– Da Il Foglio di mercoledì 11 aprile 2012 – Al direttore – L’intervista di Piero Giarda a La Stampa, un po’ mandarina nei toni, può essere così riassunta: i tagli di Tremonti erano prevalentemente sulla carta, la spending review servirà al massimo a renderli effettivi, di più non si può fare a parità di servizi pubblici offerti e dimensione del pubblico impiego. Il ministro suggerisce una via gradualista alla riduzione della spesa, in un orizzonte temporale di sei anni (la prossima legislatura e lo scampolo di questa). Non critica quanti vorrebbero un radicale e più rapido ridimensionamento del ruolo e del peso dello Stato, viatico per l’abbattimento della pressione fiscale, ma a questi oppone l’impraticabilità delle loro proposte. Vorremmo essere ottimisti quanto lui: purtroppo temiamo che l’economia italiana non possa attendere così a lungo. Piercamillo Falasca

Lei ha ragione, mi pare. L’emergenza deve essere vigilata attivamente anche quando si parli di patrimonio dello stato e spesa pubblica improduttiva. Sono state toccate le pensioni, la casa e le norme sul lavoro. Senza toccare il patrimonio e la funzione pubblica non si va da nessuna parte. Di pressione fiscale non cresce nessuno. Il ministro Giarda fa il realista nel momento in cui i mercati, fantasiosi come una rivolta parigina, gli chiedono l’impossibile (“siamo realisti”, chiediamo l’impossibile”). Giuliano Ferrara