La pericolosa antipolitica del nostro “sentire comune”

– Attenzione.
Anni fa i carabinieri spioni dello spionaggio interno lo definivano “ sentimento pubblico”. Oggi lo possiamo definire in mille e sterminati modi. Uno potrebbe essere “sentire comune”.

Attenzione. Il sentire comune di una gran parte degli italiani ci sta giocando un brutto scherzo. Se analizziamo alcuni sondaggi usciti in questi giorni, nei giorni dell’autunno dello scontento della Lega, ne vien fuori un quadro pericoloso. Un’immagine sociale ben diversa da quella che molti di noi percepiscono del nostro sentire comune.

Un sentire che ormai si sta fossilizzando su due intuizioni.
1) Il Berlusconismo è finito.
2) La Lega sta tirando le cuoia.

Che il Berlusconismo si sia affossato nella melma degli scandali, del predefault, dello spread, delle adolescenti calde, del rigore Montiano, del pragmatismo delle riforme che si stanno tentando, è un pensiero, una speranza, che adorna le discussioni politiche di questi ultimi mesi. Si leggono articoli nei quali si cita il cavaliere all’imperfetto. Si sentono riflessioni durante le quali il Berlusconismo è implicato come “età berlusconiana” ormai tramontata. Ci si sente liberi, ormai, dagli incubi di Forza Italia contro anti italiani, partito dell’Amore contro partito dell’odio, brava gente contro comunisti, buoni contro cattivi, belle fighe contro cozze ecc. ecc.

Pare che il Berlusconismo sia squagliato. Pare che il Berlusconismo sia stato un evento incidentale, un meteorite extraterrestre sbattuto a caso qui da noi, e ora rimosso. Pare che sia finito un accidente storico. Bene, tutto ciò comporta il più canonico degli errori speculativi della politica italiana, ossia, l’incapacità di comprendere ragioni, sviluppi e prassi di fenomeni che quando sono comparsi non si è saputo né nominare, né qualificare, né controvertire, e che poi, appena paiono assopirsi, mentre sono allo stato dormiente, si danno per morti, finiti. Spesso non si riescono a cogliere né le cause, né lo stato presente, né i potenziali sviluppi di questi fenomeni. E sempre li si dà per sotterrati prima di aver inchiodato il coperchio della bara.

Con la Lega ci si sta comportando in un modo simile, anche se in un contesto diverso. Così come quando il cavaliere veniva tracimato da cause, querele e scandali, si pensava che stesse lì lì per cadere, e poi è durato anni ed anni ancora – adesso con la Lega molti commentatori politici stanno già assumendo la posizione di chi è in procinto di scriverne il coccodrillo. Qualche editoriale è già uscito, con il senso di “c’era una volta la Lega”. Queste posizioni si rafforzano in virtù del sentire comune. Elettori leghisti indignati, social network in rivolta, sciarpe verdi rimesse nei cassetti, ironia crassa sulle disavventure cialtrone del Trota, della Mauro, della guardia che canta kooly noody ecc. ecc.

Si è in clima d’ indignazione, il sentire comune si è espresso – la Lega fa schifo, è ladrona, è incoerente, e pure, perfino, terrona. Rosy Mauro da Brindisi è la dimostrazione che la genetica razziale del movimento è impura. Questo sentire comune ci racconta un paese imbufalito, inorridito, e che si sente tradito persino da chi ha brandito come una spada medioevale al vento, e con tanto di armature e acque sacre, il valore della lotta contro le ladrerie, gli sperperi, e le minchionerie di ogni genere.

A questo punto abbiamo: una moltitudine berlusconiana che apparentemente non voterà più Berlusconi, e una bella folla leghista che apparentemente non voterà più Lega. La partita parrebbe finita. Gli italiani, delusi, hanno abbandonato i loro leader della rivolta che invece di far la rivolta hanno imbullonato il loro proprio potere, quello dei loro figli, amanti, cavalli nominati senatori ecc. ecc.

Ma questi leader, quale rivolta avevano promesso? Quella raccontata dal cavaliere e da Bossi era una ribellione contro lo Stato onnivoro e onnipresente, contro lo strapotere dei partiti, contro l’annichilimento del libero spirito dell’individuo, contro la collettivizzazione forzata dell’immaginario sociale. Questi sono argomenti che letti in ottica “politica” sono “sacrosanti” – ma letti e interpretati nell’ ottica di come sono stati comunicati alle masse, e di come hanno agito nelle dinamiche di identificazione psicologica e valoriale dell’elettorato, questi argomenti hanno avuto successo perché il loro trattamento narrativo non ha fatto che, sempre e comunque, attivare nell’elettorato un macro tema, quello dell’antipolitica.

Gli argomenti di cui sopra sono stati politicamente “traditi” e psicologicamente hanno funzionato perché l’elettore culturalmente impreparato li ha interpretati come “lotta alla politica” e nel peggiore dei casi come “fare i miei/nostri porci comodi”.

Ora. Il sentire comune ci dice che molti elettori sono disamorati da Berlusconi e dalla Bosseide, ma i sondaggi cosa ci dicono? I sondaggi affermano che una congrua fetta dell’elettorato, in realtà, non è tanto delusa da Berlusconismo e Leghismo, ma è delusa da “la politica in quanto tale”.

Attenzione. Elettori allevati nelle latterie del qualunquismo antipolitico, i principali azionisti del Berlusconismo e del Leghismo, ora tornano ad essere ancor più delusi dalla politica.
E cosa faranno? O torneranno felicemente a votare, riacciuffati per le orecchie propagandistiche, per Lega e destra populista, o voteranno per chi, di qui a poco, sarà ancor più, o in modo diverso, populista e antipolitico di Arcore e Carroccio.

Dove ci giriamo ci giriamo… siamo messi male.
A questo elettorato va data un’alternativa. Come alternativa non si intendono né posticci politici, né identità stagnanti e sclerotizzate. Questi elettori vanno riportati alla politica che non si traveste da antipolitica. Qui, ora, ogni scelta va ben pensata. Se qui, oggi, ci si accontenta di scelte politiche da sopravvivenza, domani saremo punto e daccapo.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

10 Responses to “La pericolosa antipolitica del nostro “sentire comune””

  1. Zamax scrive:

    Quando si corre dietro alle forme e si perde di vista la sostanza ecco che vengono fuori equivoci globali. Il “berlusconismo” è stato un freno all’antipolitica, non l’antipolitica. La vera antipolitica italiana viene da lontano, ma quella contemporanea prebde l’abbrivio dal lancio della “questione morale” di berlingueniana memoria. Quella, con tutta la sua pomposa e gelida serietà, che merita solo le pernacchie e le scorregge di ha chi ancora la schiena diritta, è l’antipolitica pura. A sinistra ha surrogato la lotta di classe degli orfani del marxismo. Al centro e a destra molti le si sono arresi per viltà. S’intende che questo concerto di moralizzatori non ha apportato nessun miglioramento ai costumi pubblici in Italia, perché la lotta alla corruzione non si fa partendo da una menzogna di stampo antropologico. La vera antipolitica, oltre a quella di Grillo et similia, è quella di Berlinguer, quella di Scalfari e La Repubblica, quella di quei cretini del Corriere, che hanno pensato di schivarne le conseguenze, e di farsene padroni, leccandole i piedi con il lancio de La Casta, – al di là della retorica della realtà dei “fatti”, di cui me ne infischio, quando se ne fa uso strumentale – libro pessimo e ultrapernicioso. Dico ultrapernicioso proprio perché l’impaurito De Bortoli, povero imbecille, adesso, a qualche anno di distanza, sente il dovere di difendere il libro dall’accusa di qualunquismo, negandone la “perniciosità”. E’ la cultura ufficiale e paludata che ha allevato le plebi italiche al messianesimo politico. La roba “forte” che ha avvelenato l’Italia è la loro: quella di Berlusconi è gazzosa.

  2. foscarini scrive:

    Bah antipolitica.
    Quest’articolo sembra fatto da uno imbottito dalla propaganda di stato.
    In Italia semmai c’è da stupirsi di come il sentimento di odio verso i nostri governanti-parassiti sia così contenuto.
    Hanno creato una spesa pubblica asfissiante, un debito pubblico enorme, si regalano mazzette e contributi, ci hanno ficcato nel sistema monetario europeo a tutto vantaggio della Germania e adesso si rivalgono sui cittadini a suon di tasse per sbolognare ai privati un debito che è quello di uno stato corrotto e parassita.
    Invece che far fallire uno stato marcio come quello italiano si preferisce far fallire i cittadini.
    Quello che sorprende in questa situazione è la rassegnazione e la supinità dell’italiano medio. Altro che “antipolitica”. Per tasse molto inferiori si è fatta la lotta di indipendenza negli Stati Uniti.
    Votare per un’alternativa piena di incognite come Grillo francamente è un atto di estrema democrazia. Cosa dovrebbe fare una persona? Votare per quei partiti socialisti e ladri di sempre che sostengono il governo? O dovrei votare per il fli di Bocchino? Beh davvero se facessi ancora così, mi sentirei davvero un imbecille al cubo.
    Votare per Grillo è democrazia non antipolitica. In Italia l’alternativa è mettere le bombe nei palazzi dell’agenzia delle entrate.

  3. beh, anche fli finchè non sceglie una collocazione politico-culturale europea e finchè si affida ai tecnici è anti-politica.
    un anti-politica meno urlata di grillo ma comunque anti-politica

  4. Zamax scrive:

    E lei crede che cavalcando la “politica” di Grillo, e cantando la canzone dei partiti socialisti e ladri, dello stato corrotto ecc. ecc., ne uscirà uno stato liberale, e magari pure liberista? Beatissima ingenuità! Se la “politica” di Grillo dovesse vincere, sareste semplicemente spazzati via. Anche la rivoluzione francese ebbe al suo inizio i suoi utili idioti liberali e anglofili: nel giro di pochi anni quelli non liquidati erano gli espatriati.

  5. creonte scrive:

    non esiste antipolitica… chi è votato è un politico e fa attività politica, comrpeso Bossi, Di Pietro e Berlusconi

  6. gisberto scrive:

    “Il sentire comune” è il non sentire, è l’origliare, è il lamentarsi di tutto e di tutti. Il vero sentire è quello che arriva dal nostro silenzio, dal silenzio della mente. Dovremmo ripulirci da tutta l’immondizia accumulata in questi ultimi anni, dovremmo cambiare prospettiva, non essere sempre critici ma costruttivi, dovremmo immaginarci un nuovo modo di essere, dovremmo liberarci dal bisogno frenato di fare PIL, dovremmo guardare più alla qualità della vita, dovremmo dare più spazio e fiducia alla scienza ed alla tecnologia, dovremmo pensare ad una politica onesta e trasparente, una politica che dia il primato all’essere e non al possedere.

  7. Andrea B. scrive:

    Non esiste “antipolitica” … al massimo esistono solo personaggi massimalisti e populisti che comunque, alla fine, se messi su uno scranno govrnativo, farebbero scelte in quella “matrice di decisioni” che possiamo definire composta dagli elementi:
    – più libertà civili
    – meno libertà civili
    – piu libertà economiche
    – meno libertà economiche

    Secondo voi, come si muoverebbe un Grillo e Movimento Cinque Stelle al governo ?
    Personalmente la vedrei male per liberali e liberisti: metterebbero la Gabbanelli ministro dell’ Economia e vai con tassa del 33% quando prelevi o versi contanti ( Vedi Report del 15/4)…

  8. foscarini scrive:

    Sinceramente con questi governanti (che ribadisco: socialisti e ladri) io sto seriamente pensando di espatriare.
    Quindi mal che vada con Grillo si ha lo stesso risultato.
    Ma votare destra, sinistra e centro equivale alla certezza di votare per la stesso letame di sempre.
    Meglio tentare la sorte con Grillo. Peggio non potrà essere.

  9. fabrizio scrive:

    Perché continuate a parlare di antipolitica??? cosa c’entra l’antipolitica??? I cittadini non sono contro la politica, semmai contro tutta la classe politica….
    Quindi smettetela di parlare di antipolitica con accezione negativa….

  10. creonte scrive:

    anche un greco o un nordcoreano sono “antipolitici”?

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