di SIMONA BONFANTE – I partiti italiani ricevono in rimborsi elettorali più di quanto dichiarano di spendere. Quel di più non si ha possibilità di sapere a quali democratiche attività venga destinato. Anzi, lo sappiamo: va in acquisti, viaggi e ristrutturazioni di case. Spese compiute – illecitamente – a insindacabile beneficio di quelle cerchie familistico-proprietarie che il sistema politico secondo-repubblicano ci ha accostumato ad assumere al rango di leader. Non lo sono, leader, né Berlusconi né Bossi né Di Pietro. Sono padroni. I padroni degli ormai ventennali nuovi partiti responsabili dello sciacallaggio anti-sistema che ci ha consegnato il sistema politico più vergognoso della storia, il sistema economico più agonizzante, il sistema istituzionale più compromesso, corrotto, inemendabile.

Berlusconi e Bossi sono caduti. Di Pietro invece continua a delirare. Ma finirà pure lui: la dimensione ‘libera propalazione di scempiaggini in libero stato partitocratico’, in fondo, sembra finita. A quei livelli, almeno. Per carità, siamo alle macerie – di nuovo – e sotto le macerie basta trovare un pezzo di legno per sentirsi come ad aver trovato un tavolo.

La Lega è stata – a suo tempo – il tavolo del quale molti avrebbero voluto copiare il disegno
. D’Alema, per dire. Sono anni però che la Lega affida concept e management a quella triviale simulazione di cosca rappresentata dalla Bossi family & friends – non proprio una strategy unit. E sono anni che quella stessa Lega – anche quella di Maroni e Tosi, per intenderci – permette al capo-clan, ovvero alla di lui moglie, alla di lui badante, al per-conto-di-lui esattore ed alla di lui ittica creatura, di fare di un movimento politico, un (neanche troppo) piccolo feudo votato all’auto-conservazione e, finanze pubbliche permettendo, alla perpetuazione della prosperità della specie. Il triumvirato? Troppo tardi, troppo poco.

La Seconda Repubblica non finisce ieri. La Seconda Repubblica, semplicemente, non è mai stata. Ieri, forse, si è solo presentata l’occasione per farcene tutti una ragione. Le Repubbliche le fanno i partiti. E i partiti sono portatori di interessi – legittimi, costituzionalmente riconosciuti – ma parziali. A finanziarne l’attività non possono essere i denari pubblici, possono essere solo gli elettori. Verrà il momento in cui ciascuno di noi avvertirà l’urgenza di devolvere a chi si assume l’onere di rappresentarne istituzionalmente gli interessi, le ambizioni, gli orizzonti ideali – senza pretendere in cambio nulla di statualmente imposto – parte del proprio avere. Sarà quello il momento in cui nascerà la Repubblica Italiana.

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