Le tasse di Monti ci salvano o ci avvicinano alla Grecia?

di SIMONA BONFANTE – L’arrivo di Monti a Palazzo Chigi ha riacquistato al paese la credibilità smarrita. I creditori che hanno in portafoglio il nostro debito hanno ritenuto che il piano messo a punto dal governo dei prof – null’altro che la razionalizzazione delle misure schizofrenicamente emergenziali che il governo precedente era stato costretto a varare nelle tre successive manovre estive – meritasse fiducia, sebbene, non incondizionata. È stata la capacità degli uomini al comando, più che quella del sistema in sé (che, appunto, è lo stesso di quello rappresentato da Berlusconi), a fornire ai titolari della nostra sovranità finanziaria la garanzia della plausibile solvibilità dei debiti.

La differenza tra il governo Monti e il precedente, d’altra parte, non è ascrivibile solo alla alterità qualitativa dello standing presidenziale, ma anche al senso di visione ed alla coerenza dell’azione conseguentemente mostrate dal Premier attuale – che del Ministro dell’Economia condivide tutto: visione, strategia. Persino il nome! Riforma delle pensioni, liberalizzazioni, semplificazioni e ora – forse – mercato del lavoro; su tutto, poi la lotta, attraverso l’inasprimento degli accertamenti e l’esecutività delle sanzioni, all’evasione fiscale.

Il nostro paese però non cresce. E non riprenderà a crescere neppure ora che i suoi conti previdenziali rischiano di meritare una certificazione di qualità; neppure ora che si avvia ad essere un po’ meno claustrofobicamente oneroso per le attività di mercato; neppure adesso che si promette un po’ più semplice – o meglio: un po’ meno kafkiano, coercitivo, arrogante, liberticida – di quanto non abbia menato vanto di esser sin qui. E se non cresce, il nostro paese, non è certo per volontà divina. Non cresce intanto perché è corrotto, ed è corrotto perché ha uno Stato così pre-potente da istituzionalizzare la subordinazione ad esso del cittadino (quello che in gergo viene chiamato ‘sovrano’).

Non cresce, poi, perché incoraggia la rendita e scoraggia la creazione di ricchezza; non onora i debiti ma salassa chi, pur a ben donde, non è in grado di onorare i propri; perché non si fa scrupolo di emettere fatture (sotto forma di tasse e tributi) riservandosi tuttavia la facoltà di non doverle giustificare. La questione del perché i cittadini italiani debbano pagare sempre più tasse continua a trovare una sola ragione – la stessa, temo, da che Repubblica è Repubblica (ed ancor peggio, da che Seconda Repubblica è Seconda Repubblica): sanare il debito, evitare il default.

Paghiamo le tasse per quello: non per avere servizi – spesso, tra l’altro, né convenienti, né richiesti – ma per coprire l’inettitudine amministrativa dei gestori del pubblico denaro. Paghiamo le tasse, e ne paghiamo sempre di più – dice il Presidente Monti – perché se no finiremmo come la Grecia. Ora però che di soldi in tasca ne abbiamo sempre meno, e che quel sempre meno va sempre più allo Stato, il rischio è che come la Grecia ci finiamo lo stesso, non per mano dei creditori internazionali ma per insolvibilità autarchicamente indotta.

In concreto: quelli che per pagare le tasse, ovvero evitare le ritorsioni usuraie dell’Agenzia delle Entrate, si vedono costretti a stipulare mutui a tassi da bail-out, che altro fanno se non avvicinarsi, più o meno consapevolmente, al default? Un default individuale, certo. Ma ora è la piccola impresa X, ora l’artigiano Y, qui finisce che una platea di pagatori/creatori-di-ricchezza-tassabile lo Stato non se la ritrova più. Finisce cioè che il default dei tanti singoli accompagni al default collettivo. E questo, il prof, non può non vederlo.

Lo vedrà anzi senz’altro: magari è solo che a noi discenti non lo dice. E quello che non ci dice è che, di ritorno dal road show asiatico, il governo svelerà la ricetta magica della salvezza, che non sono nuove e più tasse ma un (quello sì, veramente nuovo) haircut al pachiderma statale. Ci dirà che gli enti pubblici – nessuno dei quali in grado di dimostrare la propria utilità – saranno aboliti; che saranno abolite le quote pubbliche nelle società di servizi; le banche pubbliche con finalità mercato-geo-inibenti; aboliti i sussidi alle imprese, abolito Mr Mastropasqua, Mrs Lei e pure quelli come loro.

Verrà abolito, cioè, quel flusso di denaro – nazionalizzato ed improduttivamente disseminato – criminogenamente sottratto all’economia libera. Quel denaro – ci spiegherà il prof Monti a cosa fatta – sarà restituito ai cittadini, alle imprese, ai consumatori. E che i cittadini non abbiamo a subire più l’umiliazione di contare meno del dirigente dell’ufficio del catasto della propria città; e che le imprese non abbiamo più remore ad investire, arruolando lavoratori di talento e pagandoli bene, nella consapevolezza così di agire come un effetto moltiplicatore sulla capacità di creare ricchezza; e che i consumatori non abbiano più a patire l’angoscia di una sosta al distributore, di una cena fuori casa, di una spesa sanitaria imprevista perché non tutto lo spendibile sarà già stato opzionato da uno Stato malsanamente ed irresponsabilmente onnivoro. Ecco, aspettiamo che Monti torni, e poi – vedrete – la ricetta della salvezza arriverà.

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Twitter @kuliscioff


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

7 Responses to “Le tasse di Monti ci salvano o ci avvicinano alla Grecia?”

  1. sabino scrive:

    Magari! Speriamo sia davvero così….

  2. Piccolapatria scrive:

    La salvezza è nella tasca del Monti… e quando tornerà vedremo faville…; ci racconterà tante belle cose…; a dire il vero non è mai stato zitto e dal lontano Oriente si è esibito parecchio anche con le solite “inglesità d’effetto” e le mani benedicenti…; ed ebbe a dire anche cosucce cretine da politicante di mezza tacca…; ci ha pure ripetuto che “lui, il salvatore” è l’eroe che ci ha tirato su dal destino Grecia…( dove invece nella realtà siamo sprofondati e non osiamo dirlo a voce alta nonostante la consapevolezza che da lì non ci risolleveremo mai più, tanto è potente e letale lo sconquasso operato proprio con il contributo dei salvatori illuminati dallo spread e sapienti per definizione e lignaggio); si è, come al solito, autoincensato, appena un filo di ammissione alla rozzezza usata, tanto per gradire, dare un contentino e offrire ulteriormente il destro ai commentatori mediatici compiacenti che lo gratificano con i loro interventi plaudenti oltre il sopportabile; già, la colpa è del Tremonti di Berlusconi, quello che non capiva un pitto e faceva i tagli lineari e falcidiava cieco e sordo a dritta e a manca; come un ritornello stantio e sterile: la colpa è sempre di quell’altro tanto quanto ogni problema è sempre…un altro e manca sempre un cent per fare un milione. Infine quale mantra indistruttibile: la lotta all’evasione praticata dall’autonomo bieco e ladro che deve tirare fuori i soldi nascosti, quelli, appunto che mancano all’Italia “salva”. Bugia,menzogna, falsità avvalorata dai cosiddetti organi dell’informazione che non vogliono dire che di tutto quel po’ po’ di miliardata recuperata solo 30milioni si riferiscono agli autonomi che per la loro parte sono in regola per il 90% tanto da essere nella maggioranza alla canna del gas ( ben 12mila aziende hanno fallito e/o chiuso nel 2011). Le cifre che sono state messe a confronto tra loro non sono omogenee ma sono state divulgate ad arte per trarre in inganno, per distogliere l’opinione pubblica dalla verità mortifera del disastro economico e perchè non veda la responsabilità nella stoltezza di gran parte dei provvedimenti in atto che ne hanno aggravato e accelerato l’affossamento; tanto che, così aizzata, la gente ha un capro espiatorio sul quale accanirsi e credere a M.M. che dice e ridice che quanto ha fatto era inevitabile per “salvarci”, mentre,invece, ci ritroviamo “morti” e sputacchiati perfino da un tal già banchiere Passera, framboliere della finanza, che dovrebbe solo stare zitto in materia di evasione e levarsi tanto di cappello di fronte ad ogni mini/micro imprenditore italiano che tanti soldini d’interessi ha portato alle banche nazionali. Grazie per l’ospitalità.

  3. lb scrive:

    bello il paese ed il futuro che descrivi
    poi pero’ quando hai finito, apri gli occhi e realizza che siamo in Italia e Monti non e’ cio’ che pensi

  4. fabrizio60 scrive:

    verrà abolito il flusso di denaro inutile allo stato, certamente e Babbo Natale arriverà con la slitta trainata dalle renne volanti!! Mi scusi il sarcasmo, ma veramente crede a quello che ha scritto ?

  5. Edoardo scrive:

    Ma MM torna in areo o arriva camminando sulle acque?

  6. uffa scrive:

    non condivido una parola di ciò che ha scritto. e temo che monti sia solo un’altra faccia della stessa politica (e forse anche dello stesso governo).
    non condivido le scelte delle persone messe li in governo (passera in agenzia entrate si concilia con intesa).
    Non condivido le scelte su dove prendere i soldi (a novembre creano l’imu e diminuiscono il secondo acconto irpef?) e dove toglierli (ma dove li han tolti? enti aboliti, incarichi diminuiti, riforme fatte?); non condivido le scelte in materia del lavoro, non condivido la politica internazionale (che considerazione internazionale sui marò? e pensare che una volta avevamo le migliori scuole di diplomazia internazione), non c’è un concorso pubblico bandito anzi ancora prorogati gli incarichi ai dirigenti presso l’agenzia delle entrate, dimenticando che un concorso bandito c’era.
    siete sempre i solito, nessuno mobilità sociale sul merito, nessuna priorità alla legalità.
    no, non credo nella rinascita italiana con queste premesse.
    nessuna crescita senza regole, stabili per tutti.
    preferisco una regola applicata anche che mi svantaggi, all’anarchia normativa.
    regalerei a tutti i ministri una copia della costituzione. per favore, costa poco, compratevela e rileggetela stasera al letto, prima di addormentarvi. grazie.

  7. Piccolapatria scrive:

    Il salvatore irreprensibile ancor pria di tornare, immerso nell’autoesaltazione personale ci manda a dire: la crisi è finita!Basta la parola e giù a propinarci il confetto Falqui! Per molto meno il B. fu oggetto di dileggio sprezzante per aver detto la mezza verità che al tempo i ristoranti e le pizzerie erano ancora pieni di avventori…

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