Il beauty contest per le nuove frequenze televisive dovrebbe essere azzerato, secondo quanto ha dichiarato due giorni fa il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Al suo posto, verrebbe indetta un’asta competitiva.

Il beneficio per le casse dello Stato (Mediobanca ha stimato gli introiti in 1-1,2 miliardi di euro) rappresenterebbe un sassolino in meno dalla montagna del debito pubblico, ma il ricorso all’asta al miglior offerente rappresenta per definizione uno strumento molto più trasparente e neutrale del “concorso di bellezza”, come evidenziava tempo fa Marco Faraci su questo webmagazine.

E’ difficile, ad oggi, valutare con precisione tempi e modalità operative per l’asta. Quando il governo ufficializzerà la sua scelta, bisognerà ricevere il parere della Commissione UE, senza peraltro sottovalutare la reazione dei partiti che sostengono l’esecutivo tecnico. Il PdL, in particolare, non sarà certo insensibile alle istanze e alle critiche già espresse da Fedele Confalonieri: non è da escludere che il partito berlusconiano decida di alzare le barricate contro una scelta penalizzante per gli interessi di Mediaset. Ad ogni modo, la decisione governativa va salutata con favore, perché segnala la volontà dell’esecutivo di guadagnare margini di autonomia dalle forze politiche in un settore finora dominato esclusivamente da interessi di parte (anzi, di una sola parte).

Ma il possibile “scontro” tra PdL e resto del Parlamento rischia di passare in secondo piano, di essere già storia del passato. La novità più interessante avanzata da Passera riguarda infatti l’ipotesi di uno spacchettamento delle frequenze: a quanto riportato da Repubblica, una tranche di multiplex, adatta alla trasmissione di dati in banda larga, verrebbe ceduta ai concorrenti tv solo fino al 2015, per essere poi trasferita dalla televisione ad Internet.
Tutti i media hanno sottolineato lo scarso interesse che gli operatori di telecomunicazione sembrano mostrare per tali frequenze: dopo aver investito lo scorso anno fior di quattrini nell’acquisto delle concessioni del cosiddetto 4G, vedrebbero il loro investimento annacquato dalle nuove “infrastrutture” rese disponibile per il traffico dati. Ma lo scenario più inquietante per le tlc – lo ha suggerito timidamente ieri Il Foglio – è la possibilità che lo spacchettamento possa indurre lo sbarco nel settore dei grandi produttori di contenuti (Google in testa, ma non solo) che potrebbero pensare di accaparrarsi le nuove frequenze per integrarsi verticalmente e competere con armi più potenti con gli operatori tradizionali.

Insomma, la vera partita sarebbe tra tlc e cosiddetti “over the top”. Difficile predire l’esito di un confronto tra titani: di certo, se tale scontro ci sarà, il maggior merito del governo Monti sarà quello di aver contribuito a departitocratizzare (e in fondo a modernizzare) la questione.