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Sono criptofascista a mia insaputa

– La parattatica è di destra? La subordinata è di sinistra? Esistono parole volgari? E queste sono di destra, di sinistra, di centro o extraparlamentari? La sintesi, quale area politica manifesta?

La settimana scorsa ho scritto un articolo per Libertiamo. Lo svolgimento era inerente all’improvvida e sterile delegittimazione del lavoro intellettuale ed al contempo alla scarsa valutazione economica che viene applicata nei suoi confronti. La tesi implicava questa concezione: un paese che sottovaluta e sottostima l’azione, la formazione, la crescita e l’affermazione del lavoro intellettuale e delle sue applicazioni, è un paese destinato ad una astenia valoriale oltre che ad un impoverimento dei suoi propri statuti economici ed ideologici.

L’articolo era scritto, come si suol dire, “di pancia”. La forma morfosintattica adoperata era per lo più imperniata sull’uso di paratattiche, di uso ritmico ed emotivo.
Vi erano presenti anche tre parole generalmente considerate volgari, ossia: stronzi, cacca, culo. Da rilevare, però, che le tre parole, uniche, presunte, volgarità implicate nel testo, erano disperse in un articolo di 7633 battute.

In virtù di questo articolo mi sono giunte le seguenti riflessioni, tutte inerenti a miei, supposti, predicati psicologici, caratteriali, e politici.
Nell’ ordine sarei:
a) Criptofascista
b) Volgare
c) Sbrigativo

Tali qualità mi sono state attribuite, come mi ha scritto un a me ignoto autore e collaboratore de Il Sole 24 ore, in virtù de “Il modo sbrigativo e perentorio di affrontare certe questioni complesse, l’uso del linguaggio volgare e le testate di riferimento”.

Quindi adesso possiamo sviluppare l’argomento.
Mi sembra che nonostante si sia ormai giunti alla pienezza del terzo millennio, qui da noi si continui, imperterriti, ad applicare metri di giudizio che fanno della superficialità l’unica fonte battesimale di riferimento.
Questi signori potrebbero comprare a pochi euro un qualche buon manuale di filosofia politica per comprendere, facilmente e finalmente, la differenza tra Fascismo, Liberalismo, Radicalismo (nel senso di ciò che è politicamente Radicale) ecc. ecc. – e quindi per poter discendere l’ontogenesi politica di questa testata, che se fosse criptofascista, perderebbe tutti i suoi autori, direttore compreso (anzi, per primo).

Poi. La sbrigatività è considerabile come un sottoinsieme linguistico del criptofascimo? Se fosse così, evidentemente, chi non è criptofascista può risolvere in un articolo di 7633 battute l’argomento della “sottostima del lavoro intellettuale” senza essere superficiale. Ma io, che sono ingenuo, credo che probabilmente solo Wittgenstein redivivo potrebbe essere così sinteticamente profondo.

Altra metafora della sbrigatività, ma lo è solo per i digiuni di letteratura, è la paratassi. Le forme paratattiche implicano una scansione drastica del contenuto discorsivo. Si va per salti dialogici che poi saranno riempiti delle inferenze del lettore. Perché la paratattica ricorda il criptofascismo? La risposta non può che essere semplice.

Tutta una certa letteratura futurista, e poi una certa intellettualità rivoluzionaria antiborghese di destra (ma in realtà anche di sinistra) si esprimeva senza subordinate perché la paratattica – per la sua ritmicità e asciuttezza e progressività dialogica – veniva sentita come subconscia metafora linguistica della modernità. La modernità come velocità, dinamismo, progressione tecnica, ossia, essenzialità paradigmatica.

Ma poi, in realtà, le paratattiche sono radice stilistica della lingua sociale fin dalla letteratura greca, per poi passare attraverso la poesia, la letteratura americana, tutto il novecento letterario. Siamo ben sicuri di poter affermare che l’assenza di subordinate, in un discorso, stia a marcare la presunta intolleranza destrorsa dell’estensore del brano? Il linguaggio per subordinate implica l’assenza, in un discorso, di angolarità, di asperità, di interruzioni, di fratture. Anche tutto ciò, ovviamente, viene colto come una subconscia metafora ideologica nel senso che le subordinate sono transcodifiche del concetto di relazione e cooperazione. Relazione e cooperazione sono valori implicabili sono nelle dialettizzazioni della sinistra? Sono metafore ideologiche solo a manca? Di nuovo torno a consigliare il pronto acquisto di un prontuario di filosofia politica.

Ed infine … giungiamo alla volgarità.
La parola volgare esiste? La volgarità non è uno statuto del singolo lemma, ma dell’uso sociale che di questo lemma viene fatto. Qui entriamo nel campo del politicamente corretto. Viviamo, ormai da tempo immemore, come narcotizzati, e mentalmente anamorfizzati, dal dogma ideologico del politicamente corretto. Chi vuole preservare la propria consonanza democratica deve esprimersi attuando un linguaggio che potremmo definire atto alla “diplomazia sociale”. Alla concettualizzazione netta preferiamo cortine fumogene di infiniti avverbi, aggettivazioni ed avversazioni, che hanno come compito quello di giungere ad una, illusoria, espressione “corretta”, nel senso di non volgare. Ma spesso confondiamo volgare con sostituibile.

Siamo così certi che il lemma volgare sia sempre sostituibile con quintali di perifrasi circonlocutoria? In tal caso, spesso, non si finisce per mancare di rispetto alla nostra verità, che vogliamo esprimere e che abbiamo non solo il diritto ma, anche, il dovere di esprimere? Siamo così apoditticamente certi che l’assenza di volgarità sia un valore assoluto e non una rimozione di predicati di realtà (psicologica, sociale, politica)? In poche parole. La translucida parola salottiera, ammorbidita dalla consapevolezza di censo, casta e lignaggio culturale ed economico che si respira nei circuiti del politicamente corretto … siamo certi che non sia una delle più sterili e conformiste divise mai indossate per velare un corpo in decomposizione culturale? In coma? Stato vegetativo? Si è deciso di uccidere la timbrica e la coloritura di una lingua sulla base di una sorda (anzi, inaudente – sorda potrebbe parer parola di destra) estetica del lenitivo distacco dalla icasticità della cose. Chi si incazza (pardon, arrabbia) è ormai considerabile un estensore del trivio.

Ci piace questo mondo? Un mondo nel quale ci si indigna (Oddio che volgarità?) se un ministro invece di dire “messe di soldi” dice “paccata di soldi”? I sinonimi non esistono. Il ministro ha detto “paccata” perché voleva dialogizzare la dimensione etica dello Stato, nel senso di comunità responsabile del proprio ruolo, nel senso di famiglia responsabile nel quale lo Stato non è un padre naturale, ma un padre delegato. “Figlioso, studia, che ci costi una paccata di soldi”. Questo è il senso. Dov’è la volgarità? Non parlerei di volgarità, ma di irritualità. E nel paese del benpensantismo, del politicamente corretto, ogni irritualità viene letta come volgarità. E’ una formula del potere. Serve a reprimere chi non la pensa come noi.

I salotti del politicamente corretto, della subordinata sempre e comunque, del “è criptofascista tutto ciò che non mi piace”, si sentono di sinistra, ma in realtà sono i salotti della reazione. La sinistra, per fortuna, è ben altra cosa. E difatti non c’è più, o più precisamente non è dove pensiamo che sia. Nei quartieri up ne circola, però, una sterile messa in scena, arredata con mobili di design, con passeggini norvegesi, e che legge i libri che si devono leggere – e che quando fa sesso dice: “scusa, per favore, potrei inserirmi? Ma beninteso, senza voler ledere dignità alcuna ed il nome di una corretta compartecipazione d’intenti”.

I miei amici di sinistra, quelli che lo sono davvero, bestemmiano, usano paratattiche e sono politicamente scorretti come tutti gli esseri umani che hanno qualcosa di vero, e davvero, da dire. Gli altri sono fuffa?


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

5 Responses to “Sono criptofascista a mia insaputa”

  1. Camelot scrive:

    Un capolavoro, questo pezzo.

  2. Guido Gambardella scrive:

    Letture consigliate: “1984” di George Orwell e “Perché siamo antipatici” di Luca Ricolfi ;-)

  3. andrea grechi scrive:

    Argomentazioni ineccepibili, ma non sarebbe doveroso mettere il lettore in condizione di conoscere la recensione critica nella sua versione integrale?

  4. Chi non ha colpe non deve discolparsi. Avresti dovuto rispondere che criptofascista è chi fa il lavaggio del cervello alla gente, come certa Sinistra e che tu chiami giustamente i”salotti della reazione”.
    Quoto G. Gambardella. A. Grechi è caduto in pieno nella trappola della “correttezza” e tu un po’ anche.
    Buone le ultime 8 righe.

  5. Patrizia Tosini scrive:

    Testo assolutamente splendido (e sai che sono parca di complimenti …;-))

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