Con rispetto, professor Monti: le riforme non può farle pagare ai contribuenti

– Professor Monti, glielo diciamo con molto rispetto: non è francamente accettabile che il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali avvenga attraverso un aumento di imposizione fiscale a scapito di consumatori, famiglie e imprese. Nel disegno di legge di riforma del mercato del lavoro sono previsti aggravi salati per i viaggiatori aerei (che dal 2013 sarebbero tenuti a pagare 2 euro in più a biglietto per finanziare gli interventi assistenziali e di sostegno dell’Inps), per chi fitta un proprio immobile di proprietà (il reddito di locazione non sarà calcolato ai fini fiscali all’85 per cento del suo valore, ma al 95) e per le imprese titolari di autoveicoli aziendali (deducibili solo al 27,5 per cento e non più al 40). Le maggiori entrate fiscali prodotte, che il governo stima a più di un miliardo di euro nel 2013 e a quasi due miliardi nel 2014, si vanno a sommare ad una pressione fiscale che ha già un livello tale da inibire le potenzialità di crescita dell’economia italiana nei prossimi anni. Se l’ammodernamento degli strumenti di welfare è un pezzo importante della riforma, un investimento nell’occupabilità dei lavoratori e un’arma di contrasto della disoccupazione di lungo periodo, ciò dovrebbe assumere la forma di riqualificazione di spesa pubblica, non di un suo aumento. Detto in altri termini: nel passaggio parlamentare della riforma, si trovi una copertura finanziaria diversa per quelle misure, si traslino risorse da altri comparti di spesa, non si aumentino ulteriormente le tasse agli italiani.

Possono avere ragione il ministro Piero Giarda e il viceministro Vittorio Grilli – incaricati rispettivamente del progetto di revisione della spesa e della redazione del disegno legge di delega fiscale – nel dire che dalla spending review non dobbiamo aspettarci grandi sorprese, anche per effetto dell’eccessivo ottimismo con cui Giulio Tremonti stimava gli effetti delle manovre economiche del governo Berlusconi. Ma è poco realistico che in una spesa pubblica superiore agli 800 miliardi di euro annui, non si riescano a reperire le risorse necessarie a finanziare la riforma, tanto da dover ricorrere ancora una volta alle tasche degli ormai esangui contribuenti italiani. Revisione a parte, peraltro, il taglio della spesa pubblica si realizza assumendo esplicitamente la decisione di ridurre il peso della macchina pubblica, a partire dal ridimensionamento del pubblico impiego, dalla cessione dell’ancora troppo cospicuo patrimonio pubblico, dalla razionalizzazione della spesa sanitaria delle regioni. Per usare una metafora: il problema non è sfrondare un ramo dalle troppe foglie, attività già fatta e rifatta negli ultimi anni, ma potare del tutto quel ramo inutile.

L’Italia avrebbe bisogno di una cura robusta sul fronte fiscale, consentendo a chi produce di conservare una quota più cospicua del reddito che ha prodotto. Rispetto all’emergenza fiscale italiana, persino la riforma dell’Articolo 18 passa in secondo piano. Per questo, anzitutto per questo, non è sostenibile la proposta del ddl governativo di finanziare la riforma del lavoro con maggiori tasse. Dopo decenni di politiche “a debito”, è positivo che il criterio del pareggio di bilancio e della disciplina fiscale ispiri ogni scelta pubblica, ma non al prezzo di aumentare ogni volta di più il prezzo per i contribuenti.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

6 Responses to “Con rispetto, professor Monti: le riforme non può farle pagare ai contribuenti”

  1. Francesco scrive:

    Ma che tristezza…è possibile mai che “i meglio professori italiani” non sappiano fare altro che aumentare ogni giorno le tasse? Si è possibile e dovevamo aspettarcelo. Che li cambiamo a fare i governi se tutti fanno le stesse cose?

  2. Uomo Zucca scrive:

    Le province devono essere tolte di mezzo in quanto enti inutili e per lo più conflittuali in competenze con i comuni con le Regioni e persino con lo stato centrale…. Però sarebbe ingiusto dare un calcio in culo ai semplici dipendenti, (i quali andrebbero riassorbiti) a mio avviso andrebbero ridotto il numero dei dirigenti pubblici e tagliati gli stipendi di quelli che rimangono, assessori ecc. Nota: Falasca si Farebbe bene a mettersi nei panni di chi oggi ha un lavoro, e domani con un calcio in culo lo perderà! E alla faccia sua dico W la Tobin Tax al 5% “perché se lo stato a me cittadino mi mette l’Iva sul pane (Da sempre alimento simbolico) al 20% non vedo perché hai lobbysti e speculatori (o a gli onesti agenti di borsa) che mettono gli stati in crisi non gli mette l’IVA sulle transizioni finanziarie!

  3. foscarini scrive:

    Una riforma che dovrebbe andare a beneficio delle aziende si fa pagare ai comuni e privati cittadini.
    Complimenti.
    E complimenti anche alla “sindacalista” Marcegaglia che si lamenta. Magari riesce a grattare qualche altro premio.
    In sostanza siamo sempre alle solite: maggiore spesa pubblica che si scarica in tasse sui cittadini e che va a benefici di pochi.
    Bravi, bravi. Questo dirigismo statalista è la ricetta che ha portato l’italia allo sbando.
    Monti si conferma un pagliaccio dietro cui si nasconde la casta partitocratica sindacale e corporativa.

  4. Piccolapatria scrive:

    Ho nella mente la famigerata, sprezzante , indimenticabile e illuminante battuta : non ci hanno mica chiamato per distribuire caramelle! E poi: la crisi è finita! Come, dove e per chi? Non per noi sudditi che annaspiamo affogando rapidamente in un mare di balzelli inconsulti che c’impedirà di risollevarci per mai più. La “grecia” eccola qui ma la chiamano, insolenti, cresci-salva italia, mentre stanno segando il ramo dell’albero sul quale “tutti” stiamo abbarbicati sempre più in bilico ( ovvero il futuro economico di questo infelice paese).Pressapochismo pasticcione che rivela il cinismo stolto di chi mai in vita sua ha dovuto fare la fatica e assumersi il rischio di contare solo su sè stesso per guadagnare la pagnotta avendo la greppia pubblica a cui attingere di lusso. Ma, già, dimenticavo loro sono di alto lignaggio, tal quale la Maria Antonietta indorata di ricchezze mentre i suoi tanti sudditi erano stremati e affamati perchè senza pane e non mangiavano brioches…Com’è andata a finire?

  5. pippo scrive:

    Per gli affitti delle abitazioni di fatto obbligo cedolare secca
    Per l’automobile per risparmiare le aziende noleggiano e non acquistano, se noleggiano da aziende non in Italia ma in Unione Europea risparmiano e c’è pure meno burocrazia

    Ma non è meglio ridurre le spese e il debito?
    Ridurre le spese dello Stato ma anche ridurre i costi burocratici in modo da utilizzare i risparmi per migliorare l’economia.

    Abolire il sostituto d’imposta in modo che chi offre lavoro abbia meno spese di gestione. Verserà il compenso al dipendente/professionista tramite pagamento elettronico e chi riceve effettua in automatico il pagamento degli acconti Irpef e Inps

    Lavori veri e non mantenimento di parassiti

  6. foscarini scrive:

    Tobin Tax? Bella idea proprio. Un 5% per ogni transazione significa tartassare i soliti risparmiatori.
    Tutti gli altri (banche e grossi soggetti) se ne vanno su altri circuiti anche solo con lo 0,1%.
    Rimarrebbero appunto i semplici cittadini che verrebbero taglieggiati dallo stato ladro del 5% ogni volta che acquistano titoli.
    Belloooo davvero.

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