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La medicina del futuro? Sarà online

Telemedicina. No, non stiamo parlando dei programmi televisivi pseudomedici che tanto piacciono alle nostre mamme, ma di medicina in Rete.
Da un computer all’altro, spesso distanti tra loro centinaia di chilometri, si spediscono cartelle cliniche, si confrontano diagnosi, si monitorano pazienti bisognosi di controllo continuo, si indicano possibili terapie, si prescrivono medicinali – e nel futuro si potrebbe addirittura arrivare, grazie alla tecnologia dei chip, a somministrarne direttamente.

Queste attività sono, in sostanza, quelle che la medicina ha sempre svolto; ma adesso, grazie alla Rete, acquistano un significato tutto nuovo, consentendo a specialisti e tecnici della salute di ampliare il proprio raggio d’azione e di intervenire nel luogo in cui c’è bisogno di loro, non importa quanto lontano sia.

L’ennesimo servizio avveniristico che nessuno usa? L’ennesimo sogno da nerdche sulla carta (o meglio, sullo schermo) sembra tanto bello ma poi in fin dei conti non serve a nulla?

No, almeno a quanto si evince dallo studio “Accelerating Innovation: the power of the crowd“, condotto dalla società KPMG e da ricercatori dell’Università di Manchester e presentato il 29 marzo scorso a Bruxelles, alla presenza del vicecommissario europeo Neelie Kroes che lo ha lodato caldamente.
Questa ricerca si focalizza in sostanza su due aspetti della cosiddetta E-health: da un lato la disponibilità dei pazienti e dei medici ad utilizzare questo tipo di servizi, dall’altro l’impatto di tali servizi nei Paesi in cui già si usano o in cui cominciano ad essere sperimentati.

Ciò che emerge dalla prima parte dell’indagine è che da parte dei pazienti c’è una generale disponibilità ad utilizzare la telemedicina (considerando anche che ormai dispositivi come smartphone e tablet fanno parte della nostra vita quotidiana), e che questa porterebbe un miglioramento nell’efficienza dei vari sistemi sanitari, in un’epoca in cui è vitale contenere i costi ma allo stesso tempo, visto l’invecchiamento della popolazione nei Paesi più sviluppati, seguire da vicino sempre più persone.
Dai compiti più banali – ricordare ai pazienti quando devono prendere le medicine, e quante e come – alle sfide più avveniristiche – visite specialistiche online effettuate tramite strumenti diagnostici comandati e leggibili a distanza – la telemedicina consente di rispondere in maniera efficace alle sfide della complessità moderna, essendo per sua natura flessibile e personalizzabile come un servizio sanitario tradizionale non potrebbe mai diventare.

Ma il dato più rilevante che emerge da questo studio, almeno per noi profani, sta nella seconda parte, ed è stato ricavato da una ricerca sperimentale portata a termine dal servizio sanitario del Regno Unito, in cui 6000 persone sono state sottoposte per tre anni a monitoraggio medico a distanza. Ebbene, da questa ricerca emerge che la telemedicina può arrivare a ridurre la mortalità del 45%.

Se infatti si elimina l’atto fisico dell’ “andare dal medico (o in ospedale)” per i controlli, preferendo un monitoraggio meno invasivo ma più costante, da una parte diminuisce quella “paura del dottore” che moltissimi pazienti di tutte le età hanno, dall’altra anche coloro che non hanno tempo o modo (difficoltà di movimento, ospedale lontano…) per andarsi a fare un check-up con tutti i crismi possono tenere sotto controllo il loro stato di salute e “intercettare” immediatamente eventuali problemi, per risolverli quando sono ancora gestibili.

Un grande passo verso un vero consenso informato, verso una medicina meno sciamanico-paternalistica e più flessibile, soprattutto verso, ci auguriamo, una sostanziale sburocratizzazione della sanità pubblica ma anche privata.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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