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Borse di studio per giovani rom, l’uguaglianza delle opportunità

– Una delle ragioni per cui la “tradizionale” politica di destra sull’immigrazione è fallimentare è che tiene troppo conto del numero di immigrati, usando peraltro le statistiche delle Anagrafi e quindi sottostimandone la quantità, e poco conto delle caratteristiche degli uomini e delle donne che – vuoi per motivi politici, vuoi per fame – entrano e restano nel nostro Paese.

Il conservatore che legge attraverso le percentuali il fenomeno dell’immigrazione è impotente, giacché si rende conto che non può conservare alcunché: la società, nel frattempo, è già mutata. Non può conservare il riparto di assegnazioni delle case popolari, né l’accesso a qualunque altro sistema di welfare basato su numeri “neutrali” (ad esempio, i redditi). Ma anche se – per absurdum – potesse facilmente inserire criteri restrittivi e discriminatori nelle regole, gli toccherebbe comunque avere a che fare con persone che esistono, vivono e non se ne vanno.

La scelta di fondo è tra due chiare alternative: cogliere le opportunità del fenomeno migratorio o rinunciarvi. Ci sono molti ottimi motivi per cogliere le opportunità, e alcuni di questi non hanno a che fare con la retorica dell’accoglienza. Interessante in tal senso un’iniziativa annunciata dal vicesindaco di Milano, Maria Grazia Guida: il comune erogherà borse di studio a giovani che vivono nel disagio, a cominciare dai rom, per far loro studiare musica al Conservatorio.

La contro-retorica conservatrice si è immediatamente spesa sul razzismo alla rovescia, sfuggendole il dettaglio che si parte dai rom ma si continuerà (stando alle parole del vicesindaco) con altri. E tuttavia l’iniziativa ha un valore proprio a riguardo del fenomeno migratorio in generale.

Anzitutto va detto che per vincere la borsa di studio non basterà saper tenere in mano una chitarra. Occorrerà mostrare del talento, qualche competenza di base già acquisita. Anche perché l’obiettivo è mandare il giovane al Conservatorio, non quindi fargli coltivare una passione ma inserirlo in un percorso professionale, duro e lungo, che non è facile sostenere con redditi davvero scarni.

Infine ci si potrebbe chiedere a quanto ammonteranno, in tutto, queste borse di studio. La Guida non lo ha specificato (ed è normale: si tratta di un progetto in divenire), ma certamente non si tratterà di centinaia di migliaia di euro. Insomma: spiccioli nel bilancio del comune, destinati a un progetto serio, al fine di stimolare un successo professionale che sarà per pochi.

Qualcuno la chiama uguaglianza delle opportunità, ed è la condizione minima d’eguaglianza di solito accettata da tutti i liberali moderni. Finché riguarderà solo i rom e solo la musica, pecca di timidezza. Ma se si crede nella scelta di affrontare il fenomeno migratorio affinché diventi un’occasione di sviluppo e non di generazione della paura, occorre farlo con politiche attive sul territorio. Talvolta investendo dei soldi.

Chiunque viva o lavori o abbia studiato (certo non coi soli numeri statistici, per i motivi detti sopra) un quartiere etnico delle nostre città, ha conosciuto almeno un giovane immigrato o figlio d’immigrato che, lasciato al caso, ha perso di vista le sue capacità e i suoi talenti. Nell’ottica di lungo periodo, questa è una persona che avrebbe potuto restituire qualcosa al nostro Paese e invece non lo farà.

Va detto, peraltro, che la musica (insieme alla danza) è una componente fondamentale della cultura rom, sia come “prodotto culturale” sia come “mezzo di trasmissione” della cultura stessa. Ne consegue che molti giovani rom imparano a suonare uno strumento. Come ripetiamo, non basterà lo strimpellio per essere ammessi alla borsa di studio, ma si tratta di un’occasione da non perdere. E che invece, se non si pongono in essere politiche attive in tal senso, si perde costantemente.

Tanto che non si tratta certo del primo caso del genere: per fare solo un esempio, la Royal Swedish Academy of Music fece una cosa simile in Macedonia. La proposta della Guida è più lungimirante: riguarda il nostro stesso territorio, i ragazzi che – lo dico ai conservatori – volenti o nolenti vivono accanto a noi.
Lo stesso discorso vale per i giovani potenziali ingegneri o matematici. Quanti talenti perdiamo se non li intercettiamo mentre sono ancora adolescenti?


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

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