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Chiunque ha oscurato quel sito a Modena, forse non aveva tutti i torti

– Mi  chiamo Giovanni Papperini e, come sanno i lettori di Libertiamo, da oltre 25 anni cerco di favorire la mobilità globale delle imprese e delle persone. In particolare offro la mia consulenza a manager ed investitori diretti esteri che si avventurano in Italia e devono superare le più incredibili sfide sia con la pubblica amministrazione (permessi vari, autorizzazioni…insomma burocrazia) sia con le ditte che forniscono servizi di pubblica utilità (telefonia, gas, ecc) che con privati cittadini possessori di immobili o venditori di servizi/beni.

In tutti questi anni non ho mai dovuto/voluto  far ricorso al giudice per far valere le ragioni dei miei clienti. Sono quasi sempre riuscito a trovare una soluzione nel dialogo sia con la pubblica amministrazione sia con i privati.

Nei confronti di provvedimenti palesemente non corretti da parte della Pubblica Amministrazione ho utilizzato vari strumenti operativi, tra i quali, ad esempio la richiesta di pareri ministeriali volti a chiarire questioni controverse o mai prima chiarite esplicitamente dalla normativa, la presentazione di documentazione integrativa/supplementare ai sensi della legge sul procedimento amministrativo (Legge 7 agosto 1990, n. 241), oppure articoli ed interviste sui media (tra cui pubblicazioni su Libertiamo ma anche su testate nazionali, come il Sole 24 Ore, vedi elenco sotto*).

Purtroppo negli ultimi tempi ho notato un sempre maggiore “sfilacciamento”  di molti, delicatissimi, uffici pubblici rispetto ad un auspicabile inserimento organico nell’ordinamento complessivo dello Stato. Questo comporta in molti casi la concreta impossibilità di far valere le ragioni dei richiedenti (cioè, nel mio caso, degli investitori) ricorrendo ad organi in teoria gerarchicamente superiori. Organi che in realtà non hanno più alcun potere né di indirizzo generale, né di coordinamento, né  di “moral suasion” su quelli che sulla carta sarebbero di grado subalterno, ma che in realtà risultano come entità completamente autonome, non controllabili né amministrativamente né politicamente.

Questa progressiva perdita di autorevolezza del potere centrale, in assenza di  una strategia di ispirazione liberal-liberista e/o genuinamente federalista (definitivamente affossata dallo scandalo degli interessi particolarissimi all’interno della Lega Nord) , ha paradossalmente finito per creare e consolidare una miriade di centri di potere autonomi, strutturalmente non molto dissimili da quelli dei famigerati “signori della guerra” che si contendono il potere nella martoriata Somalia o nelle zone a controllo tribale ai confini tra Afghanistan e Pakistan.

A questo punto ho cominciato seriamente a  chiedermi  se esista ancora in Italia il concetto della trasparenza e dell’unità dell’apparato amministrativo e la possibilità da parte della stessa PA di procedere autonomamente (magari su stimolo di privati coinvolti nelle sue decisioni) all’autotutela amministrativa. In particolare all’autotutela decisoria di tipo diretto o non contenzioso, quando la Pubblica Amministrazione esercita i suoi poteri spontaneamente, senza che sia necessario ricorrere al giudice ogni qualvolta appaia palesemente illegittimo o incongruo il comportamento dell’organo periferico della PA.

Il recente atto  con cui il segretario generale del Ministero del Lavoro,  Matilde Mancini, ha disposto la chiusura del sito della Direzione Provinciale del Lavoro di Modena

«al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali (…)»

mi fa sperare che la situazione stia tornando alla normalità, con una ripresa del controllo effettivo da parte del Ministero su organi periferici ormai divenuti entità autoreferenziali.

La circostanza che portali web come quello della DPL di Modena siano stati visitati in 10 anni  di attività da 18 milioni di utenti per la ricchezza e completezza dei contenuti e l’autorevolezza dei collaboratori, tra i quali mi limito a citare Eufranio Massi e Alessandro Millo, non può fare venir meno l’assoluta necessità di una uniformità della interpretazione delle direttive del governo centrale da parte di organi istituzionali periferici.

Con tutte le cautele del caso,  che sono quelle espresse dal ministro Fornero circa il rispetto del principio di proporzionalità tra l’infrazione ipotizzata a carico dei dirigenti provinciali (cioè la pubblicazione di un bozza non ufficiale della riforma del lavoro) e la sanzione dell’oscuramento del sito, è tuttavia paradossale che un pezzo del sistema politico abbia linciato a mezzo web un ministro supposto reo di aver pensato di ridare al suo dicastero, già umiliato negli anni scorsi dallo “spacchettamento” deciso dal rissoso governo Prodi, una maggiore autorevolezza rispetto a qualsiasi organo periferico, fosse anche il più ben organizzato ed informato.

Mi auguro a questo punto che il Ministro Fornero abbia la sensibilità e capacità diplomatica necessarie per riassorbire “l’incidente” senza farsi intimidire dalla valanga di lamentele che sta inondando la rete, e che sia riconosciuta a Massi ed ai suoi collaboratori una corresponsabilità nella gestione di un sito istituzionale che fornisce informazioni importantissime nella vita quotidiana del Paese.

Forse sarà allora possibile porre fine, tra l’altro, allo scandaloso andazzo di documentazione difforme richiesta dalle varie DPL, nelle decine di province italiane, per concedere il parere necessario al rilascio di un nulla osta al lavoro a cittadini extracomunitari da parte dei vari Sportelli Unici per l’Immigrazione.

Una pazzia anarcoide che sconcerta gli investitori esteri impossibilitati a produrre l’identica documentazione per un dirigente statunitense o cinese da assumersi a Milano o a Roma.

*Elenco di alcune delle denunce a mezzo stampa di Giovanni Papperini:

–    “In Italia gli specializzati restano un’eccezione” pubblicata su Il Sole 24 Ore del  5 agosto 2010;

–    “Lavoro. Le difficoltà per accogliere personale qualificato – Dazio burocratico per i “talenti” extracomunitari – Le pratiche si arenano agli sportelli” pubblicato su Il Sole 24 Ore del  16 marzo  2008;   

–    “Multinazionali Giapponesi, Burocrazia italiana – “Patente e Permesso di soggiorno, un’odissea per manager e mogli”  pubblicato su Il Sole 24 Ore del 23 novembre 2001, p. 18.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

2 Responses to “Chiunque ha oscurato quel sito a Modena, forse non aveva tutti i torti”

  1. marcello scrive:

    Gli uffici di collocamento contano sempre meno. E un requisito di civiltà per avere un lavoro, quello della durata della disoccupazione, è stato tolto. Così esiste chi arriva a 40 anni e non ha potuto lavorare mai, in un mondo dove questo è visto come un dato negativo dalle imprese. Si parla molto dei giovani, anche di chi ha superato da poco i 18 anni e non si parla di chi, per una ragione o l’altra non ha trovato lavoro (specie se regolare) mai.

  2. Le cause del problema evidenziato da Marcello sono molteplici ma è significativo che una delle principali è l’impossibilità per i giovani di accedere ad una reale rete infracomunitaria di offerte di lavoro e/o di possibilità di auto imprenditorialità. Rete non limitata solo alla segnalazione delle opportunità esistenti tramite segnalazioni su internet, ma al concreto aiuto da parte delle autorità per facilitare la mobilità internazionale dei giovani e/o la loro naturale propensione alla auto imprenditorialità, rinunciando al criminogeno disegno di privilegiare in assoluto il lavoro subordinato a tempo indeterminato a vita rispetto a qualsiasi altra forma di lavoro. Inoltre il proliferare di anarcoidi centri di potere a livello locale senza collegamenti con gli uffici centrali dei ministeri impediscono coerenti programmi di sviluppo dell’occupazione giovanile in armonia con programmi comunitari o internazionali. E’ la solita storia dei potentati locali, la mancanza di una vera rete a livello continentale di offerte di lavoro subordinato o di inserimento come collaboratori autonomi anche da remoto (telelavoro, ecc) conserva il potere clientelare del politicante di turno che inonda le aziende investitrici con raccomandazioni, segnalazioni ecc , vedi denuncia dell’IKEA sommersa da richieste di corsie privilegiate al di fuori del merito e della trasparenza, o obbliga aziende vincitrici di appalti pubblici ad assumere tizio o caio….

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