Ridurre il numero dei dipendenti pubblici: finalmente il Governo apre alla prospettiva

di PIERCAMILLO FALASCA – Il Pil italiano cadrà quest’anno dell’1,2 per cento o dell’1,9 per cento? Sono stime, la prima del Documento di economia e finanza del Governo e la seconda del Fondo Monetario Internazionale. Vanno prese con il beneficio dell’inventario, ovviamente, eppure segnalano entrambe un problema molto serio: il progressivo deterioramento dell’economia reale italiana, con le famiglie italiane che sperimenteranno impoverimento e maggiore disoccupazione, cui si accompagneranno marcati squilibri di finanza pubblica. In un contesto a tinte così fosche, come si può pensare di abbassare le tasse senza che ciò provochi un ulteriore aumento del deficit? Tagliando spesa pubblica, si risponde in termini teorici. La realtà, purtroppo, è molto più complessa, perché il piano di revisione della spesa – la cosiddetta spending review – implementato dal governo ha già offerto un giudizio difficilmente contestabile: il bilancio pubblico italiano è estremamente rigido, senza un vero alleggerimento del ruolo e del peso della macchina pubblica non si reperiranno molte risorse.

La strategia spesso evocata – il taglio dei consumi intermedi della PA, in primis quelli della sanità – è essenziale, ma non perseguibile con un semplice tratto di penna. Non è dicendo ad un’azienda sanitaria locale “spendi meno!” che ciò avviene: anzi, gli ultimi anni hanno mostrato come i cosiddetti tagli lineari, con i quali si riducevano le disponibilità di spesa degli enti pubblici, non hanno indotto questi ultimi ad un maggior controllo sugli acquisti, ad un cambio di rotta nella loro governance aziendale. Tragicamente, non avendo più soldi per pagare consumi che comunque sostenevano, gli enti hanno finito per indebitarsi con i propri fornitori, alimentando quel macigno di circa 100 miliardi che sta seriamente mettendo a repentaglio la sopravvivenza di tante aziende che hanno avuto a che fare con le amministrazioni pubbliche.

Per ridurre spesa pubblica nel breve periodo la via maestra è con ogni probabilità il contenimento della spesa per retribuzioni pubbliche e l’abbattimento di una quota di interessi passivi sul debito conseguibile con l’alienazione di patrimonio pubblico. Detto in altri termini, licenziando dipendenti pubblici o vendendo beni mobili e immobili di proprietà dello Stato, delle Regioni e degli enti locali. Nell’ultimi decennio, nonostante un calo moderato degli addetti della macchina pubblica (dovuto essenzialmente al blocco delle assunzioni) abbiamo assistito ad una crescita spaventosa delle retribuzioni: più 30 per cento.

Insomma, rispetto al 2001 abbiamo meno dipendenti pubblici, ma stipendi molto più sostanziosi, senza peraltro un corrispettivo aumento della produttività degli stessi. All’interno del mare magnum del pubblico impiego ci sono ovviamente situazioni molto sperequate, con sfacciati fannulloni ben remunerati accanto ad autentici “eroi civili” sottopagati. Eppure, anche a beneficio di questi ultimi, è utile che l’esecutivo, per bocca del ministro Filippo Patroni Griffi, abbia osato proporre un argomento finora “indicibile”: è giunto il momento di considerare seriamente la necessità di licenziare il personale pubblico manifestamente superfluo, spesso dannoso, che grava sulle spalle e sulle tasche dei contribuenti italiani. Attraverso la nuova regolazione del pubblico impiego che il governo è intenzionato a portare in Parlamento entro l’estate, bisogna rompere il tabù della illicenziabilità di fatto (quella de jure c’era già, ma era impraticabile) dei pubblici impiegati.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

39 Responses to “Ridurre il numero dei dipendenti pubblici: finalmente il Governo apre alla prospettiva”

  1. sonia scrive:

    caro falasca,
    le faccio notare che l’aumento degli stipendi all’interno della PA è riservato solo a chi ricopre cariche direttoriali o ruoli apicali. queste poltrone sono spesso occupate da esterni e sono incarichi politici. il taglio della spesa dovrebbe riguardare gli stipendi di questi “dipendenti statali”e non le retribuzioni, peraltro già basse, dei dipendenti pubblici.

  2. Roberto scrive:

    Vedo che la cattiva informazione e la cattiva politica continuano a influenzare negativamente l’ agenda di vita di ognuno di noi.loro NEMICI del lavoro pubblico soffriranno di più da oggi in poi.
    Dai ragazzi, forza, facciamo il gioco di questa classe politica di intrallazzatori. Siamo sicuri che il problema dei conti pubblici sia il ragionier Mario Rossi di turno?
    Non è che per caso il problema dei conti pubblici sta negli appalti che in Italia, guarda caso, costano fino al quadruplo rispetto alla Francia (soldi che vanno sempre in tasca alle stesse persone)?
    Non è che per caso il problema dei conti pubblici sta nell’ utilizzo, da parte della PA, di risorse umane in out-sourcing? Risorse pagate anche il triplo rispetto ad un NORMALE RAGIONIER ROSSI, con la scusante della facile risoluzione dei contratti?? Per la cronaca, egr. dott. Falasca, ci sono persone che lavorano in subappalto da oltre 10 anni. Non si faceva prima ad assumerle a tempo indeterminato e “spalmare” la cifra per il loro stipendio su 35 anni, anzichè su 10 come accade ora? Visto che Lei è un economista della Bocconi non potrà darmi torto, SPERO.
    Ho sentito che il presidente Obama, praticamente il “quasi-padronedelmondo”, guadagna 500.000 dollari l’ anno.
    Dott. Falasca, se portassimo gli stipendi dei dirigenti/funzionari pubblici ad un tetto di max 150.000€ annui i conti come andrebbero? Pare che il capo della polizia guadagni 1 miliardo e 200 milioni di lire del vecchio conio (640.000€). Cavolo un miliardo e 200 milioni di lire l’ anno? Ma li guadagnava l’ avvocato Agnelli quei soldi (noto dipendente pubblico, come saprà).
    Allora, cari i miei politici, scienziati e non, la finiamo di prendere per i fondelli le persone per fare gli interessi di quelle 4 multinazionali?
    Guardate che qui non è che siamo tutti deficenti, analfabeti o aspiranti tronisti eh!?!!?!?
    E adesso rivelazione shock: NON SONO UN DIPENDENTE PUBBLICO. Saluti.

  3. piero scrive:

    Mi associo a 360 gradi con la Sonia. Sembrerebbe più facile tagliare gli stipendi alle categorie basse del comparto pubblico. Al contrario è più difficile farlo con le categorie più elevate sostenute da robusti appoggi politici.

  4. nereide scrive:

    Il problema dei dipendenti pubblici sta nelle Regioni a Statuto Speciale – vedi il caso Sicilia – e nel fatto che nelle strutture pubbliche esistono più responsbaili e dirigenti che impiegati, che guadagnano cifre spesso spropositate in confronto ai mille euro al mese degli impiegati (su 80 dipendenti, 28 responsabili e dirigenti non sono un pò troppi?)

  5. sannita scrive:

    Probabilmente Falasca è, come molti di noi, bravo e bravissimo a contabilizzare le finanze altrui e sempre pronto alla pratica del metodo dei due forni, o della doppiamo morale che dir si voglia, ma pocco avvezzo all’auto analisi e critica. Falasca è, con tutta probabilità, il solito figlio di papà ben piazzato e ultrapagato, che guarda altrove per non fuggire a ciò che lo specchio tutte le mattine gli riflette “contro”, la sua corrotta immagine! Gli stipendi pubblici, caro Falasca, al netto del suo ovviamente, sono fermi da 10 anni, e non in crescita. Studi, studi un pò di più e con maggio profitto e recuperi, se possibile, l’umana dignità e umiltà di pensiero perchè checchè ne pensa la suo mentecatto intelletto, quando si inizierà dal pubblico è indubbio se si finirà da Lei, o se addirittura Voi sarete i primi a cadere, e non per legge questa volta!! Auguri a tutti noi, ad esclusione dei ments cattis.

  6. Paolo scrive:

    Condivido.

    Ma conoscendo l’andazzo nazionale, temo che gli “eroi civili” subiranno i tagli in busta; mentre gli intoccabili fannulloni, che coincidono con i raccomandati, continueranno a godere della protezione politica e magari continueranno a far carriera.

    D’altra parte, finché si consente a un sindaco di nominare dirigente il proprio galoppino elettorale in cambio di metà stipendio da versare al partito (deducendolo dalle tasse), è difficile dar torto alla commentatrice Sonia.

    E c’è pure il rischio di perderli, quegli “eroi civili”: ci sono infermieri del Molinette di Torino (multato di oltre 100mila euro per i turni gravosi) che sono emigrati in Francia e Svizzera attratti da stipendi più elevati e migliori condizioni lavorative!

    Non solo, già ora non siamo più in grado di attrarre infermieri qualificati dall’estero: un rapporto dell’European Migration Network del 2009, in merito ai flussi migratori di infermieri, sostiene che “i livelli salariali italiani non esercitano più l’attrazione di alcuni anni fa e non è un caso che dall’Italia si sia registrata una seconda emigrazione di infermieri stranieri verso la Svizzera”…

  7. semprevoi scrive:

    Paolo, guarda che il sig. Falasca dal 2004 al 2005 ha fatto parte dello staff del sindaco della sua cittadina – esperienza che gli ha permesso di “capire da vicino i meccanismi della politica meridionale e le logiche della burocrazia italiana” ed ha lavorato per diverse campagne elettorali nazionali e locali! (fonte: http://epistemes.org/chi-siamo/).

    Lui è proprio UNO DI LORO: perché avere un dipendente pubblico imparziale, quando puoi avere un NOMINATO DAL POLITICO?

    IL DIPENDENTE PUBBLICO ROMPE LE PALLE!!!

    Quando un assessore dice ai genitori dei bimbi che “non ci sono risorse” per riparare i vetri rotti all’asilo nido, il dipendente pubblico ha l’audacia, la sfrontatezza e la scortesia di far notare ai genitori che i soldi volendo si troverebbero, visto che i suoi colleghi geometri dell’ufficio progetti sono misteriosamente pagati per girarsi i pollici, mentre anche il semplice progetto di un marciapiede viene affidato al “grande studio di ingegneria” esterno…

    Falasca è talmente ben riuscito a “capire da vicino i meccanismi della politica meridionale e le logiche della burocrazia italiana” che propone la migliore soluzione PRO DOMO SUA E DELLA PARTITOCRAZIA.

  8. Marianna scrive:

    Gentilissimo signor “semprevoi”, vorrei farLe notare che, almeno, Piercamillo Falasca in ciò che fa* ha il coraggio di metterci nome e faccia. Un coraggio che a molti, tra cui lei, purtroppo manca. Ma si sa, dietro uno pseudonimo a insultare e fare i grandi censori della morale (altrui) sono buoni tutti.

    *incarichi elettivi compresi, che non sono “il male” a prescindere come sembra, chissà come mai, ritenere lei: forse ha tentato di ottenerne uno senza riuscirvi?

  9. Pietro M. scrive:

    Oh, quanti disinteressati difensori dei dipendenti pubblici, veri eroi civici che con la crisi del paese non hanno veramente nulla a che fare!

    Bell’articolo. Purtroppo non capiterà mai che chi pesa sugli altri accetti l’idea di pesare sugli altri, anche quando il peso è ormai evidentemente insostenibile.

    “I sit on a man’s back, choking him and making him carry me, and yet assure myself and others that I am very sorry for him and wish to ease his lot by all possible means – except by getting off his back.” (Tolstoi)

  10. Paolo scrive:

    Ce ne fossero di sindaci con Falasca nello staff!
    Quando io mi riferivo a dirigenti scelti tra i galoppini elettorali, avevo in mente ben altre realtà.

    Comunque, il problema che segnali esiste davvero. Ma sai bene che esiste il dipendente pubblico corretto e imparziale, come quello corrotto o incapace; e lo stesso vale ovviamente per l’amministratore pubblico.

    Nella tua visione, sembra quasi che il “dipendente pubblico” sia chiamato a “far da guardia” al politico (evidentemente, soggetto pericoloso per definizione?!).

    Io, provocatoriamente, preferirei un Comune con totale libertà di assunzione e licenziamento: dipendenti tutti assunti per l’occasione e per soli 5 anni direttamehte dal sindaco neoeletto, senza concorso, su semplice chiamata e magari pure su raccomandazione: purché però tutta la responsabilità politica, amministrativa e patrimoniale sia in capo al sindaco stesso. Chissà, magari i meritevoli sarebbero riconfermati anche dal sindaco successivo; e gli incapaci se tornerebbero a casa, assieme a chi li ha scelti.

  11. semprevoi scrive:

    Vede, gentilissima Marianna, io su questo forum non posso, né voglio, metterci né nome né faccia.

    Per vigliaccheria? Certo, e pure per legge: perché la legge mi impedisce di tenere comportamenti “che possono recar nocumento all’amministrazione”. E visto che conosco bene i miei polli (e in particolare i miei assessori), a me non va proprio di finire sotto procedimento disciplinare perché scrivo che gli asili nido del mio comune fanno schifo mentre deliberatamente la giunta spende in affidamenti e incarichi inutili ma ben mirati.

    Io sono una di quelli inutili PESI SUL GROPPONE, come insinua qui sotto molto elegantemente Pietro M., che per 1500 euro al mese si sbatte quotidianamente per garantire uno straccio di servizi nel territorio dove vivo.

    Sai che piacere avere a che fare quotidianamente con genitori inferociti perché da quest’anno devono cercarsi la babysitter (la giunta ha deliberato di tagliare l’orario pomeridiano del nido), o che devo convincere a fornire loro la carta igienica, mentre io cerco di districarmi nel groviglio normativo per cercare di fare una gara d’appalto decente per il servizio mensa, che stia nel budget ma evitando di far mangiare merda ai bimbi…

    Ma le risorse per incaricare gli amici si trovano sempre: il “progetto futuribile”, l'”efficientamento dell’azione amministrativa”, le “pari opportunità”…

    Svegliatevi, gente!

  12. Piccolapatria scrive:

    Nordest. I morenti autonomi di questa zona, ancorchè disprezzati “evasori”, si stanno dando sberle per essere stati tanto “industriosi” e aver contribuito per decenni al mitico Pil nazionale mentre tanti altri ( troppi) hanno fatto i salti mortali per avere un posto nel pubblico che, per definizione, garantiva lo stipendio a vita e automaticamente una pensione mica male. E’ successo il patatrac: non c’è più lavoro e quindi niente o misero fatturato e reddito al lumicino e il Pil si “accascia”; imprenditori lasciati al loro destino sono disperati ( alcuni si sono “già”suicidati”) angosciati anche per i loro collaboratori messi in disoccupazione senza speranza perchè la situazione si aggrava ogni giorno; alcuni, rarissimi, resistono arrancando malamente e impiegano le ultime loro personali sostanze prima di farsi sotterrare dal nemico invincibile chiamato crisi; vedere per credere: è il “deserto” come mai visto prima. Insomma, i dipendenti pubblici sono circa 4milioni e se il fronte produttivo della mini-micro-media impresa creatore di ricchezza sta andando in malora…non c’è niente per nessuno.

  13. Andrea B. scrive:

    Condivido l’ argomento dell’ articolo ( si dovrebbero tagliare sia i super stipendi dirigenziali, sia vedere un po’ all’estero con QUANTI dipendenti pubblici di meno riescano a far funzionare le cose ed agire di conseguenza).

    Sono MOLTO, ma MOLTO MENO OTTIMISTA nel pensare che Monti faccia qualcosa in questo senso.

  14. io avrei una contro-proposta: pagare la quota oltre i 2 mila euro degli stipendi pubblici e delle pensioni con titoli di stato.

  15. Paolo scrive:

    Beh, diciamo pure che soprattutto nei piccoli comuni il dipendente è spesso un fac-totum, se ha un briciolo di senso civico effettivamente la sua pagnotta se la guadagna, anche perché un po’ di pressione, se non viene dal capufficio, viene dai concittadini, sia in ufficio che per la strada…

    Ma basta fare un giretto nelle Regioni, nelle Province, o nelle Prefetture per trovare ambienti ben più rilassanti. Una volta dovetti andare alla direzione provinciale del Ministero del Lavoro: praticamente un ossimoro! Se Fornero vuol tagliare, basta che si guardi in casa.

    Ma, ripeto, ho il sospetto che invece di fare tagli drastici dove serve e valorizzare magari il giovane preparato e non ancora “assuefatto” alla “statalità”, si limiteranno semplicemente a prorogare il blocco dei ccnl e del turnover.

    Quindi avremo una PA meno costosa (forse), ma con lo stesso (se va bene) livello di inefficienza e assolutamente incapace di essere di supporto alle imprese.

    E quel che è peggio, il meritevole continuerà ad essere trattato come l’incapace.

  16. marc scrive:

    con il blocco del turn over il numero di dipendenti pubblici diminuisce a vista d’occhio ed interi reparti sono in crisi perchè diminuiscono i posti di chi lavora e restano inalterate le posizioni dei dirigenti che spesso non meritano la busta paga. Se si vuole migliorare il servizio pubblico bisogna avere il coraggio di modificare la dirigenza e non prendersela con i soliti noti che sono mortificati da un lavoro mal retribuito

  17. marcello scrive:

    Io, come impiegato pubblico, ho uno stipendio di 1300 euro al mese e devo mantenere 2 persone. Se non avessi altre entrate, peraltro non regolari, sarei alla mensa dei poveri. E qualcuno parla di chi lavora nel pubblico impiego come se vivesse nel lusso?
    Poi però non sia mai che si devono tassare i patrimoni di chi i soldi se li è “meritati”, in modo che pure loro fanno, in questo periodo angusto che non finisce più, la loro parte.
    A me pare che ci sia sempre la distinzione, che c’è da 6000 anni, fra chi è dritto e chi è stupido.

  18. Massimo74 scrive:

    @marc

    Il blocco del turn-over non è sufficente per sfoltire un apparato pletorico, inefficente e parassitario (in larga parte) come quello pubblico.
    Licenziare almeno 500.000 statali e tagliare del 20% le retribuzioni (possibilmente non attraverso tagli lineari) di quelli rimanenti è una necessità improrogabile se vogliamo dare ancora una speranza alla parte sana e produttiva (i dipendenti del privato e le PMI) di questo paese paese.

    Comunque bravo Falasca,per una volta condivido in pieno il tuo articolo,hai focalizzato perfettamente quale sia il vero problema da affrontare se vogliamo tornare a crescere.

  19. step scrive:

    Concordo con Falasca, e sinceramente non so come si possa non concordare, anche pensando al bene di chi dovrà vivere in questo paese in futuro. Mi auguro semmai che per tali riforme non sia troppo tardi: in qualsiasi altra nazione occidentale (meno scellerata e frivola della nostra) certe misure sarebbero state prese già da tempo.

    Quello che mi fa essere pessimista è la mentalità italiana conservatrice e parassitaria (intrisa di pietismo ipocrita, che poi scarica tutto sulle generazioni future), quello che mi fa essere ottimista è l’ineluttabilità di certi provvedimenti, se si vuole evitare il fallimento totale; la spesa pubblica infatti è così alta che è diventata una cosa grottesca, all’estero sono stupiti e vedono in questo quasi una rappresentazione felliniana…

  20. enzo51 scrive:

    500.000 appena?

    Suggerirei,dovendo realmelmente sfoltire il ramo pubblico di iniziare uno screenig tra le famiglie che hanno almeno due dei propri famigli impiegati nel pubblico(es.marito e moglie o padre o madre e figlio/i ecc.),posizioni che il più delle volte sono state conquistate non per merito ma per appartenenza a questo o quel potente di turno.

    E’ pecoreccia l’idea o merita qualche vostra riflessione?

  21. marcello scrive:

    Poi dai tu da mangiare a me e ad altre 2 persone?

  22. marcello scrive:

    Perché non rispondete punto per punto? Dove si prendono i soldi se diminuiscono? A’ bene, ora mi ricordo che c’è un disegno di legge per diminuire i prezzi del 30% (di più di quanto Massimo vuole diminuire gli stipendi).

  23. marcello scrive:

    Bene, si approvi una legge seria contro la corruzione, si taglino le consulenze e si limitino le esternalizzazioni dei servizi pubblici. E poi ci sono anche una sacco di enti inutili, gli stipendi dei politici e i rimborsi elettorali altissimi. E le spese militari (non so se mi sono scordato qualche cosa).
    Ma purtroppo si pesca sempre dal basso. Uno come deve reagire a questo disdoro?

  24. Andrea B. scrive:

    Altre entrate “non regolari” ?
    Allora spero che almeno tu non faccia il Savonarola contro l’autonomo che un po’ fattura ed un po’ “si arrangia”…

  25. Massimo74 scrive:

    Milioni di cittadini che lavorano nel privato hanno ridotto i propri consumi e fanno quotidianamente dei sacrifici in questi periodi di crisi.Non si capisce perchè i dipendenti pubblici debbano godere di speciali privilegi per cui oltre a guadagnare più dei dipendenti del settore privato (senza che a questo corrisponda alcun aumento della produttività) non possono essere rimossi dal posto di lavoro neanche nei casi in cui vengano pescati a compiere le peggiori nefandezze (ricordiamo il caso dei 37 dipendenti della SEA sorpresi a rubare nei bagagli alla malpensa e reintegrati dalla magistratura sul posto di lavoro dopo essere stati licenziati).Se fino ad oggi si è chiuso un occhio (o forse entrambi) davanti a queste ingiustizie, ora di fronte ad una crisi che morde e ad un paese che rischia il default del proprio debito sovrano (che è aumentato in modo esponenziale negli ultimi 30 anni anche grazie alle centinaia di migliaia di assunzioni clientelari nel pubblico impiego) è arrivato il momento di voltare pagina e di dire basta.Se ne facciano una ragione tutti coloro che vivono di stato, i tempi della pubblica amministrazione usata a mò di ammortizzatore sociale dalla classe politica per comprare il consenso elettorale sono finiti per sempre.

  26. Paolo scrive:

    Guarda che gli illicenziabili dipendenti SEA sono a tutti gli effetti DIPENDENTI PRIVATI.

    PRIVATA è SEA SpA.
    I suoi dipendenti stanno FUORI dal 165/2001 (T.U. dei dipendenti pubblici).
    Il loro contratto di lavoro è PRIVATO e NON passa dall’Aran (agenzia che negozia i contratti pubblici).

    Sono PRIVATI PRIVATI PRIVATI.

    Il VERO problema è che in Italia l’illicenziabilità oltre ogni limite c’è tanto nel PUBBLICO, quanto nel PRIVATO, quando quest’ultimo è FIGLIO del pubblico. Il problema è essenzialmente POLITICO.

  27. Paolo scrive:

    Un dipendente privato è libero di aprire partita IVA e fare un secondo lavoro, purché non sia concorrenziale al datore di lavoro.

    Un dipendente pubblico, per legge, non può farlo. Se vuol farlo, può solo farlo in nero.

    Io sono per l’equiparazione TOTALE dei diritti e doveri tra pubblico e privato. E soprattutto, niente tempo indeterminato nel settore pubblico e massimi incentivi alla mobilità pubblico/privato. Ne guadagnerebbero i migliori lavoratori e anche l’efficienza della PA.

  28. Massimo74 scrive:

    Ti sbagli.Nonostante la cessione di alcune quote societarie,la maggioranza delle azioni della SEA rimane comunque di proprietà del comune di Milano, quindi è corretto affermare che si tratta a tutti gli effetti di una società pubblica.

  29. marcello scrive:

    Ho sempre distinto quando uno evade per necessità e quelli che risultano nullatenenti e vivono nel lusso.
    Per es. la cedolare sugli affitti (anche sui monolocali da 20 mq e senza altre fonti di reddito) la ritengo una iattura e ancora di più il fatto che il beneficiario della registrazione sia l’affittuario all’inizio connivente, visto che poi paga meno di 100 euro al mese. Spero che non sia evasione anche l’aiuto che uno riceve dai familiari, che hanno vissuto in tempi in cui uno poteva vivere dignitosamente e risparmiare qualche cosa, e in alcuni casi comprarsi la casa. Con lo stipendio di ora, che alcuni vogliono decurtare, perché si ritiene chi è a tempo indeterminato sia uno che vive nell’oro, e altri vogliono togliere completamente, e poco importa se uno ha vinto un concorso senza conoscere nessuno, non si può risparmiare nulla.

  30. marcello scrive:

    A me non piace la guerra fra i ceti poveri. Se quelli del privato vivono con degli stipendi molto lontano dalla condizione minima di dignità e se alcuni devono farsi 3 Km a piedi, non avendo l’auto e non essendoci i mezzi pubblici, o se quando sui ammalano non possono prendere le medicine, o se si rompe il lavandino o devono stare con l’acqua fredda perché non hanno i soldi per l’idraulico; se quindi ci sono quelli che come condizioni di vita sono tornati ai livelli di dopo la seconda guerra mondiale se non prima, non è che a farne le spese deve essere chi si trova un po’ meglio. Se no c’è il livellamento al ribasso. Dev’esserci un altro modo per risolvere questi problemi e deve farsene carico chi ha le competenze e i mezzi anche economici. Allora mi si spiega perché i sacrifici di cui parli non debba farli per es. quelli che hanno un reddito di 100 mila euro, che anche se pagano un po’ di più non arrivano né come chi lavora nel pubblico né come quelli del privato che stanno peggio? Quelli che predicano i sacrifici e però le difficoltà della crisi non le avvertono nella vita di tutti i giorni, possono pensare di non doverli fare anche loro?

  31. Paolo scrive:

    @Massimo74
    No, che non mi sbaglio!
    SEA SpA, anche se l’azionista di maggioranza è pubblico, è regolata dalle STESSE LEGGI che si applicano a QUALSIASI ALTRA SPA.
    In particolare, i DIPENDENTI SEA SONO DIPENDENTI PRIVATI, come quelli di Fiat SpA.
    Il loro CCNL non passa dall’ARAN.
    A loro NON si applica il d.lgs.165/2001.
    EPPURE, NON LI LICENZIANO…
    Quindi RIBADISCO: il problema NON è la differenza tra leggi del pubblico impiego e del privato: il problema è POLITICO, non giuridico.

    Secondo te, ci sono più fannulloni in un Comune di 1000 abitanti, dove l’impiegato è conosciuto da tutti e viene visto non solo allo sportello, ma la sera per strada, la domenica al bar, ecc.? O forse è più facile imboscarsi in una delle centinaia di sconosciute società del Gruppo Finmeccanica? Eppure questi ultimi sono dipendenti privati, ma della peggior specie di PRIVATO: quello che CAMPA DI VACCHE STATALI.

  32. Massimo74 scrive:

    @Paolo

    “Secondo te, ci sono più fannulloni in un Comune di 1000 abitanti, dove l’impiegato è conosciuto da tutti e viene visto non solo allo sportello, ma la sera per strada, la domenica al bar, ecc.? O forse è più facile imboscarsi in una delle centinaia di sconosciute società del Gruppo Finmeccanica?”

    Sicuramente ce ne sono di più nei comuni:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/279532/roma-i-furbetti-dellufficio-comunale.html

  33. Paolo scrive:

    Roma è un piccolo comune di 1000 abitanti?

    Nei comuni piccoli, quando nevica anche gli impiegati prendono la pala e spalano. A Roma non spalano nemmeno i privati cui il servizio è appaltato.

    Tagliare la vacca statale è necessario, sia quando allatta il FANNULLONE PUBBLICO, sia quando allatta il PARASSITA PRIVATO.

    Ecco perché la revisione della spesa è fondamentale: occorre stabilire non solo quanta spesa pubblica tagliare, ma soprattutto dove.

    Preferisco tagliare gli autisti delle province (che guidano solo le auto degli assessori) invece di quelli dei comuni montani (che portano i bimbi all’asilo in luoghi dove un’impresa di trasporti privata non avrebbe margini di profitto).

  34. Massimo74 scrive:

    @marcello

    Cioè tu vorresti aumentare ancora la tassazione?Ma se già oggi siamo a livelli d prelievo fiscale tra i più alti al mondo?Ma non ti rendi conto che nessuno ormai vuole più investire in italia e che anzi chi pùò alla prima occasione fà le valigie e scappa?E tutto questo per mantenere in piedi un carrozzone come quello della pubblica amministrazione che ci costa 170 miliardi all’anno solo di stipendi e che fornisce nella maggior parte dei casi servizi di livello sudamericano( se va bene)?
    Ridurre l’apparato pubblico è una scelta improrogabile, se non si fà ciò tra qualche tempo non ci saranno più neanche i soldi per pagare gli stipendi degli stessi dipendenti pubblici e allora sì che poi rimpiangerai di aver difeso ad oltranza l’attuale status-quo e l’aver deciso di non decidere.

  35. akab scrive:

    Premetto che ho lavorato come dipendente pubblico, privato
    e consulente

    Prima di tutto, tutta questa efficenza che esisterebbe nel settore privato non corrisponde a reatà, ecluso piccole realtà con il padroncino sempre presente.

    Veniamo al settore pubblico. Il numero di dipendenti pubblici in Italia è in proporzione comparabile o inferiore ad altri Paesi con bilanci in equilibrio.
    In Italia c’è un eccesso di outsourcing, favorito sia dalla dirigenza politica che dalla dirigenza amministrativa che viene in questo modo deresponsabilizzata.
    Altri punto sono i costi sostenuti per l’acquisto di beni, spesso non in linea con il mercato.

    Invece di responsabilizzare la dirigenza, che a sua volta a cascata aumenterebbe il controllo sui sottoposti si preferisce sparare sul mucchio con enfasi mediatica senza alcun criterio logico.
    Vedi ad esempio i giorni di malattia dei dipendenti pubblici,
    dove magari per 3 giorni di malattia trattengono 15 euro di indennità del dipendente per poi pagare 50 euro per la visita fiscali obbligatoria.

  36. Marcello scrive:

    Per me l’unica soluzione per permettere una nuova crescita economica è tagliare molta spesa pubblica.
    Per fare questo dovrebbero essere assunti dei “tagliatori di teste” e cominciare a ridurre il numero dei dirigenti pubblici del 30-40 % e insieme a questi dei dipendenti pubblici almeno del 20 %.
    Credo che 800 mila dipendenti pubblici potrebbere essere eliminati.
    Le tasse si potrebbero abbassare dal 55% al 35% e solo così potremmo avere una crescita economica a ritmi “cinesi”.
    Cominciamo a VENDERE LA RAI !
    Nessuno ne parla ma sarebbe un bel risparmio di diversi milioni di euro e un segnale forte per cambiare marcia.
    Infine FONDAMENTALE … Leggi e soprattutto CONTROLLI ANTICORRUZIONE.

  37. GIULIO scrive:

    IN QUANTO AL DISASTRO CHE LA RIDUZIONE DEI DIPENDENTI PUBBLICI STA COMPORTANDO, INVITO TUTTI A CONSULTARE L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PRESENTATA DAL SENATORE LAURO IN DATA 2/5/2012 Atto n. 3-02827 INERENTE AL FUNZIONAMENTO DEGLI UFFICI DELLA CCIAA DI NAPOLI

  38. Romano Bottazzi scrive:

    L’articolo del sig. Falasca è infarcito di superficialità e di ignoranza della realtà della pubblica amministrazione. L’attuale pubblica amministrazione è prima vittima di un certo modo di far politica, nutrito di interessi personali, di illeciti gravissimi, di clientele, di completa assenza di senso dello stato, di etica e di morale. Il vertice della PA è costituito da direttori in soprannumero, nominati per i più meschini interessi personali, mascherati da interessi partitici. Sono persone strapagate, dannose nei ruoli assunti perché incapaci, o meglio capaci solo di azioni conniventi ed illegittime.
    Si deve tagliare il vertice politico, il numero di deputati, di senatori, di organismi politici inutili quali le province, il numero di direttori nominati dalla politica.
    Il danno non sono gli impiegati di modesto livello che spesso in condizioni di cronica insufficienza di risorse cercano di fare al meglio il proprio lavoro, al servizio della collettività della società civile, con stipendi spesso modestissimi.
    Il danno lo fanno i pregiudicati e gli indagati che siedono in Parlamento, che non solo fanno leggi ad personam, ma leggi, regolamenti, circolari, contratti e tutto un coacervo di atti amministrativi inferiori in rango ma economicamente importantissimi per chiunque sia detentore di potere economico, con la connivenza di una dirigenza di vertice politicamente scelta e chiamata, estremamente ben pagata, essa stessa corrotta e partecipe.
    Il sig. Falasca nel suo curriculum evidenzia di essere “bocconiano”, cioé egli stesso appartenete ad una casta, che personalmente io infinite volte in ripetute occasioni di lavoro ho trovato incredibilmente ignorante della realtà delle aziende, fatta di lavoro vero delle persone, di fatica ed abilità, e non di numeri e dati di bilancio. I bocconiani nascondono la loro perfetta e dannosa ignoranza delle aziende e del fatto che il valore delle stesse è nelle persone che vi lavorano con manipolazioni di bilancio e strane sigle di un vuoto linguaggio di setta (IRR, EBI, ecc.ecc.) buono a confondere ormai solo la signora che vende la frutta al mercato -povera ignorante!!!
    Per esperienza di lavoro personale non nutro nessuna stima dei bocconiani, avendone conosciuti molti perfettamente complici nella creazione della crisi economica che ci attanaglia, essi stessi strapagati senza merito reale, ovvero senza reale creazione di lavoro e valore, ma solo di trappole ed inganni economico finanziari, e spesso seduti ben conniventi alla mangiatoria del politico.
    Lo stesso curriculum del sig. Falasca non evidenzia partecipazione politica?
    Infine, quando sento parlare di alienazione del patrimonio pubblico, rabbrividisco, perché come già ho visto accadere in passato, penso che saranno svenduti a bassissimo prezzo aree e palazzi pregiati (patrimonio dello Stato e quindi di tutti noi e dei nostri figli) a speculatori vicini all’ambito politico, o addirittura a mafiosi in cerca di un facile riciclaggio. Troppe volte facili slogan hanno coperto solo furti pubblici.

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  1. […] Falascia, su Libertiamo, scriveva ieri che “rispetto al 2001 abbiamo meno dipendenti pubblici, ma stipendi molto più […]