– «L’etica è una vittima innocente della storia». Franco Battiato non lo chiamano il maestro per caso. Ma, come direbbe Antonio Di Pietro, perché c’azzecca. Ci indovina, è saggio. Così, almeno, pare dando uno sguardo oltre Tevere, sbirciando là, nei corridoi di via della Conciliazione. Persino in Vaticano, infatti, la storia lascia il segno e nella Chiesa mutano umori, sentimenti, desideri.

Il sito Pfarrer-Iniziative raccoglie le 400 firme di prelati stanchi di una Chiesa retrò, secondo i dettami della quale le donne non possono dire messa, la castità è un dovere irrinunciabile di chi prende i voti e i divorziati farebbero meglio a non  chiedere la Comunione. In tempo di famiglie allargate, mentre probi sindacalisti ammettono sornioni qualche tiro di cannetta nei bagni della scuola, nell’epoca in cui qualunque sciura benpensante non pensa più a un’auto quando sente dire escort, ecco, proprio adesso  anche la Chiesa dovrebbe rilassarsi un po’, stare scialla. I firmatari della nuova e contemporanea riforma sembrano incitare il Papa con una sorta di: Benedetto, rilassati!

Ma il Papa non lo fa. E risponde con severa fermezza alle richieste dei 400 ribelli, il piccolo esercito riformatore. «La disobbedienza – ha chiesto nella Messa crismale del Giovedì Santo – è una via per rinnovare la Chiesa?». Domanda retorica, posta per stimolare un convinto no. Eppure il cristianesimo è a suo modo disobbediente. Gesù in un certo senso lo era. Il Nuovo Testamento rispetto al Vecchio pure. Il Dio Padre, dedito al perdono e alla comprensione, lo è rispetto a quello vendicatore, guida degli eserciti, giudicante e colpevolizzante della Bibbia. La Chiesa nasce su una disobbedienza dettata dall’amore. Come può, allora, rifiutare le esigenze di apertura e flessibilità avanzate dai 400 preti (un numero, a quanto pare, destinato a crescere)? Come può l’istituzione rinunciare a mutare se il cambiamento equivale a un atteggiamento più dialogante, più accogliente, meno arcigno?

Come avviene in qualunque partito, quindi, anche nella istituzione ecclesiastica nascono mozioni diverse. Quella austriaca, oggi, si contrappone alla tedesca. Il messaggio di apertura a quello di inflessibilità. Ma Benedetto XVI è un buon politico, più astuto di tanti leader di partito: persino suo fratello contribuisce alla costruzione della sua nuova immagine pubblica, orientata a una maggiore familiarità, a una prossimità stile Obama-family, tipica del capo che sceglie di mettere in piazza gli affari privati. «Sa lavare i piatti – ha detto Georg Ratzinger – e guarda le fiction», incluso Il Commissario Rex. Quindi Benedetto XVI il politico non si è fatto ingannare dall’iniziativa ribelle e da abile comunicatore ha riempito il termine disobbedienza di un contenuto diverso, se ne è reso addirittura fautore. «I Santi –  spiega – ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio». La base di ogni cambiamento, intende, è conformarsi a Cristo, non ribellarvisi. Attenersi ai Vangeli, quindi, restare fedeli a una tradizione, conservarla nella sua purezza. Non negarla. E nei testi, insomma, di donne prete pare non ce ne sia l’ombra, come non ce ne è di divorziati e famiglie dalle mamme plurime.

Ecco fatto. Dopo Silvio il grande comunicatore è lui, Ratzinger, più abile dei prelati alla moda, inclini al cambiamento e portatori di un’idea di Chiesa più adeguata alla contemporaneità. Basterà lo sforzo comunicativo del Papa a fermare il tempo e la mutazione etica?  E se invece avesse ragione il grande Battiato? Non solo l’etica, ma pure la religione potrebbe essere vittima innocente della storia.