Lezione di leadership dall’antica Roma

– La classe politica vive oggi il momento più difficile della storia repubblicana. I sondaggi registrano un sentimento di disaffezione e sfiducia senza precedenti da parte degli italiani.

Alla base di questa situazione vi sono molti fattori. Spiccano in particolare gli effetti della crisi economica, che richiederebbe risposte più pronte da parte delle Istituzioni, e la sfiducia verso la legge elettorale in vigore che privilegia le scelte compiute nel chiuso delle segreterie dei partiti per scegliere i candidati e soprattutto la loro posizione in lista.

Sia l’incapacità di offrire risposte credibili alla crisi economica (non a caso, al netto delle ultime notizie nuovamente negative sul processo italiano di risanamento e competitività, per cercare di affrontarla è stato chiamato un governo tecnico), sia l’insofferenza verso la legge elettorale, che fa aumentare la sfiducia nel Parlamento, sono assolutamente collegate a quello che, secondo molti osservatori, è il vero male della classe politica italiana: la mancanza di ricambio generazionale. Che infatti, per restare ai due temi sopra toccati, si riflette nella mancanza di una mentalità in grado di affrontare le nuove sfide del mondo di oggi e nella presenza dei “soliti noti” alla guida dei partiti.

Il tema del ricambio generazionale è del tutto essenziale per analizzare la vita politica del nostro Paese e, soprattutto, l’azione portata avanti dalle leadership dei partiti. Senza ricambio generazionale della classe politica, non può esserci un futuro credibile per l’Italia. E ancora una volta un modello virtuoso di riferimento, anche su questo tema, viene dalla grande civiltà dell’antica Roma.

In effetti la classe politica romana era soggetta a un continuo rinnovamento e, soprattutto, era aperta ad accogliere, arricchendosene, gli apporti provenienti dai più vari orientamenti culturali, sociali ed economici. Quella dell’antica Roma, in altre parole, era in generale una classe politica non tendente, come invece avviene spesso per quella dell’Italia di oggi, alla chiusura e all’autoreferenzialità.
In quell’epoca, inoltre, la formazione degli uomini politici chiamati a rappresentare il Paese con le proprie decisioni e i propri comportamenti era una condizione imprescindibile. Preparazione filosofico-giuridica e piena padronanza delle tecniche retoriche della persuasione ne erano gli ingredienti essenziali, così com’era fondamentale (a dircelo è Cicerone) la formazione morale degli uomini politici.

Di questo complesso di tematiche sospese tra analisi dell’oggi e esame del passato si discuterà venerdì 27 aprile, presso la Sala delle colonne della Camera dei Deputati, nel convegno: “La leadership in politica. Formazione classica e postmoderna del leader politico” (programma, gruppo Facebook). L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Civis Romanvs in collaborazione con la Società Internazionale degli Amici di Cicerone.

Presieduto dal vicedirettore de il Tempo, Giuseppe Sanzotta, il convegno farà luce sulle caratteristiche della leadership politica contemporanea con l’obiettivo di riscoprire la formazione classica dell’uomo politico.
Il programma degli interventi prevede una pars antica e una pars moderna. Per la prima interverranno il prof. Luca Fezzi (Università di Padova) e il prof. Andrea Balbo (Università di Torino), mentre saranno il dott. Paolo Lombardi, Presidente dell´Associazione Civis Romanvs, e il dott. Luigi Gentili (Ifostud) ad intervenire per la parte moderna. Concluderà l’attore Michele Tartaglia con la lettura di alcuni brani tratti dal De Oratore di Cicerone. Per i saluti istituzionali saranno presenti l´On. Rocco Buttiglione, Vicepresidente della Camera, e l´On. Mario Cavallaro.


Autore: Raffaele Cazzola Hofmann

Giornalista e saggista. Attualmente svolge l’attività di Collaboratore Parlamentare.

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