di SIMONA BONFANTE – Il Ministro Giarda ha un problema: tagliare la spesa pubblica senza toccare quello che sulla spesa pubblica grava di più, il costo del personale. Quel costo è assiomaticamente detto ‘incomprimibile’. Ecco, ma perché? In Italia i dipendenti dello Stato sono quantitativamente in linea con quelli degli altri paesi europei. Almeno così, formalmente. Sostanzialmente, invece, gli stipendiati dalle amministrazioni italiane sono molti di più, perché oltre ai ‘fissi’ ci sono i ‘coatti’ – consulenti, a progetto, interinali – arruolati per fare il lavoro che i fissi non fanno, o per non-fare neanche loro il lavoro che già i fissi non fanno. Il fannullonismo però c’entra poco.

La PA costa tanto perché non funziona. E non funziona perché il ‘processo’ è grippato, ottuso, autistico. Il processo è così ma non lo si può cambiare. E non lo si può cambiare perché il capitale umano – che in qualunque organizzazione complessa è fattore ‘vivo’ di produzione – nella Pa è una variabile morta, cioè indipendente.  Indipendente dalla effettiva utilità, dalla ragionevolezza dei costi, dalla (sur)realtà economico-gestionale alla quale pretende di esser consacrato, dalla dis-economia della sua pletorica nocività.

Ora, se la componente primaria della spesa pubblica è il personale, e se quel personale – per entità e rigidità – è in sé fattore di inefficienza, e se quell’inefficienza è ritenuta ‘incomprimibile’, ebbene tutti i tagli sui costi marginali (forniture, servizi, ecc) rischiano di essere vanificati, ovvero di produrre (marginali) risparmi contingenti ma non efficienza sistemica – che poi altro non è se non la possibilità di avere ‘meglio con meno’. Tant’è che pure in passato di tagli (agli incrementi di spesa) ne sono stati fatti, e nei settori più socialmente sensibili – scuola, sanità, sicurezza. Eppure la spesa complessiva non è diminuita; anzi, è di parecchio aumentata e questo, sovente, a fronte di un deterioramento della qualità, cioè finendo con l’avere tutti ‘peggio con più’. Com’è stato possibile? Lo è stato perché non è stato lambito il processo, ma solo sclerotizzato il prodotto.

La Bce consiglia al Governo di accorpare le ProvinceFantastico, ma il personale? Se lo consideriamo capitolo di spesa ‘insopprimibile’ non faremo che ulteriormente appesantire, irrigidire, rallentare il processo, ovvero renderlo più oneroso e quindi, alla fine, spendere di più. Se immaginiamo invece di alleggerirne il carico, ad esempio mandando in pensione parte dei troppi, costosi, sostanzialmente inessenziali esponenti apicali, ecco, scopriremmo che non si può. E sapete perché? Per la riforma delle pensioni. È per questo – per dire – che il Ministro Cancellieri ha dovuto rinunciare a tagliare gli elefanti del suo ministero: dovrà accontentarsi di bloccarne il turn-over che è un modo più lento, meno efficace, meno sistemicamente duraturo di produrre innovatività. Cioè, il processo alla fine risulterà cristallizzato nella sua viziosità. Resterà farraginoso, not-accountable, irrazionale dunque oneroso e produttore di oneri aggiuntivi che, poi, significano la solita cosa: tasse.

Il compito della Spending Review non è prolungare lo stato vegetativo dell’infrastruttura pubblica, ma restituirla alla vita; non tagliarle l’ossigeno ma liberarla dalla dipendenza dal respiratore. È un intervento a cuore aperto o non è altro che accanimento terapeutico. Il cuore della spesa pubblica è il personale, quindi che senso ha mettere le mani ovunque tranne che lì?

———————–

Twitter @kuliscioff