Per iniziare a tagliare la spesa non bisogna aspettare la spending review

- Ormai diamo tutti per scontato che la riduzione della spesa pubblica debba necessariamente compiersi solo alla fine di un accurato processo di analisi e revisione dei bilanci delle pubbliche amministrazioni, la famosa “spending review”, rischiando di dimenticare che esistono dinamiche grazie alle quali la spesa si gonfia automaticamente e inesorabilmente a prescindere dal modo in cui questo o quell’ente utilizza i suoi (nostri) soldi.

Una di queste, tanto per fare un esempio, è l’avanzamento automatico (di fatto, anche se teoricamente non più di diritto) per scatti di anzianità delle carriere della pubblica amministrazione. Avanzamento automatico che fa sì – non occorre un diploma da ragioniere per accorgersene – che ogni anno siano necessari più soldi per pagare un monte stipendi che con il tempo cresce a prescindere da qualsiasi valutazione sulla produttività di ogni dipendente pubblico. Anzi, la produttività viene necessariamente sacrificata, dato che in questo quadro i tagli ai budget delle pubbliche amministrazioni, se non possono incidere sulle retribuzioni, non possono che incidere sull’offerta di servizi.

Di più, immaginate un ufficio in cui il personale ogni anno avanza di livello: per fare cose che prima potevano essere fatte da quegli impiegati, e che oggi non fanno perché non rientrano più nelle loro competenze, dovremo per forza di cose procedere con nuove assunzioni o rivolgerci a ditte esterne. Questo è un altro effetto perverso della stessa dinamica. Ricorrere a commesse ed appalti esterni per svolgere ogni tipo di mansione, anche di ordinaria amministrazione, mentre il personale langue negli uffici, è diventata una pratica sempre più diffusa e “normale”. E sono sempre di più i soldi che schizzano via dalle casse dello Stato senza che nessuno abbia la possibilità di intervenire, con o senza spending review.

Certo, se da una parte gli avanzamenti automatici delle carriere nella PA sono un totem intoccabile per i sindacati, l’uso e l’abuso di appalti esterni sono terreno di coltura per le migliori pratiche di compravendita di consenso a spese altrui da parte delle forze politiche. La spending review è senz’altro cosa buona e giusta (meraviglia casomai il fatto che non ne esistano ancora di dettagliate e pronte all’uso, se consideriamo che questa espressione galleggia nel dibattito politico ormai da decenni), ma di fronte all’evidenza di situazioni come quella che ho appena descritto il timore è che continuare ad evocarla non sia altro che un modo per rimandare alle calende greche l’inevitabile incontro tra il pettine e nodi sempre più grossi.

Davvero si ritiene un’opzione possibile vagliare al microscopio ogni singola voce di bilancio di ogni singola amministrazione, sollevare il dibattito se trattasi di spesa produttiva o improduttiva, e poi un nuovo dibattito se trattasi di spesa giusta o sbagliata, in un’epoca in cui il concetto di public good ha travalicato abbondantemente non solo la corretta definizione economica, ma anche quella che sarebbe dettata dalla logica e dal buon senso? E mentre si procede con il microscopio, continuare ad ignorare ciò che si vede benissimo ad occhio nudo, fingendo di dimenticare che anche nella remotissima ipotesi di riuscire a purificare il bilancio dello Stato da ogni spreco, saranno le dinamiche che gonfiano automaticamente la spesa pubblica (e quindi il debito, e quindi la pressione fiscale, e quindi lo spread) a riportarci in breve tempo al punto di partenza?

E’ necessario chiedersi se il patto che ha portato alla nascita del governo Monti governo preveda, oltre all’intervento sulla spesa previdenziale, l’ipotesi di intervenire davvero e in modo definitivo sulla spesa pubblica e sui meccanismi che la rendono fuori controllo. Dalla risposta a questa domanda, che non può assolutamente rimandare all’esito della spending review del pur ottimo Giarda, deriva il grosso della credibilità di questo esecutivo.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

16 Responses to “Per iniziare a tagliare la spesa non bisogna aspettare la spending review”

  1. Massimo74 scrive:

    Mettiti l’animo in pace, non si taglierà assolutamente nulla.Molto più probabile che si ricorrerà ad ulteriori inasprimenti della pressione fiscale.Tanto gli italiani sono un popolo di beoti che si lamenta e sbotta sempre ma alla fine mette comunque le mani al portafoglio e paga senza ribellarsi.
    Abbiamo quello che ci meritiamo.

  2. foscarini scrive:

    I politici di tutti gli schieramenti vogliono solo una cosa: mantenere la spesa pubblica, la loro tetta da cui mungono.
    Monti è riuscito solo ad alzare le tasse. E la spesa pubblica è sempre lì.
    Invece si dovrebbe cominciare a smantellare tutto, anche la sanità e il sistema previdenziale. In Italia queste sono solo macchine per togliere soldi ai privati cittadini restituendo quasi nulla di quanto preso.
    Il sistema italiano è inemendabile.
    Solo un liberismo e uno stato ridotto ai minimi termini sono auspicabili in italia.
    Tutte le altre proposte sono le solite prese per il sedere.

  3. Massimo74 scrive:

    @Foscarini

    Concordo pienamente, spesa pubblica e tassazione massima al 10% del PIL.Che poi è la ricetta che ci indicava anche un premio nobel come Milton Freedman già 18 anni fà.Qui c’è l’intervista rilasciata al corriere della sera nel 1994 da parte dell’economista americano:

    http://archiviostorico.corriere.it/1994/maggio/30/forza_Italia_dico_sveglia_Italia_co_0_94053012176.shtml

    • con una tassazione al 10% del pil mantiene solo l’esercito necessario per contenere i poveri in rivolta.

      • foscarini scrive:

        Con uno stato minimo e quasi inesistente la gente starebbe molto meglio perchè avremmo un economia veramente di mercato. Non ci sarebbero più i parassiti della spesa pubblica che distruggono la ricchezza dei privati.
        Dell’esercito e della propaganda invece ne fanno oggi abbondante uso proprio i governanti socialisti e ladri che ci stanno governando attualmente.

        • Paolo scrive:

          @foscarini

          Qualche esempio dei maggiori “parassiti della spesa pubblica”?

          Sono i consulenti amici dell’assessore.
          Sono le imprese che ottengono affidamenti senza gara per le emergenze.
          Sono le Onlus che ottengono contributi a pioggia.
          Sono le ditte che finanziano le campagne elettorali in cambio di appalti.

          Ops… ma sono “privati” che “distruggono la ricchezza dei privati”!

  4. FARE PRESTO! FARE PRESTO!
    :-)

  5. Meridio scrive:

    La spesa pubblica è di oltre 800 miliardi di euro l’anno ossia circa il 50% del PIL. Spesa sanitaria SSN 2010 euro 111 miliardi (Relazione generale presentata da Monti)
    Spesa scuola 43,8 miliardi nel 2010 (solo per il personale).
    Per non parlare delle pensioni, ministeri, Forze armate, ecc…
    E’ evidente che va tagliata perchè superiore al 40% del PIL nessun paese al mondo ha prospettive di crescita. I partiti non hanno questo ardire perchè l’alternativa sarebbe perdere consenso popolare. Anche con l’attuale Governo, i partiti che lo sostengono potrebbero essere macinati, a beneficio dell’IDV e Lega.

  6. Maura Degli Innocenti scrive:

    Sciocchezze, dovute a cattiva informazione se non a malafede.

    Quasi tutti i “dipendenti pubblici” hanno contratti di lavoro regolati dal diritto privato.

    In quei contratti, qualsiasi meccanismo di scatto di anzianità è stato abolito già alla fine degli anni ’80 (se non ricordo male).

    Eccezioni (assurde!) sono il CCNL scuola e il CCNL università, oltre a tutti i “dipendenti pubblici VERI” (cioè quelli senza CCNL), che sono: polizia, forze armate, magistrati, diplomatici.

    Quali sono gli “avanzamenti automatici di fatto”, signor Masini?
    Io nel mio ospedale non li vedo.

    Sono le “progressioni orizzontali”? sappia che queste possono essere effettuate solo se sono a costo zero per l’azienda (cioè, solo se il loro costo è inferiore a quanto si è recuperato dagli aumenti dati a chi ha cessato il servizio).
    Inoltre, oggi queste progressioni sono comunque bloccate per legge.

    In ogni caso, per vedere di che cifre si tratta, La invito a leggere il CCNL Sanità sul sito dell’ARAN:
    http://www.aranagenzia.it/index.php/contrattazione/comparti/sanita/contratti

    Se invece si riferisce alle “progressioni verticali”, cioè all’operatore sociosanitario che diventa caposala, queste di fatto sono nuove assunzioni e si possono fare solo con selezione pubblica con almeno metà dei posti riservati agli esterni: quindi è un po’ difficile, con i vincoli sulle assunzioni che ci sono, immaginare automatismi di qualche genere.

    Quindi, se Masini è al corrente di “avanzamenti di fatto automatici”, se non rientrano nei due casi che ho scritto sopra è pregato di fare nomi e cognomi dei beneficiari e dei dirigenti che li hanno concessi, perché sono fuori legge.

    E’ ora di finirla di sparare nel mucchio.

    Nell’ospedale dove lavoro, chi è incapace lo viene a sapere prima di tutto dai colleghi (informalmente); poi, se non cambia, viene valutato ufficialmente come tale dal primario (e ne risente in busta paga), infine è messo senza mezzi termini nelle condizioni di cercarsi un impiego più adatto.

    Ma provate a farlo in una caserma di carabinieri in provincia… quelli sono i “veri statali!”

  7. Meridio scrive:

    Dimenticavo:
    I tagli che hanno effettuati sinora sono indiscriminati: Hanno ridotto redditi sia di 800 euro che di 2.000-2.500. Se due persone hanno un reddito di 2.500-3.000 euro, fà poco o niente perdere 200 euro. Ma se entrambi i coniugi hanno 1.000 euro al mese, 100 euro in meno diventano tantissimo. Incece hanno tassato indiscriminatamente tutti i redditi con l’IMU, addizionali regionali e comunali aumentate, IVA, ecc…
    Veramente bravi!!!!!

  8. Massimo74 scrive:

    @maschileindividuale

    Non parlare a vanvera di cose che non sai.La spesa annua per il mantenimento della difesa e delle forze armate( di cui vorrei ricordare fà parte anche l’arma dei carabinieri) è stata lo scorso anno di circa 20 miliardi di euro, cioè di poco superiore al 1% del PIL (non il 10% come affermi tu).Per il resto, come ti ha già fatto notare Foscarini nel suo post, i poveri li crea lo stato drenando risorse dalle categorie produttive per dirottarle verso i ceti parassitari e le spese clientelari (dipendenti pubblici fannulloni municipalizzate con i bilanci in perdita,corruzione, sprechi, privilegi della casta politica,ecc).

  9. Paolo scrive:

    Leggo spesso libertiamo.it e ne condivido lo spirito e (quasi sempre) i contenuti. Non in questo caso, però.

    Questo è un articolo pieno di bischerate, buttate là perché forse Masini pensa che gli statali sono tutti comunisti, corporativi, raccomandati. Per fortuna non è così.

    Ma veniamo ai contenuti.

    Non affrontare la revisione della spesa (o spending review, nell’Itangliano di Masini) è la scusa più semplice per (continuare a) garantire una bella fetta di soldi pubblici a favore dei soliti amici degli amici.

    Piccolo esempio (tratto dalla sfera familiare: mia sorella è stata maestra di asilo nido, col contratto dei Comuni, assunta tramite concorso).

    Anzitutto, dire “immaginate un ufficio in cui il personale ogni anno avanza di livello: per fare cose che prima potevano essere fatte da quegli impiegati, e che oggi non fanno perché non rientrano più nelle loro competenze”è una bufala colossale.

    Gli scatti di anzianità per i dipendenti comunali non esistono. L’avanzamento orizzontale, oggi bloccato fino al 2015, può avvenire solo a queste condizioni:
    1) esiste l’accordo integrativo (non tutti gli enti ce l’hanno)
    2) le risorse del “fondo art.15″ sono sufficienti (e non lo sono)
    3) la dipendente non ha fatto “avanzamenti” da almeno 3 anni
    4) negli ultimi 3 anni la dirigente ha dato la “pagella” positiva alla dipendente.

    Le cifre? Per una maestra di asilo nido (categoria C del contratto dei Comuni) questi sono gli stipendi lordi annui (più tredicesima):

    C1 = 19.454,15
    C2 = 19.917,86
    C3 = 20.472,62
    C4 = 21.120,11
    C5 = 21.901,32

    In teoria, una maestra fortunata potrebbe passare in 12 anni da C1 a C5, che corrisponde allo stipendio massimo raggiungibile a fine carriera.
    In pratica, difficilmente vedrà quei 1500-1600 netti del C5 prima di venticinque-trenta anni di lavoro; dopodiché le sarà preclusa ogni possibilità di carriera. Con quale incentivo sulla professionalità, ve lo lascio immaginare.

    Mia moglie ha ottenuto l’avanzamento in C2 dopo sette anni.

    Per quanto riguarda poi il “non rientrare nelle loro competenze”, il contratto parla chiaro: “tutte le mansioni all’interno della categoria sono esigibili”.
    Se una maestra è in cat. C, che sia C1 o C5 non cambia proprio nulla: deve fare la maestra.

    La storiella finisce che mia sorella due anni fa si è licenziata dal Comune, ora lavora presso un’azienda di grafica e prodotti editoriali per bambini; guadagna 1700 euro netti al mese, ha anche la 14^, i buoni pasto e pure gli scatti di anzianità automatici ogni due anni e buone prospettive di carriera. Lavora dalle 40 alle 45 ore a settimana, ma torna a casa molto, molto, molto più riposata di quando ne faceva “solo” 36 all’asilo nido.

    Viva l’impresa privata, dice lei (e dico io).

    EPILOGO.

    Le imprese private che non conoscono crisi sono quelle del “settore mungitura vacche statali”.

    Per esempio quella cooperativa molto, molto, molto vicina al partito dell’assessora, che ha vinto l’appalto per l’esternalizzazione del nido.

    Il comune ha assunto senza concorso un nuovo dirigente (la legge lo consente, “a tempo determinato per tutta la durata del mandato elettorale”). Piccola nota, era il responsabile della campagna elettorale dell’assessora. Sicuramente verserà un x% dello stipendio (80.000 circa) al partito, così lo scaricherà pure dalle tasse e il partito avrà un’altra fonte di finanziamento. Si chiamano “tangenti legali”.

    L’attuale responsabile del settore “cultura e servizi scolastici” resta al suo posto, con lo stesso stipendio ma un asilo nido e tre maestre in meno da gestire.

    Il dirigente nuovo si occuperà del “settore controllo qualità servizi esternalizzati”, ufficialmente per controllare la qualità del servizio che fornirà la cooperativa (eh, dopo Rignano Flaminio…).

    Le ex colleghe di mia moglie non sono state assegnate al nuovo dirigente, perché guarda caso sono previsti “due posti in cat. B”, non ricopribili da chi è in cat. C (i primi ad opporsi sono stati i sindacati: “orrore, questo sarebbe demansionamento”!).
    I sindacati non hanno trovato neppure un accordo con la cooperativa (cioè le tessere delle maestre non erano quelle giuste).
    Quindi, le maestre comunali sono state “collocate in disponibilità” (80% di stipendio per 2 anni, poi a casa, perché nessun ente pubblico può assumerle e la legge proibisce che nel frattempo facciano altri lavori).

    Naturalmente, quei due “posti vacanti cat.B” resteranno tali per molti anni, perché l’assunzione del neo dirigente impedisce (per il blocco delle assunzioni) di coprirli.
    E allora? Mica possono lasciare il comandante senza soldati?!
    Infatti… incaricheranno un consulente esterno!

  10. Inutile scrive:

    Bisogna tagliare dove non serve, e spendere meglio dove serve: proprio quello che non sa/non vuol fare chi urla slogan POPULISTI del tipo “tagliare tutto subito”.

    La spesa pubblica italiana è al 50% del PIL, Francia e Belgio sono al 52%, l’Austria è al 49%. Quello che conta è proprio la composizione della spesa: noi spendiamo molto più degli altri per interessi sul debito, mentre per gli stipendi del personale pubblico stiamo sotto alla Francia e sopra alla Germania.

    Non fare “spending review” è il sogno del politico corrotto: assumo i forestali calabresi e lascio perdere la spesa per i servizi alle imprese; creo aziende parastatali inutili ma mi guardo bene dal gestire gli uffici del lavoro come in Danimarca.

  11. pippo scrive:

    Per tagliare la spesa ad esempio il Ministero della Economia e delle Finanze potrebbe razionalizzare le SPA che possiede fondendo quelle che si occupano della stessa cosa.

  12. Paolo scrive:

    Prima che qualcuno pensi a rapporti incestuosi, tengo a precisare: mia sorella si è licenziata due anni fa, dopo tre anni di lavoro come maestra al nido; mia moglie è dipendente comunale (geometra) da 13 anni a tempo parziale.

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