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Bisogna cambiare tutto, perché tutto cambi

– Anche l’antipolitica è una delle forme della cattiva politica, di cui condivide l’inclinazione parolaia e opportunistica. La corruzione e l’inefficienza della politica, che stanno per esplodere in una nuova e rovinosa crisi di regime, non la febbre antipolitica, che ne è il sintomo, rappresentano dunque la malattia da curare.

Fare “pulizia” non basta. E rischia di non servire neppure, se non si pone rimedio ad un sistema di incentivi “istituzionali” al malcostume e al malaffare. L’antipolitica si batte solo con buona politica. Grillo, ormai, non è un nemico esterno, è un concorrente interno. Da battere offrendo sul mercato prodotti più convincenti.

Ha dunque ragione Angelo Panebianco, che sul Corriere invita i partiti ad aggiornare la propria ragione sociale e a deporre l’ormai patetica ambizione di costituire – con propri uomini e apparati – la principale elite del Paese e di identificarsi con le istituzioni facendo coincidere la ragione di partito con quella di Stato.

C’è sempre più politica, fuori dai partiti. L’impegno e la partecipazione si organizzano in forme sempre più individualistiche, spontanee ed estranee a canali della militanza tradizionale. C’è un’intelligenza politica sempre più diffusa e non sono più questi partiti a rappresentare il modo di produzione privilegiato delle idee per il governo.

Anche per questo, il finanziamento pubblico di oggi è semplicemente indifendibile e autolesionistico.

Panebianco dice che i partiti devono comprendere di non essere più “principi”, ma “sherpa”. Potremmo dire che i partiti nella politica 2.0 devono farsi aggregatori di contenuti e di classe dirigente. Non scrittori, ma editori. Non produttori, ma canalizzatori della politica per il governo. Questa evoluzione non depoliticizza i partiti e non ne cancella le differenze, ma le aggiorna. Un sistema dei partiti che replichi le partizioni ideologiche del ‘900, dopo il tramonto della società novecentesca, è sempre più inadeguato e meno politico.

Bisogna cambiare tutto, perché tutto cambi. Quello che nascerà dal Terzo Polo di Fini e Casini – al più presto – dovrà essere sul piano del metodo e del contenuto un modo responsabile, cioè onesto e competente, di rispondere alla crisi di regime e all’esigenza di cambiamento.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

9 Responses to “Bisogna cambiare tutto, perché tutto cambi”

  1. sei tra i responsabili di avere causato la rottura del Pdl, sicchè di avere spianato la strada ad un governo disastroso sotto tutti i fronti.
    mn

  2. Piccolapatria scrive:

    Non so perchè ma mi viene spontaneo di dirle caro BdV “vada a scopare il mare” e ci risparmi i suoi vuoti fervorini da politicante palloso e ballista.

  3. Uomo Zucca scrive:

    Della Vedova lei è un politico senza Voti! Figlio del sistema corrotto di cui parla! Pergiunta lei è un anarco-liberista, e a suo quore non c’è l’interesse del benessere di tutti i cittadini ma solo l’agiatezza di una ristretta minoranza! Se per davvero ci tiene al cambiamento la invito a dimettersi ed a tornare alle sue mansioni originarie! Lasciando posto al “nuovo” Poiché il suo stipendi da 17.700 euro è rubato! Visto che come ripeto non fa l’interesse della maggioranza dei cittadini! Della Vedova Quante preferenze ha avuto per essere eletto a deputato!?

  4. foscarini scrive:

    A parte il fatto che Della Vedova non mi sembra un anarco liberista, magari lo fosse.
    Ma sarei curioso di capire cosa ha prodotto il socialismo per le masse se non miseria, inefficienza e corruzione.
    Tanto per non dimenticarlo il nostro sudicio paese è stato allevato a pane e socialismo. E questo è il risultato.
    Magari l’italia fosse stata governata da liberisti.

  5. andbene72 scrive:

    Peccato per le ultime tre righe.
    Al paese servirebbe davvero una forza politica autenticamente liberale ma non siete credibili con Fini e Casini.
    Capisco i tatticismi ma il paese voterà populista se l’alternativa è quella che proponete.

  6. Massimo74 scrive:

    @foscarini

    Ma che dici?Il socialismo porta miseria?Ma non ti sei accorto degli altissimi standard di vita che esistono in paesi come cuba o corea del nord? :)

  7. silvana Bononcini scrive:

    Caro Benedetto io fatico molto a pensarmi con Casini!
    Fini può aver fatto una certa evoluzione ma il tardodemocristiano è una compagnia indigeribile x me.
    Continuo cmq a fidarmi di te….

  8. step scrive:

    In effetti… magari BDV fosse anarco-liberista… :-)

    Quello che scrive BDV sui partiti è condivisibile ma nel terzo polo non ci crede più neanche Casini, che è quello che comanda nel terzo polo. Per la precisione Casini ha detto che “sarei un pazzo se non volessi andare oltre il terzo polo”. Ma a parte questo, secondo me BDV si è accorto che FLI è andato su posizioni che non sono affatto libertarie: FLI è ormai su posizioni di sinistra idealista laddove un libertario dovrebbe essere realista, e su posizioni giustizialiste laddove un libertario dovrebbe essere invece garantista a anti-statale.

    L’ultimo BDV non mi è piaciuto per niente, continuo a stimarlo come persona ma dice cose che non mi sarei mai aspettato, ad esempio ad un programma di La7 sul fisco. Ho piacere che in FLI diano importanza a BDV, ma nel contempo mi sembra che BDV si sia appiattito sulle ultime posizioni di FLI, ogni giorno sempre più beotamente progressiste e fumose, progressiste nel senso più deteriore della parola, a cominciare dalla dicotomia buoni-cattivi, dove i “buoni” ovviamente sono loro, i quali addirittura ci indicano il futuro e quali categorie della politica non esisterebbero più, come se l’essere nel 2012 avesse magicamente modificato la realtà dei fatti (mentre invece la politica avrà sempre le sue “regolarità”).

    BDV dovrebbe ripensare il proprio “cammino” e cercare di rappresentare le istanze libertarie in un probabile nuovo contenitore riformista (che sarà per forza di cose alternativo alla sinistra, non mi si venga a dire che destra e sinistra non esistono più, questo è un modo subdolo di argomentare, con scopi chiaramente neo-centristi). Se questo nuovo grande contenitore non nascerà, a me piacerebbe che BDV s’incontrasse con persone tipo Taradash e Martino, e magari anche qualche radicale, per creare qualcosa di più piccolo ma anche più specificamente liberale (e quindi anche anti-partitico in senso classico).

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  1. […] e inguaribile schizofrenia, come nel caso di Benedetto Della Vedova, che nel pomeriggio di ieri ha prima definito “indifendibile e autolesionistico” l’attuale sistema di finanziamento pubbli… dei partiti, e quindi scoperto dalle agenzie di stampa (con un qualche stupore, come possiamo […]