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Un passo indietro – purtroppo – sulla responsabilità civile dei magistrati

– Pare che il Ministro Severino voglia emendare l’ “emendamento Pini” in materia di responsabilità civile: esporrò su tale intento alcune osservazioni, anche in considerazione del parere reso dal C.S.M., al quale il Ministro pare volersi attenere.

La prima modifica (meglio, il totale revirement imposto) riguarda la responsabilità diretta del magistrato: nell’emendamento “ministeriale”, si torna alla responsabilità indiretta.
Proprio su tale nodo centrale si era espresso, circa un mese fa, il C.S.M.: in tale parere, l’Organo di autogoverno delle toghe richiama la pronuncia n° 18/89 della Corte Costituzionale, e, pur non ipotizzando l’incostituzionalità della norma (come fecero i vertici dell’A.N.M., rinviati sul punto ad esami di riparazione in diritto costituzionale…), correttamente sostiene che non vi è alcun obbligo di disciplinare la responsabilità in termini di “diretta responsabilità” del magistrato, per poi esporre la propria “predilezione” (chissà come mai…) per il mantenimento del vigente sistema di responsabilità indiretta, levando alti lai sulla potenziale lesione ad autonomia ed indipendenza che tale norma potrebbe generare.

Ora, per chi volesse leggerla, la pronuncia n° 18/89, richiama sia la pronuncia n. 26/87, che la sentenza n. 2/68, e ribadisce che “la Corte ha affermato che l’art. 28 della Costituzione, con l’espressione “funzionari e dipendenti” dello Stato, ha inteso riferirsi anche ai magistrati”. Alla luce di quanto sopra, la scelta del Parlamento di introdurre la responsabilità diretta dei magistrati deve quindi ritenersi assolutamente legittima, in quanto esercizio della facoltà (vero, non obbligo, ma almeno facoltà!) di disciplinare la materia riconosciuta al Legislatore (non al Governo…) dalla Carta Costituzionale: l’emendamento governativo, quindi, è un ulteriore schiaffo in pieno viso al risultato referendario, che la vigente normativa aveva già posto palesemente nel nulla.

Ben più grave è il “giochetto” tentato nel “modificare la modifica” all’art. 2, c.1, L. 117/88, rimettendo sostanzialmente in piedi il testo originario della norma, in particolare continuando a fare riferimento a “dolo o colpa grave”: si fa finta (ed è particolarmente grave che l’emendamento provenga da un Governo che ha al suo interno un Giudice del Tribunale di I grado dell’U.E., nonché riconosciuto esperto di diritto comunitario) che la Corte di Giustizia non abbia espresso serie riserve su tale formulazione:

“..indipendentemente dalla questione se la nozione di «colpa grave», ai sensi della legge n. 117/88, malgrado il rigoroso contesto in cui essa si colloca all’art. 2, terzo comma, della legge medesima, possa essere effettivamente interpretata, nell’ipotesi di violazione del diritto dell’Unione da parte di un organo giurisdizionale di ultimo grado dello Stato membro convenuto, in termini tali da corrispondere al requisito di «violazione manifesta del diritto vigente» fissato dalla giurisprudenza della Corte.”

Pare quindi evidente che la norma andrà sì riformulata (anche il DDL 3129 continua a fare riferimento a tali elementi soggettivi), ma in modo da semplificarla, e da renderla effettivamente rispondente a plurimi rilievi della Corte di Giustizia (ad esempio, ben si potrebbe formulare l’incipit del c.1 come appresso: “Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal giudice nell’esercizio delle sue funzioni, che consista in una violazione manifesta del diritto comunitario o della legge, ovvero per diniego di giustizia…”, espungendo qualunque riferimento all’ elemento psicologico).

Pur se migliorativa, la norma che l’emendamento tende ad inserire come c. 3 bis continua ad omettere di esplicitare le condizioni che la Corte di Giustizia ha indicato – in casi diversi dall’interpretazione di norme di diritto o dalla valutazione dei fatti e delle prove – in luogo di dolo e/o colpa grave, perché sussista la responsabilità, e cioè che la norma giuridica violata sia preordinata a conferire diritti ai singoli, che si tratti di violazione sufficientemente caratterizzata e, infine, che esista un nesso causale diretto tra la violazione dell’obbligo incombente allo Stato e il danno subito dai soggetti lesi: anche in tal senso la norma andrà sicuramente modificata.

In linea con il mantenimento della responsabilità indiretta paiono le ulteriori modifiche proposte, alcune delle quali decisamente irritanti, come la “precisazione” che l’inizio dell’azione di rivalsa da parte dello Stato è un obbligo (ci mancava solo che la precedente formulazione fosse intesa come mera facoltà…): la più irritante, comunque, è la modifica all’art. 8 della L. 117/88, che amplia leggermente (in aumento) il limite della rivalsa dello Stato nei confronti del magistrato.

Questa è la previsione più odiosa: per paradosso, il cittadino che venga risarcito, dovrà continuare a contribuire egli stesso a pagarsi il risarcimento, poiché sarà lo Stato a dover (in parte) risarcirlo!
Se proprio si vuole garantire il mantenimento del sistema di responsabilità indiretta, almeno si abbia il pudore di riconoscere che il magistrato ne deve rispondere appieno, e non pro quota.

Concludendo, è vero che il Parlamento non ha l’obbligo di introdurre la responsabilità diretta, sebbene essa sia stata chiaramente chiesta dal corpo elettorale col pronunciamento referendario, ma si abbia almeno il coraggio di ammettere pubblicamente che la scelta di mantenere lo status quo trova fondamento in ragioni metagiuridiche.


Autore: Giuseppe Naimo

Nato a Locri nel 1965, Avvocato cassazionista dal 2003, è in servizio dal 2001 presso l’Avvocatura della Regione Calabria. Ha collaborato alla redazione del “Manuale di Diritto Amministrativo”, di R.GAROFOLI – G.FERRARI, edito da Neldiritto editore, 2008. Pubblica articoli su alcune delle più importanti riviste giuridiche on line italiane (Lexitalia; Federalismi; Nel Diritto.it; Diritto dei Servizi Pubblici).

One Response to “Un passo indietro – purtroppo – sulla responsabilità civile dei magistrati”

  1. silvana Bononcini scrive:

    che paese di quaquaraquà!!

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