– Grillo al 7%! Grillo vola! Grillo vince! Grillo leader del terzo partito di Italia!
I risultati del sondaggio realizzato da Swg sballonzolano tra i quotidiani e nel fantastico mondo del Beppe nazionale: il web, l’imperscrutabile Rete, dove, con puntualità da gran smanettone, il buon Grillo posta e riposta nel blog. Senza risparmiare, mai, nessuno. Soprattutto chi, come Gad Lerner, ha l’impudicizia di criticarlo e di svalutarlo politicamente. È implacabile, Beppe, come il successo crescente del Movimento 5 Stelle.

Sarà forse dipeso dal diffuso clima di “no-tavismo” italico, o dalle brutte figure che i partiti non si impegnano a evitare, ma il comico genovese fa furore e lo usa, come al solito, per prendersela con questo e con quello, per sparare a zero, per riempire le piazze delle città di ridanciano odio per la politica (quella di professione, intendiamoci, mica la sua, che è di strada e trasparente e bella e pulita e via dicendo).

Un leader carismatico, il Grillo. Uguale uguale al bell’Umberto di tanti anni fa, al primo Bossi: arrabbiato, appassionato, agguerrito. La tripla A del capo popolo. Dopotutto non sorprende e, anzi, il risultato di Swg lo conferma: la differenza tra leghismo e grillismo è esigua, forse nemmeno c’è. In entrambi i casi, infatti, la visione politica si fonda su una presunta superiorità: del popolo padano, in un caso, di quello dei puri, nell’altro. Ma poco cambia, di (s)fascismi sempre si tratta.

È allora presto rivelato il mistero dell’analista politico, quello strano animale da talk serale che s’aggira di trasmissione in trasmissione cercando di indovinare il futuro del paese. La fantomatica emorragia di voti in uscita dal Carroccio, che Maroni cerca di tamponare a suon di banalotti decaloghi e di pulizie pasquali, potrebbe determinare il successo del Movimento 5 Stelle. Gli incavolati del Nord, i rabbiosi-orgogliosi, cambieranno al massimo colore della camicia, ne indosseranno una a quadrettoni stile magazzini popolari, ma non dovranno fare la gran fatica di smettere d’odiare. Prima i terroni e poi i cattivi (o i politici, che dir si voglia).

Al di là, però, delle ironie che una rabbia così sconvolgente e indomita potrebbe ispirare, in fondo al grillismo e agli “ismi” vari, si cela un’esigenza vera, diffusa, sentita. Si tratta di cambiare la relazione tra politica e cittadini, tra rappresentanti e rappresentati in nome di una inedita prossimità. Non è però con i j’accuse violenti e con il linguaggio della divisione che si può ri-costruire un paese nuovo, più armonico, in cui le fratture sociali siano ricomposte e l’idea di Italia possa essere, finalmente, una sola, una intera: nord e sud insieme, ma pure elettori e eletti, persone e casta, comunità e politica.

È per questa ragione, quindi, che il Movimento 5 Stelle otterrà il suo più grande successo, un paese diverso, proprio quando non ci sarà più Grillo il leghista a urlare per strada, a puntare il dito, a sbraitare slogan. E, come un capo popolo sa fare a meraviglia, a usare con disinvoltura un certo carisma personale come arma politica di distruzione di massa.