L’Europa al centro della campagna elettorale di Sarkozy

– All’inizio della campagna elettorale sembrava spacciato.
Alcuni sondaggi mettevano in dubbio la sua presenza al secondo turno, paventando una situazione uguale a quella del 2002 a parti inverse. Ma Sarkozy, che riesce a dare il meglio di sé nei momenti difficili, è riuscito a risalire di sei punti nei sondaggi nell’ultimo mese. A quattro giorni dal primo turno la situazione è estremamente incerta.

Le domande sono tre: chi arriverà in testa domenica prossima? Chi sarà il terzo classificato? Quale sarà il rapporto di forza tra destra e sinistra? Il rapporto di forza che uscirà dalle urne domenica sera darà delle indicazioni importanti sulle potenziali riserve di voti di cui i due candidati finalisti dovrebbero disporre in vista del secondo turno.

Attualmente François Hollande disporrebbe sulla carta del 44% delle intenzioni di voto, esattamente come Mitterrand all’indomani del primo turno del 1981 e del 1988. Per Sarkozy il computo è più difficile perché, per vincere, dovrà sedurre una larga maggioranza di due elettorati culturalmente opposti, quelli di Marine Le Pen e di François Bayrou.

Come conciliare gli opposti? Con un po’ di equilibrismo: mentre i ministri Valérie Pecresse e Alain Juppé dichiarano che Bayrou sarebbe un buon Primo Ministro, Sarkozy, per recuperare i voti di Marine Le Pen, ha dato ordine ai responsabili dell’ordine pubblico di arrestare e di espellere una decina di integralisti islamici. Al tempo stesso Sarkozy difende il bilancio del suo quinquennio, le sue riforme, specie quella sulle pensioni, che hanno permesso, a suo dire, alla Francia di resistere meglio di molti altri paesi europei alla grave crisi economica.

E proprio l’Europa è stata al centro di tutti i discorsi pronunciati dal presidente uscente in questa campagna elettorale: europeista convinto, Sarkozy considera l’Europa “come il progetto più straordinario al servizio della pace che gli uomini abbiano mai inventato”. “L’Europa noi l’abbiamo fatta-ha ripetuto Sarkozy nei suoi comizi- per essere più forti! L’Europa è un ideale umanista, non un colabrodo in balia di tecnocrati!”.

L’Europa deve cambiare per proteggere il lavoro, la protezione sociale, l’industria di tutti i popoli europei che sono uniti da un destino comune. Sarkozy sostiene che “se nulla cambierà, i popoli d’Europa non potranno più sopportare a lungo le conseguenze di un laissez-faire devastante”. “Il libero scambio sì! La concorrenza sleale, no!”. Pur respingendo il protezionismo, Sarkozy fa notare che l’Europa “è la sola regione del mondo a difendere così poco e male i propri interessi e le proprie frontiere”.

“L’Europa – ha ammonito il Presidente francese – ha aperto tutti i suoi mercati pubblici, quando altri grandi paesi non ne hanno aperto alcuno”. Facendo riferimento alla Cina, senza mai citarla, Sarkozy è stato particolarmente tranchant: “quando un paese fa lavorare i bambini, i prigionieri, manipola i corsi della propria moneta, non rispetta nessuna di quelle regole ecologiche ed ambientali che sono imposte ad altri, non si fa un libero scambio ma una concorrenza sleale”.

E citando il Buy American Act del 1933 (che prevede che i lavori pubblici finanziati dallo Stato siano effettuati da società americane) si chiede: “perché l’Europa dovrebbe interdirsi ciò che gli Stati Uniti, il paese più liberale del mondo, si concedono per difendere le loro imprese?!”. Da qui la proposta di un “Buy European Act”: ad approfittare del denaro pubblico della comunità europea devono essere quelle imprese che avranno scelto di produrre e di fabbricare in Europa, a prescindere dalla loro nazionalità.

Parallelamente, Sarkozy ha promesso che, in caso di rielezione, chiederà ai partner europei che alle piccole e medie imprese sia riservata una percentuale del 20% dei mercati pubblici europei. L’Europa deve essere politica e proteggere i suoi cittadini contro “una concorrenza selvaggia, senza regole, senza limiti, senza equità, che trascina tutti verso il basso. In questa ottica – ha insistito Sarkozy – la tecnocrazia non può più essere la sola a decidere”.

Sarkozy pensa che anche la Bce dovrà prendersi le sue responsabilità sostenendo la crescita, madre di tutte le battaglie, in un’Europa dove la disoccupazione sfiora la cifra record dell’ 11%. I destini della Francia si giocano allo stesso tempo all’interno e all’esterno, poiché tra la scena mondiale, la scena europea, la scena nazionale non c’è più alcuna separazione.

Il presidente francese, riaffermando la sua fede in un’Europa protettrice, ammonisce tuttavia che “se vogliamo difendere il nostro modello di civilizzazione, se pensiamo che la felicità in Europa sia un’idea sempre d’attualità, allora bisogna che l’Europa non sia percepita come una minaccia, ma come una protezione“.

Per Sarkozy anche il sistema di Schengen va profondamente rivisto e, facendo allusione alla fragilità della frontiera greco-turca, ha rivendicato il diritto per ogni Stato di poter proteggere le proprie frontiere nazionali in caso di assenza di una frontiera europea efficace. Sarkozy vuole ottenere la rinegoziazione degli accordi di Schengen ed una maggiore protezione per le imprese europee e minaccia che se, nei prossimi dodici mesi, nessun progresso reale sarà stato fatto, allora la Francia si assumerà la responsabilità di agire in maniera unilaterale.

Sarkozy rivolge il suo messaggio a tutti i francesi cercando di superare categorie del secolo scorso quali destra o sinistra, nella speranza di riconciliare la Francia che votò No al referndum sull’Europa con quella che voto Sì.


Autore: Andrea Verde

47 anni, laureato all’Università Bocconi di Milano in Economia aziendale, vive e lavora in Francia da oltre vent’anni. E’ stato responsabile del budget e del controllo di gestione della Polimeri Europa France, é giornalista indipendente, collabora attualmente con GBS Engeneering ed é membro del consiglio direttivo della No.Gaf. (Nouvelle Generation Africaine pour la France)

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