La politica e le azioni simboliche. ‘Propaganda di sopravvivenza’

– Superamento dei vecchi concetti di destra e sinistra.
Superamento di abiti filosofici della modernità che malissimo possono vestire il corpo della contemporaneità. Trasformazione definitiva dei paradigmi dell’immaginario politico condiviso. E così via.

Questi sono assunti nei quali in molti si spera. Si spera, in poche parole, di andare oltre la stagnazione politica degli ultimi lustri, di superare scorie e zavorre identitarie, e di appartenenza, che male si addicono alle logiche di una sana politica trasformativa e transitiva e di una altrettanto sana società dinamica.

Per fare tutto ciò ci vuole, ci vorrebbe, un colpo di reni culturale. Capacità di pensare nuove soluzioni e nuovi teoremi, capacità di lasciarsi alle spalle le vecchie soluzioni e i vecchi teoremi, ossia, gli abiti che vanno stretti alla contemporaneità e strettissimi al futuro.

La politica è in grado di far tutto ciò? E chi lo sa. Per adesso l’auspicato ripensamento lo sta facendo una parte del paese. E’ quella parte del paese che ha individuato la chiave di lettura del presente, la formula medicamentosa, il vulnus assoluto, anzi, il male assoluto. Questa parte dell’elettorato potenziale ha identificato qual è la ragione della nostra arretratezza civile e morale, cosa va azzerato per poter finalmente andare oltre.

Questo pezzo d’Italia è giunto ad un teorema, cristallino e incontrovertibile, ossia: “va cambiata la classe politica”. Va cambiata perché vecchia, compromessa, ladra, immorale, corrotta, supina ai forti, avida, opportunista, forse pure empia. La causa della crisi sono i politici tutti, gli sfruttatori della crisi sono i politici tutti, d’altronde, si dice, gli accaparratoti delle prebende e delle provvigioni della crisi sono i politici tutti.

Io, premetto, faccio mia la logica per la quale la classe politica, nell’era del suffragio universale, è, almeno per buona percentuale, variabile metafora della situazione umana etica e morale di un paese, e, quindi, dei suoi elettori. Ma in questi giorni questa logica a molti italiani pare irricevibile.

Il Paese si assolve. I politici sono lì per virtù dello Spirito Santo, o sono come Vishnu e Krishna pensati da un qualche Brahma che chissà perché, li ha messi lì. Sono, comunque, asteroidi criminali piovuti dal cielo. Tutti. Senza distinguo. Imperativo categorico è fare di tutta l’erba un fascio.

Siamo nei giorni dell’odio. Nei giorni dell’ascolto selettivo, della considerazione di solo ciò che rafforza le proprie convinzioni. Ciò accade, sempre, nei momenti di crisi e di appannamento culturale. Le crisi nelle società sclerotizzate spesso non producono consapevolezza, ma proiezione delle proprie ansie e frustrazioni su oggetti, feticci, che potremmo definire “altrove” oggettivi. Questo altrove, sul quale si proietta la propria ombra, può essere rappresentato da untori che mischiano la peste, da zingari, ebrei, comunisti, Dei di altre religioni, stranieri, entità intangibili ecc. In questo momento in Italia questo altrove è rappresentato dai politici.

Noi non c’entriamo nulla, la colpa è loro. E se anch’io ho contribuito ad eleggerli … che me frega!

Siamo nei giorni dell’indistinzione politica. Ex rosso, ex nero, ex bianco, ex centro, ex liberale, ex marxista, ex socialdemocratico, tutte le ex categorie si fondono in un solo monocromatismo … il grigiore politico. Tutti sono visti e considerati allo stesso modo, chi si è battuto per i diritti dell’individuo e chi li ha calpestati è interpretato allo stesso modo: in quanto politici sono colpevoli.

Questa un tempo era la classica logica da bar, ma in questi giorni dai bar questa teoria si è spostata in tutti gli habitat sociali. L’Italia si sta trasformando in un pianeta di zombi che al solo odore di politico potrebbero finalmente sbranarlo. Zombie non è un’offesa. Gli zombie non sono morti, ma vivono. Ma hanno un solo pensiero, fisso, e un solo desiderio.

Io non sono un politico, voto a volte bene e a volte male. Sono abituato a non fare di tutta l’erba un fascio, a discriminare nelle singole accezioni della politica italiana valori e logiche diverse, antitetiche, dialettiche, cose belle e cose brutte, cose valide e cose infami. Utile e inutile. Credo ci siano politici abili e inabili, credibili e irresponsabili, onesti e schifosi. Ma in questo momento avere una posizione del genere, non avere il chiodo fisso ed il desiderio assoluto di vedere azzerata la classe politica è un argomento che può costar caro. Ti guardano male: ma come? Ancora non ti sei reso conto che sono tutti uguali? Ma allora sei un coglione!

Bene, cari amici. E come vorreste azzerarla questa classe politica? Tutti a casa? Come potremmo fare? Possiamo fare una legge per la quale possono essere eletti solo gli under trenta perché loro son più intelligenti? Più donne? Ma allora le donne che sono in politica adesso? Facciamo un partito nel quale per statuto non possono iscriversi quelli che precedentemente sono stati in politica? E con quale cultura politica farà politica? E con quali esperienze farà politica? Avete mai visto una squadra di calcio vincere un caspita di trofeo senza giocatori esperti? O un cuoco che non sa tagliare il pesce? O pensate che far politica significhi semplicemente essere intelligenti ed avere buon senso? Allora tutti noi, indistintamente per fisiologica autosovrastima, potremmo essere primi ministri.

Bene. Facciamo di tutta l’erba un fascio, facciamo un grande rito apotropaico, esorcistico e di rinascita nel quale facciamo un bel falò di tutta la classe politica italiana. Anzi direi di più, facciamo un bel rito nel quale diamo fuoco a tutti i politici e a tutti quelli che li hanno eletti, così in Italia rimarranno in pochi, sette gatti, felici, contenti, adamitici, anarchici, e potranno finalmente vivere senza politica.

Leggere in un sondaggio che circa il 58% degli italiani considera che una della cause della crisi economica siano gli stipendi e le auto blu dei politici, ci fa accapponare la pelle. Come quando un obeso che mangia dalla mattina alla sera le schifezze più assolute si convince, e molti gli dicono “sì sì hai ragione”, che la causa del suo sovrappeso sta nelle due mezze bustine di zucchero che ogni giorno usa per zuccherare il caffè.

Ma questi sono inconfutabili dati e simboli dell’immaginario italiano. Se la classe politica in quanto tale vuole salvarsi (classe politica di oggi, di ieri, di domani) adesso bisogna spostare il gioco dal piano concreto a quello simbolico. E’ vero che tagliare mille auto blu non serve per risanare il paese, è vero che tagliare di 1000 euro lo stipendio di qualche centinaio di deputati neanche serve, è vero che diminuirne il numero non sanerà i vizi culturali e procedurali del nostro Stato, è vero che tagliare via i finanziamenti pubblici ai partiti potrà innescare altre discrasie ben più gravi… ma non importa, queste sono azioni che possono dare benefici sul piano simbolico.

La politica, e ricordiamocelo, non è solo fatta da neologismi inglesi e da atti sostanziali, ma anche, e spesso soprattutto, da azioni simboliche. Se la classe politica italiana vuole continuare a vivere, se non vuole, del tutto, franare sotto la logica del “dagli agli untori” qualcosa deve fare.

Deve fare cose che cinicamente potremmo definire “propaganda di sopravvivenza”.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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