Rassegne stampa online: per renderle lecite, l’Italia segua la via francese

Negli ultimi giorni si è (ri)acceso in Rete il dibattito inerente la liceità delle rassegna stampa che numerose amministrazioni pubbliche, per il tramite dei propri siti istituzionali, mettono a disposizione dei cittadini, i quali si trovano così nella condizione di leggere del tutto gratuitamente articoli di attualità tratti dai principali quotidiani o periodici. Con lettera del 16 marzo u.s., la FIEG ha intimato alle predette amministrazioni di porre termine al servizio o, in alternativa, di acquisire apposita licenza. Siamo di fronte all’ennesima frizione tra la regolamentazione vigente in materia di diritto d’autore e i comportamenti abilitati dalle nuove tecnologie che consentono una riproducibilità pressocchè immediata di qualsivoglia contenuto, con altrettanto immediata possibilità di condivisione.

Sotto un profilo strettamente giuridico, va ricordato che il tema delle “rassegne stampa” è espressamente affrontato dall’articolo 10, comma 1, della Convenzione di Berna, come modificata dall’Atto di Parigi del 24 luglio del 1971, secondo cui “sono lecite le citazioni tratte da un’opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo”. Dunque, la disposizione in commento prevede due condizioni per la liceità delle rassegne stampa: da un lato, la conformità dell’uso alle prassi riconosciute nel settore e la proporzionalità rispetto allo scopo informativo perseguito, dall’altro che si tratti, in ogni caso, di “citazioni” tratte da articoli giornalistici e non di una loro riproduzione integrale. Sotto tale ultimo profilo, la normativa nazionale appare più permissiva: l’articolo 65, l. 633/1941 (meglio nota come “legge sul diritto d’autore” – l.d.a.) prevede un’ipotesi di utilizzazione libera per “gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere”.

Questi articoli possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, qualora vengano rispettate due condizioni:

  1. la loro riproduzione non deve essere stata espressamente riservata (va ricordato che, ai sensi del regolamento attuativo della legge sul diritto d’autore, la dichiarazione di riserva deve essere effettuata inserendo l’indicazione, anche in forma abbreviata, “riproduzione riservata”, all’inizio o alla fine dell’articolo);
  2. devono essere indicate la rivista o il giornale da cui gli articoli sono tratti, la data di pubblicazione e il nome dell’autore, se l’articolo è firmato.

E’ importante sottolineare che la norma considera lecite le riproduzioni integrali soltanto quando siano rispettate le condizioni sopra indicate e, soltanto, qualora la riproduzione o la comunicazione al pubblico avvengano in altre riviste o giornali per finalità di pubblica informazione: non sono, dunque, considerate utilizzazioni libere quelle motivate da finalità pubblicitarie o di mera documentazione. Ciò perché, secondo la giurisprudenza e la dottrina prevalenti, le norme concernenti le utilizzazioni libere hanno carattere eccezionale e, come tali, devono essere interpretate con estremo rigore. Da ultimo, ai sensi dell’art. 101 l.d.a. è lecita la riproduzione di informazioni e notizie, salvo che non si risolva nella loro sistematica pubblicazione o radiodiffusione, su giornali o altri periodici o imprese di radiodiffusione, a scopo di lucro. Venendo al tema delle c.d. “rassegne stampa online”, la giurisprudenza nazionale se n’è occupata da tempo, giungendo alla conclusione che alle stesse non possa trovare applicazione l’eccezione prevista dall’articolo 65 l.d.a. (in alcuni casi, anche perché la riproduzione degli articoli contestati era stata espressamente “riservata” dall’editore). Nel 1997, ad esempio, il Tribunale di Genova così si espresse: “non può definirsi corretta professionalmente l’utilizzazione sistematica al fine di pubblicare, in tempo pressocché reale, sulla rete Internet la propria rassegna stampa di articoli che vengono quotidianamente pubblicati su un giornale”.

Più di recente, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 20410 del 20 settembre 2006, intervenendo in senso confermativo rispetto all’indirizzo sopra menzionato, ha stabilito che la riproduzione di articoli di giornali, riviste e periodici e la loro diffusione in rassegne stampa elettroniche costituisce una violazione delle disposizioni che tutelano i diritti esclusivi sulle opere collettive, non potendo trovare applicazione l’articolo 65 l.d.a. Va detto che a simili conclusioni la nostra giurisprudenza è giunta anche in considerazione delle modalità con cui le rassegne stampa online sono state realizzate: si trattava, infatti, della riproposizione integrale di articoli di quotidiani, in alcuni casi finanche riportanti la dizione “riproduzione riservata” che, come detto, esclude in nuce l’applicabilità dell’eccezione di cui all’articolo 65 l.d.a.

Diverse sarebbero state le conclusioni, a parere di chi scrive,  laddove la rassegna fosse consistita in semplici riassunti segnaletici di articoli di giornali, composti da brevi citazioni estrapolate dagli stessi e tali da non dispensare dalla lettura degli originali. In un simile caso, infatti, ben avrebbe potuto trovare applicazione l’articolo 70 l.d.a. che consente la libera riproducibilità di parti di un’opera tutelata dal diritto d’autore per finalità di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non in concorrenza con l’utilizzazione economica dell’operaE’ questa, ad esempio, la conclusione cui è giunta la giurisprudenza francese (ovviamente, ben tenendo presente che si tratta di un diverso ordinamento giuridico) la quale, dopo un iniziale atteggiamento di chiusura, si è indirizzata per la liceità di dette rassegne, ritenute opere di informazione, purché realizzate con le modalità sopra descritte.

Infine, una considerazione di carattere più generale: è evidente che le richieste avanzate da FIEG riflettono il momento di crisi che l’editoria tradizionale sta vivendo, con la conseguente necessità di “fare cassa” rispetto ad ogni e qualsivoglia utilizzazione di quotidiani o riviste da parte di terzi. Nessun dubbio, infatti, può nutrirsi sull’inesistenza di un effetto “sostituzione” tra la rassegna stampa online di una pubblica amministrazione e l’acquisto del prodotto oggetto di riproduzione parziale in quel contesto.


Autore: Marco Scialdone

Avvocato, responsabile del Team Legale di Agorà Digitale, associazione che si batte per la tutela dei diritti digitali e dei diritti civili di nuova generazione. E' docente in digital copyright presso la facoltà di Scienze della Comunicazione della Link Campus University di Roma.

One Response to “Rassegne stampa online: per renderle lecite, l’Italia segua la via francese”

  1. Angelo scrive:

    Scusami, Marco, forse leggendo mi sarà sfuggita: quale sarebbe la via francese?

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