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Se le ragioni contro l’Europa sono quelle di Grillo, meglio restarci più a lungo possibile

– Come sappiamo, da molti liberali sono venute in passato lucide critiche al processo di unificazione europea, fondate sui rischi di ritrovarci un superstato socialista e burocratizzante, di disinnescare la concorrenza fiscale e normativa e di deresponsabilizzare i governi nazionali incentivando l’azzardo morale.

Queste critiche sono state irrise dai più, nel corso di due decenni di demagogia europeista pressoché incontrastata che ha privato il nostro paese – al contrario di altri – di un vero dibattito sull’integrazione continentale e sulla moneta unica.

Tuttavia, dopo l’inizio della crisi, dal populismo dell’”o si fa l’Europa o si muore” di cui siamo stati ampiamente imbevuti si sta però passando, molto rapidamente, ad un populismo di segno opposto.

Sta nascendo un movimento antieuropeista, di matrice fondamentalmente anticapitalista, fatto di indignados, di complottisti e di signoraggisti, di reietti della peggior destra e della peggior sinistra – un antieuropeismo di cui Beppe Grillo con la sua junk politics ha le carte in regola per prendere la testa.

Il leader del Movimento 5 Stelle, del resto, ha pochi dubbi. No all’austerità, uscire dall’Euro, non pagare il debito ed al diavolo tutti gli altri.

Il dato di fatto è che molti di quelli che sostengono la fuoriuscita dalla moneta comune – e magari dall’Unione Europea – oggi considerano questa strada come l’”alternativa al rigore”, come l’opportunità di farci “i nostri comodi” senza essere giudicati dalla Merkel o da Sarkozy.

Costoro sono in gran parte convinti che si possa uscire dalla crisi adoperando la leva della svalutazione monetaria, cioè iniettando nel sistema economico moneta non coperta da effettiva ricchezza. Auspicano, in altre parole, uno Stato “falsario”, che paghi i propri debiti e finanzi la spesa pubblica stampando carta.

Evidentemente anche solo prefigurare, in modo concreto, un simile scenario condurrebbe ad una travolgente fuga di capitali dal nostro paese, che avrebbe come conseguenza il rapido collasso dell’intero sistema bancario. Dal piccolo risparmiatore al grande investitore, sarebbe una corsa a salvare e portare all’estero i propri euro, per evitare di ritrovarsi in mano delle lire senza valore.

Il costo delle materie prime e dell’energia metterebbe in difficoltà i nostri produttori ed assisteremmo con tutta probabilità ad un’impennata dell’inflazione che genererebbe pressioni per aumenti salariali.

Non pagando (o svalutando) il debito, ci faremmo anche un bel po’ di nemici e non è detto che le nostre esportazioni sarebbero favorite da una valuta più debole a fronte della possibile adozione di politiche protezioniste “ritorsive” da parte degli altri paesi europei.

Comunque, il vero errore che fanno certi antieuropeisti è pensare che fuori dall’Euro non dovremo più rispondere a nessuno. E’ falso, perché invece dovremo dar conto ogni giorno ai mercati, il cui giudizio sarebbe molto più schietto di quello politicamente negoziabile della signora Merkel o di Draghi.

L’uscita dall’Euro e potenzialmente dall’Unione Europea renderebbe il nostro sistema paese esposto completamente alla concorrenza degli altri sistemi paese, privandolo dei paracadute che l’attuale assetto garantisce.

Paradossalmente essere all’esterno dall’eurozona, implica requisiti più stringenti che stare all’interno. Per sopravvivere fuori dalla moneta unica bisognerà essere più bravi degli altri, con i conti in ordine, meno tasse, un’economia in crescita ed un apparato statale efficiente. Altrimenti, semplicemente, imprenditori e capitali vanno altrove.

L’unica possibilità vera che si possa tornare felicemente alla Lira è far sì che il nostro paese risolva prima tutti i suoi nodi politici di fondo, al punto che la nostra moneta non rischi una traumatica svalutazione a fronte della fuoriuscita. Per questo degli antieuropeisti seri dovrebbero essere i primi sostenitori di una politica rigorosa di pareggio di bilancio, da attuarsi attraverso drastici tagli alla spesa pubblica – dovrebbero essere i primi sostenitori di riforme radicali di liberalizzazione e di riduzione dell’imposizione fiscale.

Molti liberali sono euroscettici perché sono di natura ambiziosi ed il loro ideale non è un’aurea mediocritas. Sono come quegli allievi che non si accontentano del “sei politico” o di copiare i compiti dai compagni più bravi.

Rifiutano l’integrazione politica e l’armonizzazione, perché comprendono i pericoli per tutti di un livellamento al ribasso ed attraverso la concorrenza tra gli Stati mirano a promuovere standard più alti.

Il loro è un euroscetticismo realista perché parte dalla comprensione dei meccanismi che regolano le dinamiche di un mondo complesso e globalizzato e vuole inserirsi all’interno di esso da protagonista.

E’ proprio il contrario, cioè, di quell’antieuropeismo cialtrone di coloro che prima ancora che secedere dall’Europa vorrebbero secedere dalla realtà, dal mercato e dal giudizio degli altri. Costoro sono come quegli studenti che mettono da soli i voti sui libretti, convinti che i nodi non verranno mai al pettine e che comunque se la caveranno.

Illusi. Il bluff sarà scoperto il primo giorno.

Tutto sommato se il motivo di fondo per cui vogliamo essere “padroni a casa nostra” non è quello di essere “migliori”, ma quello di poter essere “impunemente” peggiori, allora probabilmente è molto più efficiente restare in Europa con tutti e due i piedi.

Se vogliamo continuare con la politica della spesa e della finanza allegra, allora ci conviene stare abbarbicati all’Euro, sostenendo per via politica tutti i dispositivi che consentano di accollare agli altri i costi della nostra inefficienza.

Insomma, meglio chiedere gli eurobond per scaricare sulla Germania il nostro rischio paese; meglio invocare l’armonizzazione fiscale per evitare la concorrenza degli altri paesi con meno tasse.

Meglio far leva sul ricatto di trascinare a fondo gli altri o fare appello a valori di solidarietà comunitaria per pretendere sovvenzioni e bail out, offrendo in cambio riforme finte.

Insomma, rispetto alle avventure, meglio la sperimentata politica del “chiagne e fotte” – almeno fino a quando non sarà qualcun altro a decidere di tornare al Marco.

L’inconsistenza politica ed ideologica di certi antieuropeisti de’ noantri deve essere combattuta e smascherata. Tuttavia, sarebbe anche importante evitare di regalare a Grillo e compagnia l’arma retorica di dirsi contro il potere centrale e dalla parte della gente.

Per questo sarebbe utile, in questa fase, recuperare le ragioni dell’altro euroscetticismo, quello di Milton Friedman e di Margaret Thatcher, per offrire ai cittadini una lettura liberale della crisi comunque evidente del progetto europeo così com’era stato concepito negli anni ’80 e ’90.

Per quanto oggi proprio dalle stanze di Francoforte vengano realisticamente alcune delle ricette politiche più sensate che è dato di sentire qui in Italia, non è saggio nel lungo termine per i liberali affidare le speranze riformatrici ad una supervisione paternalista e tecnocratica – anche perché ciò finisce per alimentare quei sentimenti antisistema che, tra politica, tecnocrazia ed economia di mercato, fanno di tutta l’erba un fascio.

Insomma o il liberismo sa emanare dal basso oppure è destinato ad essere sconfitto, magari anche per mano degli avversari più impresentabili.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

18 Responses to “Se le ragioni contro l’Europa sono quelle di Grillo, meglio restarci più a lungo possibile”

  1. Andrea B. scrive:

    Meglio la morte in gabbia o nella savana ?
    Tanto vale direi di giocarcela “fuori”, ma se l’unica possibilità di salvezza è che l’Italia diventi uno stato liberale, efficente e con bassa tassazione, diciamo pure che verremo sbranati dopo un minuto.
    Se queste sono per davvero le uniche due alternative, è la volta che tiro giù la valigia dall’ armadio per davvero…

  2. Anlnimo scrive:

    Saremo pure illusi, ma non lo è chi non arriva a fine mese e si dà fuoco x sostenere il vostro progetto globale… È facile parlare quando hai tanti soldi che ti entrano in tasca… X me valgono più le persone che il giudizio degli altri

  3. luca scrive:

    Articolo scritto con i piedi. Nessuna argomentazione economica a sostegno, nessun esame dei dati macro economici fondamentali, nessuna conoscenza sulla quantità di massa monetaria circolante, ignoranza totale sui motivi della crisi, sulle ragioni dell’indebitamento, etc… D’altrone la conclusione (errata) lo conferma. Il liberismo è già morto! Se non si sa, a volte sarebbe meglio tacere!!!!

  4. foscarini scrive:

    Il sistema monetario europeo è una bomba che sta per esplodere.
    Prima se ne esce meglio è.
    Vedo che l’autore qui sopra è un ingegnere e quindi dovrebbe sapere cos’è un sistema instabile.
    Che Grillo e il suo movimento siano un’incognita, è vero.
    Ma piuttosto che seguire ancora l’ottusità europeista dei beceri partiti (in ogni caso socialisti: dal PdL al PD) che sostengono monti, qualsiasi altra cosa è preferibile.
    Inoltre l’autore sbaglia. Fuori dall’euro i requisiti per la stabilità sono molto meno stringenti che non nell’euro. Per ricorrere all’analogia dei sistemi, è molto più facile stare in equilibrio su un terreno piatto che sopra un pallone scivoloso.
    Se l’italia non esce dall’euro con le buone e con ordine, ne sarà prima o poi costretta in totale caos.
    Se grillo è per uscire dall’euro senza se e senza ma, un punto in più a grillo.

  5. GG scrive:

    @Foscarini: Uscire dall’euro significa un aumento esponenziale del debito pubblico, che sarebbe ricalcolato in lire (con la difficoltà di ripagarlo in euro) e ci manderebbe al default tout court. Inoltre i risparmi in lire verrebbero iper svalutati. Il risparmio privato, benché sia calato in Italia, resta comunque buono e svalutarlo pesantemente sarebbe devastante. Da queste due conseguenze iniziali seguirebbero ulteriori conseguenze ancora più devastanti. L’ottuso europeismo appartiene a quella sinistra che ci ha regalato una moneta unica senza un’unione politica (l’euro fatto in quel modo è stato un errore, ma uscirne adesso sarebbe un errore ancora peggiore) e un trattato costituzionale europeo fallimentare. Anche l’ottuso anti-europeismo rigorista, che appartiene all’attuale centro destra europeo (vedi Sarkozy-Merkel), ci sta causando danni enormi. Questo rifiuto del rigore genera un anti-europeismo ancora peggiore, populista e anticapitalista.

    I liberali secondo me dovrebbero abbandonare l’euroscetticismo, che li ha contraddistinti soprattutto dal trattato di Maastricht ad oggi, e farsi portavoce di una maggiore integrazione europea in modo più pragmatico, meno elitario e più inclusivo nei riguardi dei cittadini. Perchè i cittadini, se si sentono esclusi, ricorrono all’anticapitalismo e all’antipolitica con estrema facilità.

  6. Andrea B. scrive:

    Che sistema economico propone in alternativa ?
    (nuovo per carità, che un sistema “altro” rispetto al liberismo si è già visto all’ opera…)

  7. Andrea B. scrive:

    @ foscarini
    ha ragione, ma l’uscita dall’ euro non sarebbe comunque roba da apprendisti stregoni … ci vorrebbe un classe politica di primo spessore, guidata da uno statista di livello storico, per compiere quello che sarebbe un vero e proprio “golpe da Bruxelles” e dai vari potentati finanziari…. ci mandiamo un Grillo da un Van Rompuy o dalla Lagarde ?
    Poi ci vorrebbe una unita nazionale d’intenti … tutti vorremmo abbassare le tasse, ma al primo taglio VERO che si facesse (vedi dipendenti pubblici) o alla prima casta che si toccasse sul serio (tipo: da domani si va dal notaio SOLO per pochissimi atti importanti e non per millanta svariati motivi)… apriti cielo !

  8. Andrea B. scrive:

    @GG
    In soldoni: meno misure minima per i cetrioli, nessuno tocca i nostri forni a legna per le pizze e soprattutto MENO TASSE ?

    Se pò fà … però direi che procedere verso un’ ulteriore unificazione è già oggi un’ utopia: un tedesco o un finlandese non farebbero mai rinunce per un greco, anzi, semmai questa crisi ha già rinfocolato un po’ gli animi tra le varie nazioni, altro che fratellanza !
    Tanto per dirne una: gli eurobond sono già stati bocciati dalla Germania perchè in contrasto con la loro Costituzione…partita chiusa, non stiamo a vagheggiare degli Stati Uniti d’ Europa, con un solo esercito, una sola politica fiscale etc etc…gli USA sono uno stato federale, ma dall’ Alaska alla Florida, dal Maine alle Hawaii sono una sola nazione, noi no.
    E se adesso siamo messi male ed avanti non si può andare, l’unica soluzione è tornare indietro e pazienza se qualche “padre nobile” dell’ Europa si dispiacerà da lassù.

  9. GG scrive:

    Dal mio punto di vista di italiana, con la pressione fiscale allucinante dell’Italia, direi che più Europa può ragionevolmente significare meno tasse. Che non è poco, se permetti.

    Lo so perfettamente che non siamo una sola nazione, che non c’è un’identità comune, la questione del deficit democratico ecc ecc (che nel breve periodo non è risolvibile, ma nel medio-lungo sì, con alcune soluzioni che ho proposto in altri commenti). Sai che significa tornare indietro? Significa in primis far saltare l’euro con le conseguenze che ho elencato sopra. E tali conseguenze minerebbero completamente quel poco che resta della fiducia reciproca tra stati europei, con conseguente chiusura dei mercati e un’opinione pubblica ancor più anticapitalista e nazionalista. Molto auspicabile, direi. ( o perlomeno, i grillini lo auspicano, io no).

    La fiducia reciproca tra stati membri dev’essere incoraggiata, non scoraggiata. La Germania non può fare rinunce per la Grecia o l’Italia? Eppure, la bilancia commerciale tedesca è in attivo proprio grazie al mercato che essa ha trovato nei cosiddetti PIIGS, che con l’euro non possono più svalutare e hanno perso competitività. I mercati se ne stanno accorgendo e non si accontentano più del solo rigore, stanno iniziando a punire (giustamente) anche la Germania.

    Io non riesco a capire cosa ci sia da difendere nella attuale struttura degli stati nazionali europei. Debiti pubblici nazionali a livelli spaventosi, fiducia nei partiti che è in calo in tutta europa, crescita di movimenti populisti, anticapitalismo diffuso. Bisogna iniziare a cambiare registro. A mali estremi, estremi rimedi.

  10. Marco Faraci scrive:

    Senza il giudizio degli altri, cioè senza qualcuno che acquisti il frutto del tuo lavoro è difficile che tu possa pensare di andare avanti – a meno che il tuo ideale non sia un’economia di pura sussistenza.

  11. Marco Faraci scrive:

    Se si intende una sconfitta del liberismo per vie politiche, il liberismo è *sempre* stato sconfitto da altre suggestioni politiche più sbrigative e non mi sorprenderò che continui ad esserlo.
    Se si intende che è superato nei suoi esiti non sono per niente d’accordo ed anzi anche questa crisi conferma che quei paesi che hanno minore libertà economica (come appunto l’Italia) sono anche quelli che se la passano peggio.

  12. Marco Faraci scrive:

    Io temo, invece, che più Europa significherebbe più tasse per tutti, in quanto l’integrazione politica eliminerebbe la concorrenza fiscale da paesi che è l’unico fattore che in qualche misura ancora in parte frena l’espansione dei governi. Lo scenario di un governo che possa tassare l’intero continente europeo in regime di monopolio – a mio modo di vedere – non lascia per niente ben sperare.

  13. foscarini scrive:

    @GG
    L’Italia essendo ancora uno stato sovrano può convertire i suoi debiti, assieme ai debiti e crediti dei residenti espressi in euro nella nuova moneta.
    Anche la Germania sta studiando la modalità per uscire dall’euro nel caso si rendesse necessario.
    E’ solo il processo inverso di quello avvenuto con l’ingresso nella lira.
    In ogni caso le cose sono due: o l’italia fa default sul debito, o esce dall’euro convertendo i suoi debiti in lire.
    Il sistema monetario europeo non reggerà. E sarebbe ora che i tanti imbecilli paludati che hanno portato l’italia a questo sfascio se ne rendano conto.

  14. foscarini scrive:

    Bravo. Un commento che denota un piglio liberale.
    Infatti l’europa è stata fatta da politici e burocrati proprio per poter alzare indiscriminatamente le tasse.
    Il potere di questa casta di governanti europei cresce col peso statale.
    L’europa è stata venduta ed infiocchettata come il ben godi al popolino: un ben godi non ben definito.
    Ma che si concretizza nel ben godi dello statalismo fiscale.
    E oggi ne godiamo i frutti.
    Il bello è che una quantità di persone è ancora convinta che sia meglio rimanere nell’euro.
    L’inerzia delle menti.

  15. step scrive:

    Bravo. Concordo. Ma poi, a parte tutto, non è mostruoso che in Italia non ci è stato neanche chiesto se volevamo aderire all’UE? Alla faccia della democrazia…

  16. GG scrive:

    Foscarini, se l’Italia dovesse uscire dall’euro e riprendersi una nuova lira, essa verrebbe svalutata probabilmente del 50-60%, e quindi uscire dall’euro significa default certo. Significa crollo del sistema bancario e tutti i vari effetti a catena, corsa agli sportelli, crollo del sistema produttivo, disoccupazione. Io questo, al mio paese, non lo augurerei mai. La Germania non vuole tornare al Marco, sa perfettamente che dall’euro ci ha guadagnato moltissimo. Se tornasse al Marco, si apprezzerebbe moltissimo e le esportazioni crollerebbero. E poi come fai a dare la colpa a Bruxelles sulle tasse?? E’ colpa dei governi nazionali! Bruxelles non ha competenze in materia fiscale (se non dare indicazioni non vincolanti per gli stati). E i cosiddetti “burocrati di Bruxelles” sono circa 20-30.000 persone per 500-600 milioni di abitanti dell’UE. Probabilmente il municipio di Roma occupa più persone. La vera burocrazia è negli stati e negli attori substatali (le regioni in Italia sono una fonte di spreco allucinante).

    Faraci, hai stra ragione sul fatto della concorrenza, infatti questo è forse il principale fattore che ha permesso lo sviluppo dell’economia europea dal dopoguerra ad oggi. Ma con la crisi economica è esplosa la contraddizione, oltre che tra moneta unica e non-unione politica, tra la politica della concorrenza UE (e la globalizzazione in generale) e i debiti pubblici nazionali, usati per “proteggere” la popolazione da concorrenza e globalizzazione, soprattutto nei PIIGS. Poi, non avendo più l’aiuto della propria moneta, sono entrati in una spirale recessiva e sono oggettivamente incapaci di competere. Questo è il punto. Fino agli anni 80-90 erano tutti capaci di competere ed era giusto che si sforzassero a farlo, ora i PIIGS non sono più in grado. Uscendo dall’euro, morirebbero subito per il default e invece se ci restassero senza un minimo aiuto esterno rischierebbero una lenta morte per l’eccessivo rigore. E io, nonostante tutti gli errori della politica italiana, sinceramente ci tengo che il mio paese si salvi (e anche gli altri).

    Anche perchè, su quale base è possibile dire che le tasse sotto l’UE aumenteranno? Probabilmente si opererebbe una redistribuzione (che è un termine che non amo affatto, ma in casi disperati ci può anche stare). Dunque le tasse forse aumenteranno a chi sta meglio per salvare chi sta peggio, quindi all’Italia diminuirebbero molto probabilmente (la Germania dovrà rassegnarsi a questo, perchè tornare al Marco sarebbe ancora peggio) . E poi, tra la politica della concorrenza e quella sociale, dall’UE è sempre stata prediletta la prima e per la seconda oramai le risorse mancano completamente.

  17. foscarini scrive:

    x GG
    20-30000 euroburocrati e le loro poltrone ti sembrano poche?
    Questa è tutta gente che vive sul nulla alle spalle dei contribuenti.
    L’europa è nata per dare la possibilità ai governanti di aumentare la pressione fiscale a piacere.
    Le politiche di cooperazione economica fra stati hanno questo fine ultimo e non detto.
    Con l’entrata in europa molti stati fra cui la grecia e l’italia hanno pensato di poter garantire priviliegi e stipendi pubblici irreali sotto l’ombrello europeo. Le pressioni fiscali sono aumentate di pari passo con i debiti.
    L’economia di questi paesi negli ultimi vent’anni si è sempre più assueffatta a dipendere dall’intervento statale. Prima l’italia aveva aziende abituate a competere sui mercati internazionali; oggi la confindustria sembra una lobby che non fa altro che chiedere sussidi allo stato, come e peggio dei sindacalisti.
    L’europa che vediamo è un’europa statalista e fondamentalmente socialista.
    E si basa su una moneta completamente instabile.
    Uscire dall’euro non è una iattura. E’ una benedizione. Se l’italia uscisse dall’euro, la nuova moneta si svaluterebbe, la sua economia ne beneficerebbe sensibilmente. Le stesse banche italiane probabilmente avrebbero molte più possibilità di salvarsi: i loro asset e i loro debiti verrebbero convertiti entrambi nella nuova moneta. Ma un conto è un sistema bancario di un paese in stagnazione, un conto è quello di un paese in crescita.
    L’uscita dall’euro dell’italia non conviene ai soggetti esteri che detengono titoli italiani e non conviene soprattutto alla Germania. Un Monti che si è autoproclamato “tedesco” sembra fare gli interessi dei crucchi piuttosto che quello dei contribuenti italiani.
    Basta che un solo paese esca dall’euro per dimostrare tutte le contraddizioni della prigione europea gestita dalla Merkel.
    Per questo motivo i tedeschi benchè predichino rigore a destra e a manca non vogliono l’uscita dall’euro neppure della Grecia.
    Oggi gli italiani sono più tassati e vivono molto ma molto peggio di vent’anni fa. Svegliarsi.
    La storiella della “ridistribuzione” fiscale ormai è risibile.
    Monti ha tassato case e risparmi di tutti gli italiani. Non certo dei “grandi patrimoni”. E fra l’altro la demonizzazione della ricchezza è un’altra stronzata che contribuisce a portare miseria. I capitali oggi sono mobili. Se sono sgraditi se ne vanno.
    Questa della redistribuzione è vera demagogia, peraltro che ormai puzza da tutte le parti, altro che Grillo.
    Per quanto mi riguarda voterò per Grillo se non altro perchè è l’unico che propone di uscire dall’europa.
    Il problema dell’italia è che non ci sono partiti liberisti come i tea party americani. Il panorama politico italiano è appiattito su uno sciatto socialismo europeista bipartisan.

  18. vincenzo scrive:

    Penso che la sua disamina, seppur meritevole di interesse non sia condivisibile. Ha dimenticato di citare economisti autorevoli e premi nobel che si sono espressi contro l’adottabilità dell’euro. Piu semplicemente ritengo che per una nazione debole quale l’Italia, adottare una valuta straniera piu forte ed alle condizioni imposte dalla Germania, (le ricordo che gli stessi tedeschi reputano l’euro un marco travestito) sia stao un vero macello sociale. Il nostro killer finanziario Mario monti ha ricordato in un suo recente intervento presso l’ambasciata italiana a washington, che l’eruo è stato fortemente voluto dalle lobbie americane a scopo speculativo, dimenticando anch’egli, che per anni è stato rappresentante di tali lobbie in qualità di presidente della trilaterale,direttore della Goldman&sachs, mebro del gruppo bilderberg etc…. Da semplice cittadino posso pensare che utilizzando una moneta sovrana, dove questa venga stampata dalla repubblica italiana senza pagare dazio (vedi signoraggio) alle banche, probabilmente il debito pubblico cesserà di esistere. Mi dica, con chi lo hanno tutti gli stati il debito pubblico???

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