Fatta la resistenza, venne il boom. E oggi?

di LUCIO SCUDIERO – Con tutto lo scetticismo e la disillusione possibili e richieste a uno che sa cosa sia la public choice: abbiamo bisogno di politica. Molta e buona.

L’Italia è arrivata alla sessantasettesima commemorazione del suo 25 aprile come rasa al suolo, dopo un ventennio di ubriacatura demagogica accompagnata da una costante destrutturazione del patrimonio economico e civile nazionale. Terminato in maniera beffarda, con la convinzione, sbagliata, di dover fare, ancora,  un altro po’ di resistenza, senza accorgersi che il Paese non ha fatto altro negli ultimi 20 anni. Resistere all’ineluttabilità del cambiamento. Resistere alla necessità di dotarsi di un sistema politico capace di selezionare le priorità collettive in maniera più efficiente che ideologica. Resistere all’idea di dover spezzare, orizzontalmente, la tenaglia dei conflitti di interesse che ne hanno inibito il progresso spirituale e materiale.

Mutatis mutandis, oggi l’Italia pensa ancora di dover resistere a qualcosa, e questo qualcosa molto spesso coincide con tutto ciò a cui ha resistito nel passato. Forse che gli Italiani non ricordano che dopo la resistenza venne la ricostruzione? Che arrivò quel boom economico sulle cui spalle ancora oggi campiamo e chissà per quanto poco ancora, se non ci affretteremo a produrre uno scarto che in qualche tratto gli assomigli?

Ecco perchè, dicevo all’inizio, serve molta politica, e buona. Necessitiamo di visione, ampia e lunga. Visione, non piani dirigisti. Avremmo bisogno di una classe dirigente di statisti, di una èlite creativa che che sappia vedere lo scenario dei tempi nostri – fatto di crisi economica, dimensione politica nazionale insufficiente, e inefficiente, di un baricentro del mondo spostato in un punto lontano dall’Occidente, anche se non si sa ancora dove di preciso – e inventarne di nuovi, sfruttando il potenziale offerto dalla rarefazione delle barriere fisiche e dall’accumulo di un capitale umano di buona qualità perfettamente capace di trovare il proprio posto nel mondo.

Il fatto che non se ne veda in giro non è una ragione sufficiente per dubitarne l’esistenza e premiarne la degenerazione, come ha opportunamente ricordato il Capo dello Stato proprio ieri.



Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “Fatta la resistenza, venne il boom. E oggi?”

  1. lodovico scrive:

    Per Bersani abbiamo la Costituzione più bella del mondo. In questa Napolitano trova le radici d’Italia ed il suo essere. E’ basata sull’antifascismo ed ora l’abbiamo perfezionata: abbasso il disavanzo pubblico. Cosa ci serve allora? Attuare il dettato costituzionale su un perfetto funzionamento dei partiti, come dice il nostro Presidente. Poi avremo di nuovo il sereno.

  2. l’elite dei primi anni repubblicani era selezionatissima dalla repressione fascista e mediamente molto colta,
    quella di oggi sembra selezionata tra gli incolti e i raccomandati.

    hai ragione: in italia occorre politica.
    ed io ci aggiungerei anche un’imprenditoria che sia in simbiosi con la tecnologia.
    ci vogliono gli edison,i ford, i gates… e magari anche un tesla.

Trackbacks/Pingbacks