di PIERCAMILLO FALASCA – La crisi di governo nei Paesi Bassi, la fotografia elettorale del primo turno delle presidenziali francesi, l’ascesa nei sondaggi di Beppe Grillo in Italia sono incontrovertibili segnali che una quota sempre più cospicua di opinione pubblica europea si lascia attrarre dalla via facile del populismo. Le soluzioni semplicistiche – più spesa pubblica ma meno sprechi, più tasse sui ricchi e magari meno tasse sui poveri, ripudio del debito, strali contro la BCE, le banche e i fantomatici poteri forti – sono simili dovunque, condite da dosi più o meno accese di nazionalismo economico e culturale. Di peggio c’è forse solo la tentazione di inseguire il sentimento becero-populista da parte dei partiti “di governo” e teoricamente intrisi di una cultura politica definita e pragmatica.

La recessione economica ha ormai prodotto una pericolosa crisi dell’architettura europea, le forze centrifughe guadagnano consenso e argomenti. Al contrario, il metaobiettivo che a tutto dovrebbe sovrintendere – la stabilità e la pace di uno spazio comune di libertà, rispetto e integrazione tra le nazioni del continente – sembra interessare solo qualche sognatore d’altri tempi. Eppure è la solita contrapposizione tra breve periodo e lungo periodo: la sopravvivenza nel presente non può essere garantita compromettendo il futuro, né si può tuttavia pensare che il faro puntato sul futuro prossimo e remoto giustifichi qualsivoglia scelta nell’immediato, che è il tempo in cui giocoforza viviamo (e votiamo, nel bene e nel male).

L’Europa ha probabilmente bisogno di un salto di paradigma, da sbilenca unione monetaria e baraccone burocratizzato a unione politica ben congegnata, con una politica economica e fiscale autenticamente federale, con Stati membri che competono, cooperano e rispettano leggi fissate da autorità centrali costituzionalmente e democraticamente legittimate, un’enorme spazio di libertà economica e civile. Perdersi nei commentucoli del giorno per giorno – “viva la Merkel“, “puttana la Merkel” e via discorrendo – non serve poi a molto, se non a procurare un po’ di lenimento intellettuale a centinaia di milioni di persone morse da una crisi pesante.

Nel breve periodo, in cui pure c’è da porsi il problema delle soluzioni possibili, i governanti europei hanno probabilmente tutti torto.