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Ma il proporzionale è peggio

– Apparentemente, è una situazione senza uscita. Non si può difendere il ‘bipolarismo malato’ della Seconda Repubblica, né però augurarsi un ritorno al proporzionale puro, stile Prima Repubblica. Eppure, queste sembrano le due sole opzioni in campo, in questo scampolo di legislatura.

Su una cosa infatti è inutile illudersi: non solo le riforme istituzionali di cui si parla sono solo una cortina fumogena per nascondere la vera posta in gioco, e cioè la riforma elettorale in senso proporzionale, ma l’unico modello proporzionalistico realmente in discussione è quello cosiddetto ‘tedesco’. Cioè il proporzionale puro con una soglia di sbarramento, verosimilmente al 4 per cento.

Le obiezioni di Panebianco, D’Alimonte, Ventura contro il ritorno al proporzionale sono a mio avviso più che fondate. Tale tentazione è figlia della paura. Data l’enorme incertezza della situazione attuale, la voglia di grandi novità politiche degli italiani, che affiora da tutti i sondaggi, i partiti hanno paura. Con il proporzionale, nessuna trasformazione profonda della geografia politica italiana sarebbe possibile nel 2013. I partiti riuscirebbero, chi meglio chi peggio, a sopravvivere, evitando dolorose scissioni (qui non concordo con Sofia Ventura: il proporzionale, in questa fase, protegge dalle scissioni, consentendo di non scegliere un profilo definito).

Con ogni probabilità, l’unico governo possibile sarebbe la grande coalizione. Il che da noi è inteso in senso generosamente allargato. Non come in Germania, dove è ovvio che la grande coalizione è l’alleanza, eccezionale, dei due partiti maggiori (e nessun altro). Una tale soluzione è in Italia impossibile, perché i due maggiori partiti, se arriveranno vivi alle urne, sono oggi probabilmente sotto il 50 per cento dei voti.

In realtà, la prosecuzione della grande coalizione, con la guida di Monti, è il nobile manto dietro cui si nasconde la volontà di pietrificare la Seconda Repubblica, i suoi fallimentari equilibri politici. E ciò, a mio avviso, rende profondamente ambigua l’ipotesi, e dubbi i suoi esiti effettivi.

E’ chiaro che, se nel 1994 si fosse votato con il proporzionale, non avremmo avuto la Seconda Repubblica: i vecchi partiti, magari con nomi nuovi, avrebbero tenuto botta, e Berlusconi non sarebbe probabilmente sceso in campo. Se nel 2013 dovessimo andare a votare con il proporzionale, non avremo probabilmente la Terza Repubblica, e Berlusconi resterà protagonista. E’ per questo che all’ex Premier l’ipotesi in fondo non dispiace. Del resto, la sua “vena proporzionalista” (Giuliano Ferrara) è ben nota ad ogni conoscitore del berlusconismo, essendo affiorata a più riprese.

Ma, se respingiamo il proporzionale, dobbiamo rassegnarci al ‘bipolarismo malato’ e al Porcellum?
Per quanto riguarda la legge elettorale, una possibilità è naturalmente quella di correggere il Porcellum, introducendo una soglia minima (il 40 per cento) per il premio di maggioranza, e i collegi, almeno su metà dei seggi assegnati. Così riformato, il Porcellum sarebbe discutibile, ma non indecente. La ‘vera’ riforma sarebbe rinviata alla prossima legislatura, concependola finalmente in modo organico, e dunque correlando la legge elettorale ad una chiara scelta sulla forma di governo, e questa ad un’altrettanto chiara scelta sulla forma di Stato, in una legislatura costituente.

Per quanto riguarda il bipolarismo, la forma che esso ha assunto nella sedicente Seconda Repubblica è già all’incanto. Le vecchie alleanze sono in frantumi, ed è del tutto improbabile che esse possano ripresentarsi nel 2013 agli elettori, quand’anche restasse in vigore il Porcellum (magari modificato). Qui c’è lo spazio per un’iniziativa nuova, che rompa lo schema delle vecchie alleanze, ma nel quadro del bipolarismo, promuovendo quell’incontro tra le culture liberali, repubblicane e del riformismo democratico, che solo può garantire, al tempo stesso, il ritorno della politica e la prosecuzione dell’esperienza del governo Monti.


Autore: Gianluca Sadun Bordoni

Nato a Roma nel 1956. E’ Docente Associato di Filosofia del Diritto presso l’Università di Teramo, ove insegna anche Diritti umani. E’ membro del Forum Strategico del Ministero degli Esteri. Ha pubblicato recentemente "Diritto e politica. Studi sull’epoca post-globale" (Torino 2011) e "Religion in a post-secular world" (“Longitude”, January 2012).

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