Lega ladrona? E’ lo statalismo che è criminogeno

– I fatti di cronaca giudiziaria che hanno coinvolto la Lega in questi ultimi giorni stanno provocando importanti contraccolpi politici. Hanno condotto alle clamorose dimissioni di Umberto Bossi e stanno incrinando l’immagine di “partito degli onesti” che il Carroccio si era costruito fin dal tempo di mani pulite. L’uscita di scena di Bossi presenta differenze rispetto al recente passo indietro di Berlusconi, ma anche elementi di simmetria – se non altro per la relativa rapidità con cui le due leadership si sono concluse, dopo essere rimaste totalmente impermeabili ai tanti avvenimenti che per molti anni si sono succeduti.

In fondo, sotto tanti aspetti, sia Bossi che Berlusconi avevano tradito da tempo il senso politico della loro discesa in campo, ma questo non ne aveva mai realmente compromesso né il consenso elettorale, né la solidità del primato all’interno dei rispettivi partiti. Nei fatti l’Italia è un paese in cui l’effettiva contendibilità della rappresentanza politica è estremamente scarsa ed in cui il voto dei cittadini è in molti casi “etnico” e pregiudiziale. Questo fa sì che gli uomini politici ed i partiti possano dire un po’ tutto ed il contrario di tutto, senza mai pagare veramente pegno. Insomma, da noi i sistemi non evolvono in virtù di un effettivo dibattito politico sui contenuti. Perché ci sia il ricambio in Italia serve che venga fuori lo “scandalo” – uno scandalo troppo grosso per poter essere gestito.

E a quel punto gli italiani, che amano stare sempre dalla parte della ragione, in men che non si dica passano dal servo encomio al codardo oltraggio e scaricano i vecchi leader con lo stesso conformismo con cui li avevano sostenuti.

Per pochi che si disperano, c’è subito chi si frega le mani. Sono i nuovi “onesti” pronti a sostituire i vecchi “corrotti” al tavolo imbandito della politica. E’ un film che abbiamo già visto. La Prima Repubblica non è venuta meno perché la gente avesse acquisito reale consapevolezza dei più profondi errori politici che l’avevano contraddistinta – il debito pubblico, l’elevato livello di pressione fiscale, le derive burocratico-assistenziali o la gestione scellerata della “questione meridionale”.

E’ venuta meno per l’ondata di populismo seguita alla “scoperta” – chi l’avrebbe mai detto – che i suoi politici erano corrotti. Ed allora al posto dei “corrotti”, servivano gli “onesti” ed è andata al potere una nuova classe politica che, rispetto alla precedente, aveva almeno una caratteristica fondamentale: non avrebbe rubato.

Eppure, per un destino cinico e baro, le cose non sono andate bene come dovevano andare ed alla prova dei fatti gli onesti di allora sono i corrotti di oggi e l’unica consolazione è che – come sempre – nuovi onesti sono già alle porte.

Insomma siamo di nuovo lì. E continueremo a girarci intorno finché non ci renderemo conto che non basta cambiare i suonatori, ma serve cambiare musica. Dobbiamo capire che la corruzione non rappresenta un fenomeno incidentale, esclusivamente dovuto alla scarsa moralità di questa o quella persona – e che quindi non può essere sradicata semplicemente sostituendo Tizio con Caio, sostituendo il partito X con il partito Y.

La corruzione rappresenta, purtroppo, un fenomeno endogeno dell’attuale sistema politico-economico. L’Italia in cui viviamo è caratterizzata da un ruolo esasperato dell’intermediazione politica e questa situazione conferisce a chi faccia parte dell’apparato statale quel potere discrezionale che può alimentare il malaffare. In questo senso, la Lega Nord è politicamente colpevole – più che dei fatti di questi giorni – di aver ampiamente contribuito in questi anni a difendere ed accrescere la dimensione politica a Nord, a vantaggio dei propri amministratori ed in generale dei partiti.

E’ chiaro che, finché non si riconoscerà il rapporto tra cause e sintomi della corruzione, gli appelli a “fare pulizia” rischiano di avere solamente una valenza demagogica. La Seconda Repubblica non è stata più onesta della Prima, innanzitutto perché non è stata meno statalista – perché nel nome della “cosa pubblica” sono stati preservati livelli di potere, sottopotere ed intrecci di competenze che hanno continuato a “fare l’uomo ladro”.

Certo, possiamo sperare che i partiti facciano liste più “pulite” e che gli italiani siano più bravi a scegliere uomini migliori. Ma non illudiamoci di poter creare l’”uomo nuovo”; non illudiamoci di ritrovarci dei rappresentanti totalmente puri e disinteressati. Soprattutto non affidiamoci a dei sistemi politici così drammaticamente invasivi da poter funzionare solo con persone “perfette”.

Abbiamo bisogno, al contrario, di un modello politico-economico-sociale che possa funzionare accettabilmente anche in presenza di persone non perfette – eliminando le zone d’ombra, riducendo al massimo i margini di discrezionalità ed incentivando relazioni trasparenti di mercato.

Insomma, se, come scriveva Lord Acton, “il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe assolutamente”, l’unica possibile difesa contro la corruzione è proprio riuscire a circoscrivere il potere.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

3 Responses to “Lega ladrona? E’ lo statalismo che è criminogeno”

  1. Piccolapatria scrive:

    Nel soviet leghista si rivede la storia di Caeusescu defenestrato dai suoi comprimari altrettanto coinvolti quanto lui nelle schifezze di regime. Bossi non sarà per fortuna anche giustiziato fisicamente ma politicamente è sepolto per opportuna famigliare ignominia. Ma anche i boiardi leghisti che lo sostituiranno “tengono famiglia”, tanto quanto tutto il politicume italico di qualsiasi tendenza. Resta pia l’illusione che possano autoemendarsi, forse solo il concreto fallimento economico di questo infelice paese potrebbe favorire un sistema da “ricostruzione postbellica”. Siamo a meno di un passo che ciò avvenga ( il fallimento); il popolo italiano,impotente, usato e bistrattato è in agonia progressiva.

  2. libertyfighter scrive:

    Perfetto caro collega. Articolo perfetto.

  3. x scrive:

    verissimo ma quali partiti oggi difendono questa prospettiva? Nel centrodestra nessuno, meno che mai nel centro sinistra.

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