova: “ dopo che hai pontificato sui giornali vediamo cosa sei in grado di fare“.

Ma la vera sfida (al buonsenso) e’ la cooptazione del sempiterno Amato.

Gia’ numero due del psi di Craxi; sfiorato dallo tsunami tangentizio che travolse il suo datore di lavoro poi latitante ad Hammamet; eta beta per chi lo vedeva come esperto di economia di stato, Mickey Mouse nelle vignette di Forattini, astuto rapinatore di conti correnti; uomo per tutte le stagioni per il leader Massimo e per i PDS/DS/PD inquieti, il prof. in pensione Giuliano Amato (giusto qualche spicciolo di vitalizio, 1.037 euro al giorno) è chiamato a fare il contrario di quello che i cittadini chiedono a gran voce: salvare il finanziamento ai partiti.

La UE che ogni tanto ci suggerisce anche cose giuste, ci ha detto una cosa semplice semplice per cominciare a tagliare le spese, accorpare le province.

Ma a noi italiani piacciono i commissari. Come nelle fiction.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

One Response to “Se i commissari si commissariano”

  1. Piccolapatria scrive:

    Ahinoi, è proprio questa per nostra ulteriore disgrazia la situazione. Giavazzi, punito per le sue sacrosante e lucide critiche, alla fine non potrà venire a capo di nulla perchè scientemente non gli faranno avere i veri numeri su cui ragionare e verrà “sputtanato”. Bondi, ottimo professionista e onesto galantuomo, esperto di faccende private che ha affrontato con suiccesso, probabilmente non riuscirà a districarsi nel ginepraio di conti pubblici di cui non è specialista. Il sempiterno Amato, la cui carriera politica posa le basi proprio sul prodotto tangentizio partitocratico, lo conosciamo quale figura patrigna e non adamantina; negli anni 90 ci raccontò che il furto nottetempo operato in modo indiscriminato era legale , inevitabile e giustificato nel nome della salvezza dell’Italia (fallimentare allora come ora); nella realtà gli premeva personalmente di salvare la ghiotta fonte della sua indecente enorme e ingiustificata pensione che, secondo lui e i molti altri papaveri indegni lussuosi pensionati come lui, è un diritto acquisito intoccabile; come non fosse una spesa pubblica che sta sul gobbone del cittadino turlupinato. Il prezzo della macchinaccia statale va pagato costi quel che costi ed è incivile e indegna, come un attentato verso lo stato ( dice il Monti…), la paventata “minaccia” del suddito di non voler pagare l’insostenibile entità del balzello. Quali speranze possono ancora nutrire i poveri cristi vessati e tormentati fino alla disperazione perfino da suicidio? Già i suicidi, in fondo sono molto meno del numero che può contare la Grecia disfatta e allora tutto va ben. Buona giornata se si può.

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