Non conoscere, ma deliberare

di SIMONA BONFANTE – La Consip per conto del governo bandisce una gara per l’acquisto di un nuovo parco di auto di grossa cilindrata. Detto così, pare una follia. Infatti la notizia rimbalza sul web, si viralizza, si gonfia di indignazione e si fa legna da ardere sul fuoco dell’indistinto anti-castale. Onta, vergogna. E parziale retro-marcia del governo, o meglio precisazione. Intanto a) una gara non è un acquisto e b) quell’acquisto eventuale sarebbe destinato primariamente alle Forze dell’Ordine. Comprare auto nuove – spiega Palazzo Chigi – risulta meno oneroso (e meno inquinante) che manutentare le vecchie. Vecchie ormai anche di 10 anni.

Cosa ci suggerisce questo? Che non sempre nuova spesa equivale a più spesa. Ma chi lo fa più lo sforzo di capire? Chi ce l’ha più il bisogno di conoscere? Qui ormai siam tutti pronti solo a deliberare: su Facebook, su Twitter. E lo facciamo sempre di più e con sempre più goduria perché siam consapevoli del potere acquisito col social networking: siamo diventati lobbisti, esercitiamo una tale massiva pressione sul decisore che questi, se noi lo vogliamo, alla fine è costretto a capitolare.

Se chiedi in giro quali siano le spese da tagliare, ti senti rispondere: ‘gli stipendi dei parlamentari’, come se il debito venisse da lì. Come se le unità di misura del carico complessivo della spesa pubblica (e relativi sprechi) e quello dei costi (e relativi sprechi) delle risorse istituzionali fossero (anche solo lontanamente) commensurabili.
E in fondo, do you remember referendum per l’acqua pubblica? Ecco, l’acqua non c’entrava nulla. C’entrava la gestione delle infrastrutture idriche e la possibilità di affidarla a chi garantisse maggiore efficienza, risparmio e qualità. La gente ha deliberato, plebiscitariamente, su altro, cioè senza conoscere o conoscendo il falso. E su quel non-dato ha deliberato.

Ieri intanto in Parlamento si votava il Def, il business plan del paese-delle-auto-blu. 3,2 miliardi i risparmi che la riforma delle pensioni determinerà per il 2012, 8,5 per l’anno successivo, 10,5 per il 2014. 7,2 miliardi in meno di spesa per il patto di stabilità con gli enti locali. E dal 2014 saranno 9.2.  Poi c’è il tetto allo stipendio dei manager pubblici: 293.658 euro lordi, come il primo presidente di Cassazione. Non è poco, ma è un tetto. 2,5 miliardi nel 2013 e 5 nel 2014 sono i risparmi preventivati per i tagli alla sanità. La spesa sanitaria complessiva salirà, ma meno del Pil nominale.

Questi son numeri e vanno contestualizzati, ad esempio rispetto al tasso di disoccupazione (che rimarrà sopra il 9% ancora per almeno tutto il prossimo biennio), ed alla pressione fiscale che rischia di rimanere, ancora fino al 2015, sopra il 45%. Poi ok c’è l’avanzo primario, sempre più ingente, ma tanto di quell’avanzo ce ne facciamo poco, se non pagarci parte degli interessi sul debito.

Questi, dicevamo, son numeri. Anche quelli delle auto-blu, però, son numeri. Ma a differenza di questi, che dicono qualcosa, quelli delle auto di cui era stato bandito l’acquisto, non dicono assolutamente nulla. E infatti ognuno può far loro dire quanto vuole. Sono sempre assoluti, sono sempre un testo senza contesto. Invece i numeri giusti e utili sono sempre relativi. Ma sono anche più difficili, perché occorre scoprirne, spiegarne e comprenderne le relazioni.

I numeri – cioè fatti, prospettive, elementi di realtà – sono la base dell’informazione quindi della scelta. L’informazione deve essere inter-mediata, è per questo che esistono i giornalisti ed è per questo che i giornalisti dicono che il loro Ordine è presidio di professionalità. Intermediare vuol dire rendere intelligibile quello che può non esserlo – i dati macro-economici, ad esempio. Eppure l’informazione quella inter-mediazione non la fa. Anzi pare ormai non saper far altro che pescare le non-notizie viralizzate dal web, cucinarle ed offrirle come piatto del giorno nel menu dell’opinione pubblica. E il risultato è la lobby dei diversamente competenti ma arrogantemente deliberanti.

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Twitter @kuliscioff


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

3 Responses to “Non conoscere, ma deliberare”

  1. Camelot scrive:

    Un capolavoro! ;)

  2. Piccolapatria scrive:

    Prendiamo atto sia dei numeri sciorinati con dovizia illustrativa e sia della precisazione delle alte sfere così ben benino riferita dalla solerte autrice senza uno spicchio di dubbio che non sia tutta la verità su questo “bando forse ma non è detto acquisto”. Mah!

  3. Piccolapatria scrive:

    Mi ha preso l’uzzolo dei numeri… ma ne dico uno solo tra tanti altri negativi. La Corte dei Conti osserva che per “merito” delle manovre miracolose si dissolverà nel 2013 la fantasmagorica cifra di 37miliardi. E, vai con il cresci Italia!

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