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Il qualunquismo che vince nei momenti di crisi

– Qualunquismo. Se cercate su un vocabolario troverete una definizione che, su per giù, suona così: movimento di opinione pubblica sorto in Italia all’inizio del secondo dopoguerra, che rifiutava ogni ideologia e sistema politico, soprattutto quello dei partiti – per estensione: atteggiamento di disinteresse verso la politica e di prevenuto giudizio negativo nei confronti delle istituzioni pubbliche.

Ma, storicamente, quali sono le origini del qualunquismo? E poi perché parlarne oggi? Una domanda per volta, e facciamo un salto indietro nella storia – e mi faccio aiutare da un buon saggio di uno storico francese, così nessuno mi dirà che scrivo cialtronate.
Nel 1945 gli attacchi più netti contro il nuovo sistema politico italiano, nato dalle battaglie della resistenza, non vengono solo dai fascisti, ex fascisti o neo fascisti (a seconda di come li si vuole definire) di sorta. I fascisti sopravvissuti ai demoni della guerra cercano di sopravvivere come possono, maluccio.

Gli attacchi più pericolosi contro i valori e la politica della nuova Repubblica vengono da un movimento che si pretende apolitico, fondato nel 1945 da un giornalista e commediografo (ed ex speaker di Radio Tobruk) Guglielmo Giannini.

La vicenda era iniziata un anno prima quando la guerra civile era in pieno svolgimento. Giannini non aveva nulla del militante fascista puro e duro. Nato a Napoli aveva esercitato tra le due guerre l’attività giornalistico-letteraria. Era stato autore di una cinquantina di lavori teatrali di un conformismo senza macchia, che gli avevano permesso di ottenere i finanziamenti del Ministero della Cultura Popolare. Questi lavori gli procurarono la denuncia che lo portò da imputato davanti a un tribunali d’epurazione contro i fascisti. Tra le accuse a suo carico la più buffa era quella che gli imputava di aver scritto “commedie orribili”.

Pur essendo abbastanza critico nei confronti della politica filohitleriana e della guerra di Mussolini, Giannini nel 1941 aveva preso la tessera del Partito Nazionale Fascista. Giannini, come molti italiani, si considerava come uno tra tanti, uno che aveva aderito al regime per necessità familiare, uno che in realtà non era colpevole di nulla, che non era correo del regime, perché la politica era al di sopra della sua testa. Certo, se nel 1940 gli avessero fatto domande circa il fascismo avrebbe risposto: “sono fascistissimo”.

Nel 1943 aveva scritto il libretto “La folla: seimila anni di lotta contro la tirannide”. Giannini vi faceva l’apologia del “buon senso laborioso e pacifico del popolo”, fustigava i valori delle elite borghesi e sviluppava la solita teoria della riduzione dello Stato alle sole funzioni amministrative e di pubblica sicurezza. Da questa riflessione nasce il settimanale “L’Uomo qualunque”, che riceve il sostegno di alcuni ambienti bancari preoccupati per la crescente influenza dei comitati di liberazione. Il logo della rivista è un ometto (qualunque) schiacciato da una pressa (lo Stato, la politica ecc. ecc.). Il successo della rivista è immediato. Sin dai primi numeri L’uomo qualunque supera le 80.000 copie per raggiungere in due anni una tiratura tra le 700.000 e le 800.000 copie.

Le ragioni del successo sono da ricercare sia nello stile del suo direttore sia nei temi affrontati. Il tono oscillava tra la polemica aspra e il falso candore. Dopo aver denunciato l’epurazione selvaggia e gli eccessi dell’antifascismo, cosa che costò alla rivista l’accusa di “nuocere allo sforzo di guerra della nazione” e la sospensione delle pubblicazioni per due mesi, Giannini diresse le sue invettive contro lo Stato, contro il fisco, contro le elite liberali che avevano portato il fascismo al potere per poi tradirlo e contro la democrazia decadente.

La politica era intesa come un indistinto insieme di ladroni, profittatori, voltagabbana. Un discorso populista volto a richiamare il pubblico delle classi medie rimasto disorientato dal crollo del regime e alla ricerca di quell’eterna terza via tra capitalismo e socialismo. Gli attacchi personali contro questo o quel personaggio, le campagne diffamatorie, l’uso sistematico dello scandalo facevano parte della ricetta che permisero a L’uomo qualunque di assurgere in pochi mesi ai primi posti nella classifica dei periodici italiani.

Il successo del settimanale finì per dare alla testa a Giannini. Perché non tentare di fare dei suoi lettori l’asse portante di un movimento politico che non disdegna né la demagogia dei suoi discorsi, né l’inconsistenza programmatica dei suoi programmi? Giannini era sostenuto dal fervore contestatario dei suoi lettori (migliaia di lettere lo esortavano a scendere nell’arena politica), a fondare un proprio partito. Il 7 novembre 1945 Giannini pubblicò sul settimanale il programma del Fronte dell’uomo qualunque.

Benché non mirasse a rifondare il regime Giannini pensava di mobilitare un’opinione pubblica che era quella del primo fascismo, ossia gli insofferenti – ma ricercando anche l’appoggio di quegli ambienti che avevano permesso l’affermazione della dittatura. Nei sei mesi che seguirono la costituzione del Fronte Giannini non smise di alzare i toni, denunciando i traditori che erano passati dalla parte degli Alleati, attaccando duramente gli “emigrati” antifascisti, i politici in cattiva fede, i depredatori della nazione e così via.

Alle elezioni del giugno ’46 il Fronte ottenne il 5% dei voti totali. Le elezioni amministrative dell’autunno del ’46 confermarono questa tendenza: 8,4% a Torino, 10% a Mantova, 13,7% a Firenze, più del 20% a Roma, 24,7% a Palermo, 47% a Lecce. Un trionfo. Il trionfo del voto di protesta, contro tutto e contro tutti. Ma il successo del fonte fu, per fortuna, di breve durata. I grandi partiti riuscirono a ricollocare la protesta nell’alveo della politica progettuale e programmatica. Alle elezioni legislative del ’48 il Fonte raccolse solo il 3,8%. Il partito di Giannini scomparve poco dopo, ma lasciando una parola nuova nel vocabolario politico: qualunquismo. E’ il populismo protestatario. Molto vicino a quello che sarò il poujadismo francese.

Giannini ha messo a punto questo teorema: i giorni della crisi di un sistema sono i giorni del realismo politico ed allo stesso tempo dell’opportunismo. Sono le logiche di quel populismo e di quel qualunquismo tipicamente italiani. Si rinuncia a fare i conti col passato. Una gran parte degli italiani si convince di aver aderito al “sistema” per necessità familiare, una specie di adesione involontaria. Il paese si autoassolve, in fondo in fondo non c’è più niente da epurare, da attaccare e da mettere sul banco degli imputati … se non gli altri … quei cattivi italiani con i quali io non ho mai avuto nulla a che spartire. Tutti sono colpevoli tranne la gente comune, cioè io.

In fondo in fondo, con le dovute distanze, e con i dovuti distinguo di contesto storico e politico, la storia e la “poetica” di Giannini mi ricordano qualcosa che ha a che fare con i nostri giorni … e a voi?
E chi s’ incazza ha la coda di paglia.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

3 Responses to “Il qualunquismo che vince nei momenti di crisi”

  1. foscarini scrive:

    Io non mi incazzo figuriamoci.
    A me basta fare i miei interessi, evitare di farmi prendere per il culo e non votare per i ladri socialisti che sostengono l’attuale governo.
    Anche un pipparolo piuttosto che l’attuale poltiglia di fasciocomunisti andrebbe benissimo. Che poi Grillo proponga anche cose sensate (e inevitabili), come l’uscita dall’euro, sono solo motivi in più per andare a votare contro chi con le tasse mi deruba ogni giorno.
    Io non mi incazzo, anche se forse ho la coda di paglia, e neanche me ne accorgo. In fondo non sono certo intelligente come un semiologo esperto in prodotti audiovisivi. Però a leggere l’articolo qui sopra, l’arroganza che trasuda mi fa venire un po’ la nausea.

  2. GiulioB1 scrive:

    Almeno c’è qualcosa di destra: la coerenza!
    Che sia mai che una volta eletti anziché darsela a gambe rispetto agli obbiettivi presentati agli elettori li facciano davvero!

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